Le dichiarazioni ai noctri microfoni di Marcello Angheleddu, tecnico del Monastir, a margine della vittoria nella finale playoff contro il Trastevere. Di seguito le sue parole.
Mister, chiudete la stagione con una vittoria, la numero 16 della stagione è la seconda in trasferta in una finale playoff. Un successo del gruppo: 1 gol segnato, 3 pali e occasioni continue, con Mereu impegnato solo un paio di volte in cui ancora una volta a fare “specie” ( ma neanche più di tanto ormai) è la personalità che la sua squadra riesce a esprimere in campo. Qual è il suo pensiero? Con quale altra definizione si può descrivere un gruppo che in breve tempo si è dimostrato così particolarmente maturo e ambizioso?
“Io vedo questi ragazzi tutti i giorni, le due parole che racchiudono il percorso sono serenità e ambizione, con la prima come base di tutto. Non abbiamo mai voluto fare un calcio di frustrazione come si vede in giro ultimamente, la serenità di non essere ossessionati dal risultato ma con l’ambizione di volersi confrontare in partite di questo tipo. Quando si alzava l’asticella i ragazzi hanno portato questo in campo. La personalità è una diretta conseguenza della serenità del sapere che si deve sbagliare perché l’errore e amico in quanto si determina una correzione e di conseguenza una crescita”
Un pensiero sui ragazzi
“Oggi sono entrato a parlare prima della partita e ho fatto molta fatica. Sono davvero belli, tutti da vedere in campo e fuori. i hanno dato ogni metro, ogni goccia di sudore, ogni sensazione e a livello sia sportivo che emotivo mi hanno dato talmente tanto che oggi non ho aggettivi per ringraziarli abbastanza “
Con oggi termina questa stagione e allo stesso tempo inizia la programmazione per la prossima: considerando il risultato ottenuto alla prima annata in Serie D crede che sia un errore considerare il Monastir tra le pretendenti per la vittoria del prossimo campionato?
“Il risultato di campo non mi è mai interessato, così come la classifica. Nei due anni precedenti avevamo l’ambizione di vincere, quest’anno avevamo solo la volontà di saperci stare in una categoria simile e vedere dove potevamo arrivare, misurarci. Abbiamo cambiato totalmente la comunicazione e metodo di lavoro mantenendo i capisaldi le nostre idee di campo invertendo e trasmettere questa molla ai ragazzi per avere la spinta per dimostrare di saperci stare. Non c’è nessuna proiezione, fare meglio significa arrivare secondi o primi e io penso sia probabilmente impossibile per il Monastir. Dobbiamo guardare in faccia la realtà, non sappiamo ancora il girone e le squadre. Oggi ci godiamo quanto fatto ed è qualcosa di bellissimo”.
In questo senso le chiedo da dove si riparte dopo una stagione del genere? Dove si trovano le giuste motivazioni? E lei, sarà ancora su questa panchina anche la prossima annata?
“L’ambizione rimane la stessa. Noi vogliamo sempre migliorarci e fare meglio quindi non possiamo mai essere appagati in questo senso. Adesso ci prendiamo qualche giorno e poi penseremo al futuro. Ancora non lo so, parlerò con la società a inizio settimana e poi vediamo”.



















