L’inizio è incoraggiante e va preso per quello che è: un punto di partenza. Unica neo-promossa della Serie A a non aver perso, una buona solidità e un’ottima intensità mostrata al ritorno in massima serie, una gara di testa oltre che di piedi fatta contro un Torino che si conosce da tempo e che ha in Ivan Juric un tecnico tutto cuore e lotta, e poi un’abilità tattica nel sapersi camuffare per schemi e idee all’avversario data dalla grandissima esperienza di Claudio Ranieri unita anche a una condizione atletica che nel complesso è parsa già importante. Questi i tanti spunti positivi mostrati dal Cagliari alla Prima in A in trasferta.
Contesto
Per analizzare al meglio la partita contro i granata bisogna partire da una premessa. A Torino Ranieri è partito con tre 2002 e un 2003 nella formazione iniziale, in più ha schierato quasi esclusivamente giocatori con pochissima esperienza nella massima serie italiana. Per Radunovic quella contro Vlasic e compagni è stata appena l’ottava uscita in Serie A, esordio per Dossena, Makoumbou, Azzi, Luvumbo e Oristanio, per Obert è stata la settima apparizione in A. Sono 17 invece in Serie A con quella al Toro per Sulemana, in una sorta di paradosso, tanto che nonostante la giovanissima età l’ex Verona è stato addirittura uno dei più esperti tra i rossoblù partiti dall’inizio allo stadio Olimpico. Degli 11 di Ranieri solo Goldaniga, Nandez e Zappa hanno giocato più di 20 partite in massima serie in Italia. Per una formazione così inesperta l’impatto con il salto di categoria poteva essere traumatico e invece le scelte di Ranieri unite alla voglia di chi è sceso in campo hanno permesso ai rossoblù di partire con il piede giusto.
Mancanze
Questo non vuol dire che la prestazione contro gli uomini di Juric sia tutta da salvare e che non ci siano aspetti da migliorare, anzi. Il Torino ha mostrato ancora una volta le due lacune più evidenti di questo Cagliari: un difensore esperto che dia maggiore solidità al reparto (specie sulle palle inattive) e un attaccante vero che abbia nel curriculum i numeri del bomber. Soprattutto l’assenza nel reparto avanzato è parsa la più evidente. I sardi hanno giocato compatti e da squadra vera, ma si sono resi poche volte pericolosi in area di rigore e in più di un’occasione movimenti, tagli e idee di gioco non si sono completate per la mancanza di un punto di riferimento lì nel mezzo. Ranieri d’altronde è da settimane – famoso il suo “lo sanno anche i muri che ho bisogno di un attaccante e due difensori” – che chiede rinforzi in quei ruoli alla società nel calciomercato. Al termine della gara ai granata il tecnico romano ha dribblato, – “Regali dal mercato? rispettiamo chi ha giocato” – ma pare evidente che per l’esordio in casa della prossima giornata contro l’Inter a questa rosa serva una mano dai nuovi innesti. Anche perché la voglia dei giovani deve essere aiutata e guidata dall’esperienza di una serie di veterani che permetta loro di crescere con serenità. E il “tanto c’è Claudio Ranieri” ripetuto più volte dall’ambiente non deve essere una scusa usata anche in fase di programmazione. Perché i miracoli riescono solo se si ha del materiale a disposizione e delle alternative di qualità. In chiusura va dato merito, ancora una volta, al tecnico ex Leicester di aver forgiato un’anima e un carattere evidente a uno spogliatoio che per anni è parso fragile e dallo spirito volatile. In più nonostante lui continui a scherzare – “Siamo la squadra che fa vedere più allenamenti in Europa” – nessuno riesce mai a indovinare la formazione di Ranieri, colleghi allenatori o giornalisti che siano. Scusate se è poco.
Roberto Pinna
























