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L’Opinione | Cagliari-Esposito: le tappe di un disastro mediatico che non fa bene a nessuno

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Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni”. Nel giorno della scomparsa di Francesco Guccini viene da pensare se, chissà, il Cagliari avrebbe un anno fa portato a dama la pedina Sebastiano Esposito o se, prevedendo le attuali conclusioni, avrebbe deciso di lasciarla al Parma accettando la sconfitta sul mercato. Inutile guardarsi indietro, perché ciò che conta è il presente: una tempesta estiva che, anche con un po’ di retorica, non fa bene a nessuno e lascia e lascerà strascichi inevitabili.

Antefatti
Districarsi tra le parole dette dai protagonisti è complicato, altrettanto capire dove sta la verità. In aiuto può venire la cronologia degli eventi, partendo dal 12 agosto 2025 quando il Cagliari annuncia l’acquisto di Sebastiano Esposito dall’Inter. Quattro i milioni versati dal club rossoblù a quello nerazzurro una volta scattato l’obbligo di riscatto, con un dettaglio che diventerà fondamentale quasi un anno dopo: il 40% della differenza tra i 4 milioni spesi e quelli incassati da un’eventuale cessione futura dovrà essere versato dal Cagliari all’Inter. Lo scorso 17 aprile, dopo la vittoria della squadra di Fabio Pisacane sulla Cremonese, proprio grazie a un gol di Esposito, arriva un altro passaggio importante con le parole del presidente rossoblù Tommaso Giulini: “Sebastiano sta facendo una buona stagione, tecnicamente divino, deve imparare a essere sempre più concreto, sta trovando anche i gol. Sicuramente il Cagliari può ripartire da lui, è un nostro valore importante, complessivamente penso che lui non sia un calciatore che può valere meno di Piccoli, non penso che in questo mercato arriveranno offerte così alte e quindi credo rimarrà con noi. Mi è piaciuto molto come ha esultato sabato dopo il gol coi compagni e il mister, significa che è un leader tecnico e carismatico”. Una valutazione sei volte superiore all’investimento fatto in estate, l’etichetta di leader del gruppo che appare per la prima volta sulla scena, l’idea di un altro anno in Sardegna insieme. Eppure è un momento che cambia la scena, perché nelle dinamiche di mercato una valutazione aumentata esponenzialmente porta in automatico a una discussione sull’ingaggio del calciatore, chiunque esso sia. Se l’Esposito di turno percepisce uno stipendio dal valore X quando acquistato al valore Y, se questa seconda variabile cresce allora ecco che anche l’altra variabile – pur con proporzioni inferiori – diventa elemento di trattativa. Il tutto nonostante un contratto firmato fino al 2030, perché le condizioni che hanno portato a quella firma – che piaccia o meno – sono cambiate nel tempo. Non tanto una questione di prestazioni e numeri – sette i gol e cinque gli assist, buoni ma non clamorosamente fuori scala – quanto uno status dato dalle richieste del club per eventuali pretendenti che aumentano lo status, appunto, del calciatore. E quel 40% sulla rivendita che appare un intoppo, ma che non può essere un tema fondante per il giocatore e il suo entourage.

