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Il Pagellone del Cagliari 25-26 | Pisacane, esordiente pienamente promosso: ora la sfida è confermarsi

Fabio Pisacane durante Cagliari-Udinese | Foto Luigi Canu
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Dopo le nostre valutazioni sulla stagione della rosa del Cagliari divise per reparti – portieri e difensori, centrocampisti e infine attaccanti – passiamo al giudizio su Fabio Pisacane. In questo caso non unico, ma diviso in tre differenti opinioni, quelle di Francesco Aresu, Roberto Pinna e Matteo Zizola.

Francesco Aresu – Voto Pisacane: 7
L’esordiente ha saputo rispettare le aspettative riposte su di lui, con un cammino certamente non lineare ma positivo, come dimostrano i numeri. Si poteva fare meglio? Certo che sì, come dimostrano i 149 giorni – divisi in due fasi, una a girone – senza vittorie. Si poteva fare peggio? Certo che sì, con il Cagliari mai nella zona rossa per tutto il campionato (come non succedeva dal 2013-14, ultima stagione dell’era Cellino), neanche nelle prime giornate. I suoi ragazzi hanno portato a casa scalpi eccellenti (Milan, Juventus, Roma e Atalanta), vinto in trasferta su campi non semplici (Torino e Fiorentina) ma pure inciampati in passi falsi che hanno infastidito la piazza (Genoa, Lecce e soprattutto Pisa). Non era facile riuscire a centrare tutti gli obiettivi posti dalla società la scorsa estate, ma Pisacane ci è riuscito: per questo il bilancio della stagione è positivo, specialmente dato che era all’esordio in Serie A. La prossima annata sarà per lui il vero esame di maturità, in cui dovrà essere in grado di confermarsi e, anzi, di migliorarsi. L’ultima gara di San Siro ha mostrato che il Cagliari è capace anche di mostrare un calcio propositivo e non a giocare soprattutto di rimessa, come è avvenuto nella maggior parte della stagione tra alti e bassi. Ripartire da questa base costruita con fatica dovrà essere il primo passo del campionato 2026-27, con alcuni puntelli dal mercato (centravanti titolare, un difensore centrale e una mezzala al posto di Folorunsho) per sistemare quello che nella stagione appena conclusa non ha funzionato al cento per cento. Solo così, con il gioco e con i risultati, potrà riuscire a far cambiare idea a quella parte della piazza che in questi mesi lo ha spesso messo in croce, considerandolo il colpevole (a volte a ragione, più spesso a torto) di tutti i malfunzionamenti sul cammino del Cagliari.

Roberto Pinna – Voto 7
“Ho un bersaglio alla schiena attaccato dal giorno 1”. Ha concluso con questa frase, tra le altre, la sua prima stagione in Serie A da allenatore del Cagliari Fabio Pisacane. Un mood che ha accompagnato il tecnico campano dal ritiro fino all’ultima uscita in campionato con la bella vittoria sul Milan. Una frase che è al tempo stesso vera, quanto falsa. Essere “l’uomo del presidente”, essere l’esordiente che aveva fatto solo un’esperienza (vincente) con la Primavera, essere l’allenatore chiamato a dare il via a un progetto fatto di giovani e di italiani, era un grosso rischio. E alzi la mano chi all’inizio della scorsa estate avrebbe messo la mano sul fuoco per un’annata da 43 punti e con così tanti ragazzi valorizzati per il mercato che verrà. Nessuno. Altrettanto vero però che Cagliari ha saputo aspettare il suo allenatore, anche nei normali momenti di difficoltà che un progetto fatto di tanti giovani fisiologicamente ha. E non devono distrarre la caratteristica passione sarda per il murrungiare. Lo è stato per Pisacane come prima lo era stato per qualsiasi tecnico passato per la Domus. Per qualcuno persino Claudio Ranieri era “bollito”. Con l’esperienza anche Pisacane saprà godersi il momento e mettere di più il focus su quello che ha detto il campo, che ha parlato assolutamente a suo favore in questo primo ballo tra i grandi. Tutto è andato per il verso giusto? Ovviamente no, ci sono stati periodi complessi, uscite non proprio prive di dubbi e scelte di gestione che hanno fatto storcere il naso, ma alla fine ha avuto ragione lui. E la forza di tirare avanti per la propria strada deve essere un qualcosa che lo dovrà accompagnare in questo percorso di crescita. Lo stesso che ha mostrato dal giorno 0 alla giornata 38 la sua squadra. Ha posto le basi per alzare le ambizioni, costruire una rosa economicamente solida e sperare nell’esplosione di qualche altro giovane. Ditemi nulla rispetto al recente passato a strisce rosse e blu. L’impressione è che per vocazione e spirito abbia sempre bisogno della lotta per emergere, lo ha abituato così la vita fin da piccolo. Non è per forza un difetto, anzi. Sicuramente però con l’aumentare delle pressioni sarà una sua caratteristica emotiva che dovrà imparare a gestire e incanalare. Ma l’uomo sembra davvero bravo nel saper stare al mondo.

