“Al di là ci sia Pisacane o meno”. Cosa avrà voluto dire Fabio Pisacane al termine del pari esterno contro il Bologna? La conferma del tecnico campano, in caso di salvezza come previsto da contratto, sembrava quasi scontata in queste ore in cui il Cagliari è a un passo dalla matematica certezza di giocare anche l’anno prossimo in Serie A. Eppure la settimana dopo il bel successo sull’Atalanta e poi il post-gara di Bologna qualche dubbio sembra averlo allungato. Solo strategia? Sassolini da togliere nei confronti di qualcuno? E in caso chi? Queste ultime tre gare di campionato ci diranno di più. Con un po’ di “amaro in bocca” – per citare lo stesso Pisacane – che resterebbe in caso di un finale di stagione fatto più di ombre e mezze frasi che di slanci emotivi in vista di un qualcosa da costruire per il futuro. D’altronde è da anni che il Cagliari non arriva in Serie A con la testa abbastanza libera per provare a programmare con un mese di anticipo anche per l’annata che verrà, senza per forza di cose soffrire “fino all’ultimo secondo dell’ultima giornata”, come disse Claudio Ranieri.
Legame con la piazza
Qualche critica da parte dei tifosi, di una parte di stampa locale e non solo, ma anche tanto credito da parte della società nel momento non facile dopo il mercato invernale e in estate a creazione del progetto. E anche una spinta costante da parte di chi va allo stadio, esclusi isolati episodi e mai, se non nel confronto schietto di Linate dopo Sassuolo, con la parte del tifo organizzato che ha sempre provato a spingere la squadra. E allo stesso tempo anche tanti complimenti a livello nazionale da colleghi, ex giocatori e addetti ai lavori, con il progetto giovani e basato sui tanti italiani che, specie tra coloro che seguono il Cagliari con lo sguardo di chi non deve collegare per forza occhi, testa e cuore, ha raccolto diversi applausi. Non a caso lo stesso Pisacane è finito al centro delle chiacchiere per il proprio futuro nei primi rumors di calciomercato tra le panchine per l’estate che verrà. Difficile dunque pensare che la frase di Pisacane a Bologna sul proprio futuro fosse un sassolino per come è stata recepita la sua annata a Cagliari. Chiaro, magari senza gli up and down, tipici delle squadre molto giovani e in questo caso anche molto sfortunate (visti i tanti infortuni), anche il sentimento medio del cagliaritano su questa formazione sarebbe molto più entusiasta. Ma questa squadra ha sempre dato l’impressione di essere verso un percorso, una strada tracciata, anche nel momento più nero e con scelte (di mercato e di gestione) che avevano lasciato più di qualche dubbio quando i risultati non sono arrivati.
Legame con il club
Che la mossa d’anticipo di Pisacane sia quella di mettere un po’ di pressione per la programmazione verso il futuro al club? Anche qui i punti di domanda restano grandi. Il rapporto con la presidenza e la dirigenza pare ottimo, poi chiaro non tutto sarà stato sempre rose e fiori (quelli di campo, non quelli di rientro dall’America), come è normale che sia. In più gran parte delle mosse del club dipenderanno gioco-forza anche da alcune possibili cessioni, vedasi Caprile o Obert, per citarne due che hanno costruito sul proprio conto diverso interesse, sia nazionale che internazionale. Anche se questa primavera inoltrata fatta anche di una ritrovata tranquillità permetterà già a direttore sportivo e società di fare delle valutazioni serie, a partire dagli eventuali rinnovi, dai nodi da sciogliere su chi è in prestito con diritto e magari sulla volontà anche di testare alcuni giovani presi per crescere e messi un po’ in disparte, come Albarracin per fare un nome. Mentre per alcuni “casi” come quello di Kilicsoy pare difficile che in tre partite il tecnico campano possa cambiare le valutazioni prese nelle ultime settimane e che sembrano portare dritti ai saluti con il turco.
Futuro
E allora direte voi, perché parlare di futuro proprio nel momento di massima ripresa del proprio progetto? Forse, per tenere tutti sulla corda, pure se stesso. Forse per una scelta comunicativa o per ambizione personale. O magari è solo il contesto della stagione che porta noi giornalisti a costruire un castello di carte sul nulla. Tutto può essere. La speranza, come detto più, volte è che questo progetto dopo un anno non zero, a differenza di quanto detto da Pisacane, ma dopo un anno uno che ha portato allo sviluppo di un qualcosa, nelle normali difficoltà, possa continuare nel percorso. Per chi vi scrive l’impressione è che un secondo anno Pisacane a Cagliari possa far molto bene a Pisacane e al Cagliari. Sempre che tutte le parti guardino allo stesso orizzonte e che le parole di Bologna non indichino un qualcosa di meno visibile agli occhi dei più.
















