Una festa salvezza particolare. Più un urlo di liberazione, un peso tolto dalla testa e dal petto, che una vera voglia di lasciarsi andare alle emozioni pure. Questo l’umore in casa Torres che resta anche all’indomani del playout di ritorno vinto per 2-1 contro il Bra. Uno spareggio per rimanere tra i professionisti gestito con testa, non a caso sono arrivati due successi contro la squadra piemontese che in stagione aveva sempre fermato sul pari i rossoblù. Una giusta mentalità che per lunghi tratti durante il campionato è mancata e che al di là degli errori di programmazione iniziale ha fatto la differenza tra una salvezza centrata in modo diretto e il passaggio per l’inferno dei playout.
Momento
La Torres chiude con la liberazione della salvezza un’annata difficile, fatta di voglia di riprogrammare, di sbagli, di lezioni imparate, di chiacchiere, di paure, di un tornare alla strada conosciuta. Ma prima di tutto chiude una stagione che la porterà ad essere per il quinto anno consecutivo in Lega Pro. E questo è un dettaglio che non va dimenticato nei giudizi vari, specie guardando al recente passato di questo club. Chiaro però che il rammarico non può non esserci, specie se negli ultimi due anni precedenti a questo avevi vissuto un maggio carico di speranze da salto in Serie B per la prima volta nella storia, poi disilluse nei playoff, dopo un secondo e terzo posto in classifica. L’impressione è che nel mercato di gennaio, in modo conseguente a quello che dicono e permettono le casse societarie, il club e il direttore sportivo Andrea Colombino abbiano imparato dagli errori estivi e abbiano gettato le basi per la salvezza ottenuta nel playout e con alcuni calciatori anche un piccolo punto di partenza per la Torres che verrà. La speranza è che gli schiaffi di questa complessa annata possano insegnare anche come ripartire. La salvezza è una festa ma non un tana liberi tutti. E lo spirito da pericolo scampato, da rammarico e da peso tolto nel finale contro il Bra fa pensare che questa possa essere la direzione che vuole prendere questa società anche in estate. Ripartire, riprogrammare, ma con la consapevolezza che non è con i colpi di spugna di frenesia che si otterrà qualcosa di migliore ma con i passetti fatti con consapevolezza e lungimiranza.
Greco
E tra i passetti da fare o non fare c’è il nodo sulla panchina. Alfonso Greco è uno degli allenatori che resterà per sempre nella storia di questo club. Piaccia o no. Ha centrato due salvezze importanti, ha portato la squadra a vette quasi mai toccate con costanza ai vertici della C, ha vinto un playoff in D che ha permesso di raggiungere il ripescaggio. Possiamo parlare di cambi giusti o sbagliati, di coraggio tecnico, di questo o di quello. Ma i risultati non ammettono risposte diverse. Ripartire da Greco sarebbe giusto? L’anno scorso sembrava impossibile, dodici mesi dopo il mondo è sottosopra. In ottica di una stagione dove ricostruire piano piano per tornare subito ai playoff lui sembra essere ancora la chiamata giusta. Lui in modo più o meno furbo è stato chiaro nel post gara: “Non ho parlato ancora con il club, prima volevamo salvarci e poi ragionare. Se mi chiedessero di restare però direi di sì, ormai sono un sassarese di adozione”. Parole di circostanza e basta? A breve, dopo i dialoghi con la società, si capirà. E in caso di separazione servirà avere le idee chiare per arrivare, a differenza della passata stagione, subito al nome del sostituto e a una rosa completa in buone percentuali nella prima settimana di ritiro. Aspettando agosto per le opportunità e non per ricostruire. Facile a dirsi e meno a farsi. Ma ieri la Torres è sembrata festeggiare come lo studente che supera l’esame complicato, quello che ha richiesto mesi di sacrifici, ma con la consapevolezza che ancora per presentare la tesi mancano diversi altri esami. Con questa testa la speranza di tornare ambiziosi ci sarà.
























