Ripetiamolo insieme: quanto gasa questo Cagliari fastidioso. Sì perché questa squadra, che con quattro successi in cinque partite di campionato ha eguagliato l’inizio record dell’anno dello Scudetto, ha riportato entusiasmo dopo un’estate folle e piena di problematiche extra-campo. E lo ha fatto mettendo sul piatto carattere, capacità nel saper soffrire, compattezza di squadra e soprattutto sapendo leggere i momenti di difficoltà dell’avversario e incuneandosi all’interno di queste pieghe ha costruito delle piccole imprese. Come quella di Bergamo o la più recente a Udine, ma anche vincendo due scontri diretti fondamentali contro il Lecce alla Domus e prima ancora a Parma.
Sintonizzati
Una squadra che in questo momento nessuno vorrebbe incontrare. Perché è una formazione che se vuole sa dare del tu al pallone e gioca con tanti palleggiatori alla ricerca dello spazio giusto, ma se vuole sa anche andare sottocoperta e restare in trincea a ribattere le sfuriate avversarie. Sa colpire come uno scorpione al primo regalo altrui, come successo a Udine, e rimane in piedi invece quando è lei a sbagliare. Raramente si era apprezzato un Cagliari così mentalizzato e così simile alla filosofia del proprio allenatore. Forse dalla cavalcata playoff con Claudio Ranieri in B. E vanno dati i giusti meriti a un Fabio Pisacane che sicuramente non avrà una rosa capace di lottare per qualcosa di diverso da una salvezza, ma che ha una delle formazioni che più di tutte in questo inizio di campionato sono allineate con le richieste del proprio tecnico. Roba non da poco se consideriamo tutti i “casini” avuti da questo Cagliari dall’inizio della stagione. Tutte problematiche extra-campo che avrebbero potuto creare facili alibi e facili spaccature in qualsiasi spogliatoio. E fin qui il vero miracolo di Pisacane è stato quasi più mentale che tattico, tenere insieme un gruppo molto variegato e con diverse personalità dentro una potenziale tempesta è stato un numero da navigatore esperto e non da allenatore al secondo anno tra i grandi.
Cattiveria
“Sono contento perché non siamo stati belli ma siamo stati forti”. Così ha riassunto con estrema sintesi Fabio Pisacane l’1-0 di Udine. E il momento d’oro del Cagliari forse sta un po’ tutto qui. Riuscire a vincere anche una partita complicatissima con la forza del gruppo e con una cattiveria che in campo con costanza i rossoblù non mettevano da anni. Il fatto che a fare il gol decisivo sia stato anche il calciatore al centro del nuovo caso rossoblù è forse un simbolo. Questa squadra più schiaffi riceve e più è brava a reagire. In una condizione di perenne outsider che forse esalta ancora di più uno con il carattere di Pisacane. E in teoria ancora alcuni giocatori importanti di questa rosa, come Carlos o lo stesso Fazzini, sono tutti da ritrovare e da mettere seriamente al centro del progetto. I margini di crescita sono tanti, con la consapevolezza che la differenza la farà solo ed esclusivamente la fame messa in queste prime settimane di campionato. La Serie A è piena di casi di squadre partite benissimo e poi finite a lottare, in alcuni episodi senza successo, per non retrocedere. Guai a rilassarsi. Ecco forse la vera e propria sfida per Pisacane e i suoi è anche quella di imparare dal passato e da periodi di potenziale pancia piena, come successo lo scorso anno durante il mercato invernale. Perché questa squadra così fastidiosa piace e c’è ancora tanta voglia di continuare a mangiare.




