Segnali e calma
Il campionato si chiude, Esposito diventa subito possibile uomo mercato nelle domande dei media e nelle risposte dei protagonisti. Da Giulini al nuovo diesse Pietro Accardi il concetto è sempre lo stesso: il Cagliari vuole mantenere l’ossatura della stagione precedente, ma in caso di offerte importanti – o se la volontà dei giocatori portasse a strade diverse – ecco che le trattative potrebbero sconfessare l’idea di massima. Tutto prosegue senza scossoni e anzi, Esposito il 24 luglio in un‘intervista alla Gazzetta dello Sport (pubblicata il giorno successivo) sembra mettere il freno definitivo a possibili speculazioni sul suo addio: “Dopo un colloquio con la società ho chiesto di essere più responsabilizzato nel ruolo. Di essere leader. Come Deiola, Caprile. Mi piace, aiutare i giovani e bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita ce l’ho nel curriculum”. Torna la parola leader, entra in gioco la responsabilizzazione che, nel gioco delle parti, significa anche un ingaggio che rispecchi l’importanza nel gruppo. Il 25 luglio l’attaccante di Castellammare di Stabia parla dal palco allestito in piazza a Ponte di Legno durante la presentazione della squadra ai tifosi presenti in ritiro: “Ieri ho fatto un’intervista e ho spiegato quanto sia semplice per me legare con questa terra, siamo molto simili a livello di carattere. Ho sempre giocato in piazze calde e questo mi permette di fare la differenza e dare il 110%. Penso di essere un calciatore che ha bisogno di vivere questo tipo di piazze. Obiettivo? Non sono il tipo che guarda le statistiche, le guardo solo a fine anno per chiedere il rinnovo (ride ndr). Scherzi a parte, il mio obiettivo è l’obiettivo comune”. Da una parte il legame con la piazza, dall’altra un messaggio lanciato tra i sorrisi sul rinnovo di contratto ossia sull’adeguamento. Il cerchio, insomma, si chiude senza però che si capisca nell’immediato l’importanza di questo dettaglio. Nemmeno 24 ore dopo iniziano a scendere le prime gocce di pioggia avvisaglia di una tempesta pronta a sferzare metaforicamente il ritiro del Cagliari. Con un post su X il giornalista Nicolò Schira mette sul tavolo la richiesta di cessione di Esposito da parte del suo agente Mario Giuffredi, causata dal temporeggiamento nell’aprire le trattative per l’adeguamento del contratto. Non solo, ma viene prefigurata la possibilità che il giocatore si alleni a parte nelle sedute successive. Prima dell’allenamento previsto nel pomeriggio dello stesso giorno arriva la chiacchierata tra Esposito, Pisacane e Accardi: una discussione intensa, alla quale segue dopo la seduta una lunga telefonata di Esposito dentro il campo di Temù. Il caso viene fatto rientrare in poco tempo, prima da Elia Caprile in conferenza il 27 luglio (“Seba è uno dei leader della squadra e sta pensando solo ad allenarsi con il Cagliari. Si allena bene tutti i giorni e sa cosa significa rappresentare il Cagliari. Noi siamo con lui, lui dà una mano a noi e noi a lui”) poi dal presidente Giulini ai microfoni di Videolina: “Queste cose che succedono ci danno molto fastidio. Siamo abituati a discuterne in casa guardandoci negli occhi. Francamente sono rimasto un po’ sorpreso da quello che è successo. Esposito, così come Caprile, Deiola e Zappa, ha dimostrato di essere un leader di questa squadra. Anche oggi si è allenato bene. Si è romanzato troppo con alcuni video rispetto a questa situazione. Io francamente non lo capisco”. Discorso che resta identico anche nei giorni successivi partendo sempre dal patron rossoblù il giorno 28 (“Esposito è il calciatore che si avvicina di più a una convocazione in Nazionale: è un talento unico. Come ho detto a lui, qualora dovesse rimanere ancora un altro anno con noi e Pisacane, può raggiungere numeri importanti e conquistare una meritata convocazione”), passando per Pisacane poco dopo (“Il ragazzo non è mai venuto a bussare alla mia porta. Mi ha dato tanto, conosce i valori di questa maglia e sono convinto che potremo fare ancora grandi cose insieme”) e quindi per il diesse Accardi sempre il 28 nel post gara contro il Modena (“C’è stato un cinema mediatico di cui non siamo contenti. Sappiamo bene che qualsiasi notizia oggi può essere amplificata dai social. La realtà dei fatti è che Sebastiano è concentrato sul Cagliari, ha dimostrato di essere attaccato alla maglia, poi quello che succederà da qui a fine mercato lo scopriremo. Ha un contratto di quattro anni, ci crediamo in lui, la società e l’allenatore l’hanno dimostrato. Crediamo possa essere attenzionato dal nuovo CT e crediamo che attraverso il Cagliari possa continuare il suo percorso di crescita e consacrarsi”).

