I nostri giudizi sul Cagliari di Fabio Pisacane che ha concluso la sua stagione con 43 punti in 14ª posizione, conquistando la matematica salvezza alla penultima giornata contro il Torino: le nostre valutazioni partono dal pacchetto arretrato, Elia Caprile (unico portiere schierato in stagione in Serie A) e i difensori. Per ogni giocatore sono indicate tra parentesi le presenze, i gol, gli assist e la media voto delle nostre pagelle della partita.
Caprile 7,5: sbaglia poco (Genoa, Lecce, Pisa) e che sia tra i pali o in uscita sui palloni alti è garanzia di affidabilità totale. Le mani sulla salvezza sono le sue, capace di esaltarsi quando gli avversari assaltano l’area, ma capace di rimanere sul pezzo anche quando chiamato in causa all’improvviso dopo lunghi periodi da spettatore. Aspetto che ne certifica le qualità da portiere d’alta classifica. Vero, sarà uomo mercato, ma prima di lasciar partire un leader e una sicurezza come lui meglio pensarci più delle classiche due volte. (38 presenze, MV 6,34)
Palestra 8: è l’eccezione che conferma la regola. Perché i prestiti senza ritorno economico sarebbero da evitare, a meno che non possano diventare il grimaldello per aprire la porta della crescita di chi gravita intorno. E l’esterno di Buccinasco è stato proprio questo, un giovane capace di trascinare se stesso in primis e la squadra come conseguenza. A tratti inarrestabile, quando un domani la sua carriera spiccherà il meritato volo verso piazze di grandezza europea ci si ricorderà di dove tutto è iniziato. Bravo il diesse Angelozzi a spingere per portarlo in Sardegna nonostante la formula, bravo lui a cogliere l’occasione. Difensore più di nome che di fatto (ma premiato in quanto tale anche dalla Lega Serie A), manca solo qualche numero in più tra gol e assist, ma anche quelli arriveranno. (37 presenze, 1 gol, 4 assist, MV 6,31)
Dossena 6,5: si presenta male pagando lo scotto di una lunga assenza dai campi, contro la Roma un nuovo esordio rossoblù che lo riporta immediatamente alla realtà e che fa storcere il naso ai più. Poi però, al netto della Caporetto pisana, dimostra che è ancora un centrale affidabile che può dire la propria. Che sia a tre o a quattro, a destra o a sinistra mette la sua esperienza al servizio della causa. Ritrovato, ora il ritorno a Como che, chissà, potrebbe essere un semplice arrivederci e non un nuovo addio. (12 presenze, 1 assist, MV 5,95)
Obert 7: la prima parte di campionato non risolve il dubbio che il limite di crescita sia stato raggiunto e che, in fondo, il suo livello sia quello visto già nelle precedenti stagioni. A un certo punto, però, arriva un click mentale che ne ribalta prestazioni e credibilità, diventando affidabile e porto sicuro tecnico per impostare il gioco dal basso. La sua diventa così una crescita costante, gli alti e bassi si riducono, i cali di concentrazione quasi spariscono. La continuità di utilizzo rende continue anche le prestazioni, il futuro è dalla sua. (35 presenze, 3 assist, MV 6,16)
Rodriguez 6,5: Juanchi arriva per riportare la bandiera Celeste in rossoblù e si presenta contro la Roma, un inizio con il botto che lascia spazio però al fisiologico calo tra Cremona e Genoa. Pisacane resetta il chip con qualche panchina, lui si riprende piano piano fino alla ciliegina finale del primo gol alla Scala del calcio. Come primo passo in Serie A niente male, la prossima stagione lo vedrà probabilmente sempre più centrale nel progetto giovani. (17 presenze, 1 gol, MV 5,97)
Luperto 6,5: il suo campionato dura un girone più quattro partite, poi un addio che lascia il segno per diverso tempo. Inevitabile economicamente, ma con qualche dubbio per l’impatto nello spogliatoio. Passata la tempesta arriva la dimostrazione che c’è vita anche senza il lupo della difesa rossoblù, ma le settimane post cessione ne hanno certificato l’importanza fino a quel momento. Partito con un gol, l’estate complicata fisicamente si fa sentire e perde il posto anche per qualche incomprensione con Pisacane. In silenzio lavora e torna il difensore elegante e affidabile, c’è tanto di lui nella salvezza e in quei 9 punti in tre gare prima di vestire il grigiorosso. (19 presenze, 1 gol, MV 6,29)
Idrissi 6,5: il progetto giovani lo vede tra i maggiori indiziati al ruolo di protagonista, il divorzio da Augello un segnale che coglie e che mette a frutto con pazienza. Quando arriva il suo momento risponde presente, se giocasse sempre contro il Verona sarebbe ai livelli numerici di Dimarco. Spesso inserito in corsa, diventa arma tattica per cambiare veste e dare maggiore spinta sulla corsia mancina. Contro il Como un infortunio che gli fa chiudere la stagione in anticipo, restano segnali più che incoraggianti per un futuro da cardine della squadra. (23 presenze, 2 gol, MV 6,08)
Zappa 6: con Palestra forma per tutto il girone d’andata un binario che funziona, senza grandi picchi verso l’alto ma nemmeno con disattenzioni particolari o battute a vuoto clamorose. Fa ciò che deve senza fronzoli, diligente e porto sicuro quando servono esperienza e duttilità difensiva. La sua sliding door è un infortunio che lancia Zé Pedro e che lo vede così scendere nelle gerarchie. Si mette così a disposizione del gruppo, mai una parola fuori posto e sempre pronto quando chiamato in causa. E non è poco. (31 partite, 3 assist, MV 6,04)
Mina 7: lo zio Yerry nella sua essenza, una stagione che è un riassunto nel bene e nel male di una carriera. C’è e non c’è, il polpaccio torna a farsi sentire e non è sempre al meglio, oltre a un numero di gare saltate che deve far pensare per il futuro. Ma quando il gioco si è fatto duro il panita è sempre stato pronto a giocare a modo suo, tra trappole che hanno fatto vittime illustri e leadership indiscussa. Quando ha sbagliato lo ha fatto in maniera eclatante, ma quando c’è stato da portare la nave in porto si è confermato comandante esperto. (26 partite, 2 gol, MV 6,19)
Zé Pedro 7: circondato dai fantasmi di Wieteska e Hatzidiakos, diventa ladro che coglie l’occasione appena si presenta sottoforma di altrui infortunio e scaccia dubbi e paure altrui con la sicurezza e la classe del classico difensore portoghese. Dalla Juventus in poi è una continua scoperta, sbaglia soltanto – come tutti – la partita di Pisa diventando colonna portante della retroguardia. Un po’ terzino un po’ braccetto, mette la sua firma con l’assist per il gol più importante della stagione, quello di Esposito contro la Cremonese. Dopo diverse delusioni estere finalmente un colpo davvero azzeccato. (23 partite, 1 assist, MV 6,2)
Raterink SV: una manciata di minuti contro il Napoli e tanta Primavera. Arrivato a gennaio come investimento per il futuro, passa mesi di adattamento ambientale e poi si vedrà. Ingiudicabile. (1 presenza)
Di Pardo SV: il gol di Anguissa all’ultimo respiro gli toglie l’etichetta di imbattuto nelle uniche tre presenze prima di salutare in direzione Sampdoria a gennaio, perché in fondo a Udine non dispiace, mentre con la Roma aiuta nel finale a portare a casa la vittoria. (3 presenze)
Convocati ma mai utilizzati: Radunovic, Sherri, Iliev, Ciocci, Sarno, Pintus, Cogoni.



