Matteo Zizola – Voto 7
Quarantatre punti, 40 gol fatti e 53 subiti, 11 vittorie, 10 pareggi e 17 sconfitte, questo quanto ha portato al quattordicesimo posto il Cagliari 2025-26. Sette punti in più dei precedenti due campionati dopo il ritorno in Serie A, con lo stesso numero di reti realizzate – ma 3 in meno incassate – rispetto alla passata stagione che vide i rossoblù vincere 9 gare, pareggiarne altrettante e perderne 20, mentre nel 2022-23 furono 42 i gol segnati, ben 68 quelli subiti per un totale di 8 vittorie, 12 pareggi e 18 sconfitte. Basterebbe questo confronto numerico per dare una valutazione positiva al lavoro di Fabio Pisacane al suo primo anno sulla panchina del Cagliari dei grandi, con una volata finale che gli ha permesso di staccare e non di poco i suoi predecessori Davide Nicola e Claudio Ranieri. Le valutazioni, però, non possono e non devono fermarsi ai soli numeri. È necessario analizzare il percorso, guardare il punto di partenza e quello di arrivo, osservare il come si è raggiunto il traguardo salvezza. E in un contesto calcistico sempre più orientato alla polarizzazione dei giudizi, il rischio è quello di ridursi alla contrapposizione tra due partiti. Tra chi esalta una stagione positiva sì, ma comunque non eccezionale e chi, dalla parte opposta, punta solo su ciò che sarebbe dovuto (e non potuto) essere e non è stato. Il primo dettaglio da tenere a mente – non un alibi – è che Pisacane ha appena concluso il suo primo anno da allenatore di una prima squadra. Aspetto non di poco conto, così come non si devono dimenticare infortuni sia di lungo corso (Belotti, Felici, Idrissi) sia comunque non brevi (Deiola, Folorunsho, Gaetano, Mina, Zé Pedro, Borrelli, Mazzitelli, Pavoletti). E, infine, una rosa con numerosi giovani per età e per esperienza nella categoria. Insomma, in un contesto di questo tipo Pisacane si è mosso passando attraverso cambiamenti, errori, intuizioni, cadute e risalite, un percorso complesso con le dirette concorrenti e sorprendente contro squadre più quotate e senza mai dare l’impressione di perdere la bussola anche nei due macro momenti di mare agitato. Le valutazioni non possono poi che passare dalla valorizzazione (o meno) del materiale a disposizione. Il Cagliari di oggi, come valore economico dei giocatori, vale più di quanto valesse ad agosto? La risposta è indubbiamente sì. Caprile è ulteriormente cresciuto, in difesa Zé Pedro, Obert, Idrissi e Rodriguez sono più spendibili sul mercato di quanto lo fossero in estate, Adopo e soprattutto Gaetano hanno fatto uno step importante con il secondo che merita un capitolo a parte, in attacco Borrelli, Esposito, i giovani Mendy e Trepy sono sicuramente a un livello maggiore rispetto a inizio stagione. Più Palestra. che non è di proprietà, ma che comunque è stato “regalato” al calcio italiano dall’anno in Sardegna. Gaetano, si è detto. Tra i meriti di Pisacane è il numero 10 trasformato in play il fiore all’occhiello. Un giocatore che sembrava quasi un investimento perso e che è diventato, grazie alla scelta dell’allenatore rossoblù di metterlo al centro del gioco, un vero e proprio nuovo acquisto in corso d’opera. E per una società come il Cagliari aver incrementato il valore della rosa è un successo tutt’altro che secondario. Ci sono poi i segni meno, come il non essere riuscito (come chi lo aveva preceduto) a far crescere Prati e Luvumbo, come l’aver in alcuni casi lasciato qualche dubbio sulla gestione dei rapporti con alcuni calciatori (Luperto, Kilicsoy), come i passaggi a vuoto culminati con la sconfitte contro Lecce e Pisa su tutte. Con l’attaccante turco che resta il mistero della sua gestione, tenuto prima in naftalina, poi lanciato causa altrui infortuni, quindi di nuovo lasciato fuori con spiegazioni che via via non hanno convinto appieno, ma con l’altra faccia della medaglia di un ragazzo che non è esente da colpe. Alla fine dei conti, però, il Cagliari ha fatto quello step in avanti che era stato chiesto a inizio stagione al suo allenatore, ha messo le basi per un vero progetto, ha chiuso in bellezza lasciando l’idea di essere solo all’inizio e non alla fine di un processo di crescita virtuoso. Ora la sfida è migliorare non solo i numeri, ma anche la continuità e una mentalità che anche quest’anno ha flirtato con la mediocrità. Senza più l’alibi dell’inesperienza.

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