Tsunami
La pioggia sembra ormai svanita, le nuvole che raccolgono la tempesta aver abbandonato il cielo di Ponte di Legno. Ma è solo una calma apparente, la classica quiete del proverbio. Il 30 luglio la temperatura riprende a raffreddarsi con le parole dell’agente del calciatore a Radio Kiss Kiss: “Incontro oggi pomeriggio il presidente del Cagliari e decideremo il suo futuro e cosa fare. Arriveremo ad una conclusione che sia positiva o negativa, è giusto che le persone facciano le proprie scelte assumendosi le responsabilità. C’è un ottimo rapporto con il Cagliari, ma devo fare l’interesse dei miei assistiti”. Sul momento un passaggio nell’ordine delle cose che, però, assumerà significati diversi pochi giorni dopo. Perché, quando ormai la tempesta avrà devastato l’ambiente, Giuffredi torna su quelle ore nell’intervista sulle nostre colonne dell’1 agosto: “Io giovedì sono andato all’appuntamento a Milano e mi è stato chiesto di far finta di fare una trattativa per il rinnovo e poi vendere di nascosto il giocatore e il presidente dopo 15′ ha lasciato l’incontro. Mi pare evidente che a Cagliari nessuno ha mai voluto davvero tenere il calciatore e ora si sono trovati alle strette. Loro speravano di fare sta manfrina e uscirne vincitori”. La manfrina alla quale si riferisce Giuffredi è il muro contro muro del club dopo che Esposito, la mattina dello stesso giorno, aveva lasciato il ritiro e non era partito con la squadra per l’amichevole in Germania del 2 agosto. Una decisione, quella del calciatore, arrivata “senza autorizzazione” che “la Società valuterà riservandosi di adottare i conseguenti provvedimenti”. È l’inizio della guerra e delle verità contrapposte. Per l’agente, infatti, “Il comunicato del club è pieno di bugie. Avevamo concordato tutto con il direttore sportivo Pietro Accardi. Loro sapevano. Il ragazzo aveva chiesto dei giorni di stop per il forte stress che ha subito in questo ultimo periodo e aveva bisogno di staccare un attimo la spina. Il Cagliari sapeva tutto tanto che sono stati loro ad accompagnarlo ieri notte alla macchina che lo ha riportato a casa dal ritiro. Noi avevamo chiesto tre giorni di stacco per far recuperare al ragazzo questo stress che ha vissuto, perché lui si sente preso in giro. Il presidente nell’ultimo incontro, che abbiamo avuto ieri fino alle 2 di notte, mi ha detto che non gliene frega se si deve giocare la salvezza con il Lecce, peccato che a noi avevano detto che volevano alzare le ambizioni. Ora se vogliono mandarlo via è un problema loro, anche economico”. È l’inizio di una guerra senza esclusione di colpi, con Giuffredi che parla con toni poco amichevoli (eufemismo) di Accardi e Pisacane, con Esposito che non si presenta alla ripresa del 5 agosto presentando un certificato medico e con la decisione del club di usare il pugno duro attraverso le parole del direttore generale Stefano Melis alla presentazione della squadra a Pula: “Abbiamo formalizzato un’offerta importante per adeguare il suo contratto. Ci siamo trovati di fronte a una cosa che assomigliava a una estorsione. Il ragazzo male consigliato dall’agente ha lasciato il ritiro, mancando di rispetto al club, all’allenatore e ai compagni, oltre che ai tifosi. Non ha rispettato la convocazione odierna e il certificato medico è stato imbarazzante”. Dichiarazioni che hanno portato alla reazione ulteriore dell’agente Giuffredi, con una denuncia per diffamazione aggravata annunciata a diversi organi di stampa.

Al di là delle differenti verità e versioni, è evidente come i passaggi fondamentali della vicenda siano chiari. In primis la valutazione di Esposito sia come valore economico che come leader fin dall’aprile scorso che ha aperto una dinamica assolutamente normale nei rapporti tra club e calciatori a qualsiasi latitudine. Poi la due giorni 29-30 luglio che ha visto partire e chiudersi in poco tempo la trattativa per l’adeguamento del contratto, con Giulini che secondo l’agente Giuffredi – fonte TMW – “voleva creare un teatrino in cui avremmo dovuto fare finta di litigare davanti ai due dirigenti Catte e Accardi perché la sua intenzione era quella di vendere il giocatore a venti milioni e non voleva rinnovare. le sue intenzioni non voleva farle sapere neanche ai suoi dirigenti” e con il Cagliari che, parola di Melis, ha formalizzato un’offerta importante per adeguare il suo contratto. Un’offerta con un aumento del 30% e il passaggio da 800 mila euro netti circa a una cifra vicina all’1,2 milioni, almeno secondo quanto appreso. E che avrebbe portato Esposito a essere secondo solo a Yerry Mina per ingaggio. Troppo tardi per l’agente del calciatore o forse, più probabilmente, con modi non adeguati e avendo ormai perso la fiducia nella controparte. Ma qui si entra nelle ipotesi dettate dalle logiche e dagli eventi che si sono succeduti, una sorta di gioco di unire i puntini per scoprire alla fine l’immagine che racconta il tutto. Una storia estiva nata male, gestita con difficoltà e che si sta chiudendo – al momento – come peggio non avrebbe potuto chiudersi. Senza vincitori né vinti e con la sensazione che gli abiti cuciti su misura per i ruoli dei personaggi non raccontino tutta la realtà. Il diavolo potrebbe non essere il diavolo, per quanto possa essere a suo agio nei panni del cattivo: nonostante i modi rivedibili, nonostante le parole di troppo dette.

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