Grazie. Se n’è andato Luigi Riva, per tutti Gigi, e lo ha fatto volendo prima ringraziare i medici che hanno provato fino all’ultimo a convincerlo. Avrebbero voluto portare avanti un’operazione di routine, rinviare l’addio. Grazie, l’espressione massima di ciò che Gigi Riva è stato e sarà per sempre, per chi lo ha conosciuto, per chi lo ha visto senza mai parlarci, per chi lo ha solo immaginato, per chi ha letto le tante righe scritte su di lui. Un semplice grazie, di un uomo che ha fatto del pudore, del rispetto dato e chiesto senza chiedere, dell’essere di soprannome – grazie Gianni Mura – e di fatto un Hombre Vertical.
Per chi è nato a Cagliari e a Cagliari ha vissuto Gigi Riva è stato e sempre sarà una religione. Nasci, cresci, vai a scuola, studi, giochi a pallone e nemmeno quello: la tua vita è accompagnata da Gigi Riva. Volente o nolente, che piaccia o no, pur se è praticamente impossibile trovare qualcuno a cui non piaccia essere accompagnati dalla sua figura. Ora non più fisica, ma comunque presente. E così domani, dopodomani e ancora e ancora. Una religione perché, in fondo, non si sceglie di essere cattolici o musulmani, dipende da dove nasci. E non si sceglie di vivere la propria vita con il nome Gigi Riva sullo sfondo, sei nato a Cagliari e così sarà. Un uomo prima che un calciatore, così la retorica spicciola vuole troppo spesso, ma Riva è stato e sempre sarà l’esempio che come le leggende hanno un fondo di verità anche la retorica ha l’altro lato della medaglia nella verità. Un uomo prima che un calciatore, trasversale come pochi se non nessuno nel calcio ha saputo essere. Quasi senza volerlo, nella sua timida riservatezza, nel pudore simbolo di ciò che è stato. Un uomo di Cagliari, del Cagliari, della Sardegna, dell’Italia, perfino del Mondo. Rosso e blu ma allo stesso tempo azzurro, eppure senza colori. Un uomo non di tutti, e qui copio la definizione del collega Nando Mura, ma un uomo di ognuno. Perché è vero, essere di tutti significa in fondo perdersi e diventare di nessuno, ma Riva è stato e sempre sarà un uomo di ognuno di noi. Hombre Vertical non solo per le scelte sportive, ma per il suo essere. Riva poteva esprimere un’opinione su tutto e anche le tifoserie pronte a scannarsi su qualsiasi tema erano così invitate al religioso rispetto della parola del mito. Che ora, davvero, del mito entra a far parte, come solo i grandi che salutano il mondo terreno riescono a fare.
Il resto è un silenzio assordante. Il resto sono le voci rotte di chiunque provi a trovare le parole per un rito collettivo che va oltre il calcio, una terapia di gruppo per elaborare un lutto personale e allo stesso tempo cittadino, regionale, nazionale. Il resto sono i minuti che sono arrivati dopo aver saputo la notizia, nei quali ognuno di noi cagliaritani e sardi – e di questo si può essere certi – è rimasto senza parole. Come in una catalessi, incapaci tutti di capire cosa stesse succedendo. Da un momento all’altro, senza il tempo di prepararsi, di sperare, di condividere nel tempo il dolore in arrivo. E poi, all’improvviso, ognuno di noi si è reso conto che era tutto vero, Gigi Riva ci ha lasciato. Senza lasciarci, perché in fondo il suo esempio, il suo modo di essere, la sua figura resterà nei racconti ancora e ancora e ancora. Come una leggenda, appunto, da tramandare di padre in figlio e così via. Un uomo che anche con la sua morte ha saputo riportare Cagliari e la Sardegna al centro di tutto, mettendo in secondo piano il resto, calcio giocato, tifo, eventi, polemiche, tutto. Ora non resta che abbracciarci tutti, uno a uno, perché in fondo ognuno di noi ha perso una piccola parte di sé. Gigi Riva è morto, Viva Gigi Riva.
Matteo Zizola
























