Nel tennis si direbbe “Game, set, match”. L’espressione che segna il punto decisivo e la fine della partita. Allo stesso modo, la vittoria di lunedì 27 aprile contro l’Atalanta rappresenta per il Cagliari di Fabio Pisacane un momento topico della stagione: un successo che porta la firma simbolica di Paul Mendy, attaccante classe 2007 originario del Senegal alla prima da titolare e autore di una doppietta destinata a rimanere nella storia del club di Sa Ruina. Un dettaglio per niente banale in un progetto che ha fatto della valorizzazione dei giovani una dei suoi principali punti fondanti.
Vittoria, prestazione, salvezza
Quella andata in scena alla Domus assume i contorni di una vera e propria impresa, la terza stagionale di un Cagliari capace di sconfiggere un’altra avversaria di alto profilo come i nerazzurri di Palladino dopo quelle contro Roma e Juventus. Un’affermazione che fotografa bene la natura di questa squadra: capace di esaltarsi nei contesti più complessi di fronte a formazioni più blasonate, faticando contro avversarie più a portata e dirette concorrenti all’obiettivo stagionale. I tre punti contro la Dea rappresentano oggi un passo quasi definitivo verso la salvezza e contribuiscono a dare il giusto valore a un progetto che durante la stagione ha spesso ricordato il percorso delle montagne russe. Contro i bergamaschi Pisacane ha osato più che in passato: fuori dalla formazione iniziale il riferimento tecnico più importante dell’annata, ovvero Marco Palestra, tra i profili più incisivi della stagione rossoblù, rimasto in panchina per 56′ a dimostrazione di come il Cagliari pensi già al futuro. Ci si aspettava l’ennesimo inizio a handicap per i rossoblù, invece i primi nove minuti di gara sono stati i migliori dell’intera stagione, con Deiola e soci scesi in campo come se fossero liberi mentalmente, in grado di giocare un calcio spavaldo di fronte a un avversario ferito dall’eliminazione nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio ma sbarcato in Sardegna per alimentare sogni europei. E che invece ha dovuto scontrarsi contro una formazione ben organizzata, a tratti esaltante, scesa in campo con un’impronta tattica ben definita e che ha venduto cara la pelle per portare a casa la massima posta in palio, avvicinando sempre di più il traguardo salvezza.
Sorpresa Mendy
Nella prestazione del Cagliari si sono riviste compattezza, spensieratezza e determinazione, grazie a una prestazione in cui ordine e intensità hanno preso il sopravvento, tranne nell’ennesimo passaggio a vuoto sul finale del primo tempo, quando i due gol di Scamacca hanno riportato in equilibrio la gara, mettendo alla prova la tenuta mentale dei rossoblù. Un duro colpo da assorbire, ma i rossoblù sono rientrati in campo con lo stesso piglio mostrato nella prima mezz’ora di partita, trovando il decisivo 3-2 con Borrelli. Caratteristiche che solo a sprazzi hanno fatto parte dell’identità di una squadra capace sì di giocare con ardore ed enfasi, ma che porta con sé la colpa di non aver espresso lo stesso livello per lunghi tratti di campionato con la mancanza di continuità che ha contraddistinto soprattutto la seconda metà di stagione. Pisacane ha cercato di portare avanti un’idea precisa, fondata su identità di gioco, crescita dei giovani e responsabilizzazione del gruppo, anche nei momenti più complessi. In questo contesto, la gara di Mendy assume un valore emblematico: dopo le prime (e comprensibili) difficoltà mostrate a San Siro, la doppietta del 19enne senegalese rappresenta il punto di partenza di un percorso di crescita personale costruito nel tempo tra Under 18 e Under 20, grazie alla fiducia dello staff. Una scelta coraggiosa, evidentemente condizionata dalla situazione difficile del reparto d’attacco con quasi tutti gli elementi a mezzo servizio, ma comunque non scontata considerando il peso della gara e le difficoltà che un risultato negativo avrebbe potuto creare (oltre a eventuali polemiche già viste dopo l’adattamento di Folorunsho a punta centrale). Ed è qui che si inserisce il valore della scelta: Mendy ha risposto sul campo con una prestazione incisiva, trasformando una necessità in un’opportunità e premiando un’idea chiara di questa stagione, quella di investire sul presente guardando al futuro e rafforzando, nei fatti, il senso di un progetto basato sulla fiducia nei giovani.
La chiave del successo
Con la Cremonese a otto lunghezze di distanza in classifica, lo stato attuale racconta di un Cagliari che grazie a quest’ultimo successo si avvicina concretamente alla salvezza con quattro giornate di anticipo. Certo, come noto il cammino stagionale non è stato lineare (sia nei risultati che nel “gradimento” della piazza) ma ora l’obiettivo è stato praticamente centrato: non è soltanto un risultato pesante in chiave sportiva, ma rappresenta la sintesi di un processo più ampio, frutto anche della fiducia mostrata dalla dirigenza nel lavoro di Pisacane e dei suoi ragazzi. Ora, con un margine più ampio e quattro gare ancora da giocare, i rossoblù hanno la possibilità di gestire il finale con il giusto equilibrio tra serenità e fame di migliorare la sedicesima posizione in classifica e il numero di punti. A partire dalla trasferta contro il Bologna di domenica 3 maggio, con calcio d’inizio alle 12:30: una nuova opportunità per provare a dare continuità alle prestazioni recenti, divertirsi e, soprattutto, apporre il sigillo dell’aritmetica sul discorso salvezza. Un traguardo costruito tra difficoltà e passaggi a vuoto, ma che nella fiducia nel progetto tecnico ha trovato la sua direzione in attesa di conoscere il futuro, sia del tecnico partenopeo (il cui nome è finito nelle cronache del mercato nazionale nelle ultime ore) sia del club.
















