Nove punti. Sette gol fatti, uno subito. Undici punti di vantaggio, più lo scontro diretto a favore sulla Fiorentina, nei confronti della terzultima posizione. Prima di dire qualsiasi cosa sul momento del Cagliari di Fabio Pisacane è giusto mettere bene in evidenza questi numeri. Soprattutto per un motivo: perché sono dati che i rossoblù si sono conquistati con le unghie, con i denti e con il gioco dopo aver fatto una delle peggiori prestazioni della stagione e dopo aver perso per 3-0 a Marassi contro il Genoa. Uno schiaffo morale, all’alba del girone di ritorno, che poteva essere una mazzata per una squadra ancora molto giovane, per un tecnico al primo anno tra i grandi e per un ambiente che non sempre ha saputo accettare, con pazienza e lucidità , il percorso intrapreso dai rossoblù in questa annata. E invece dalla serata nera del Ferraris ne è uscito un Cagliari più forte, capace di reagire, di compattarsi e che ora ha la possibilità di liberarsi con maggiore slancio della missione salvezza e che dopo tanti anni può iniziare a programmare con lungimiranza, tempi larghi e visione ampia verso il futuro.
Crescita
Si usa spesso nel mondo di chi deve raccontare lo sport definire una partita come la prova della maturità , a volte anche in modo un po’ abusato, però il 4-0 contro un Verona ferito, che per punti immediati e per classifica futura non andava acceso con una prestazione positiva a Cagliari, è un grande simbolo di consapevolezza e crescita mandato dal gruppo di Pisacane. E da Pisacane stesso, con il tecnico che ha preparato la gara in modo perfetto per mettere il Verona nelle condizioni, fin da subito, di provare a esporsi, ma attaccando anche con coraggio con un Adopo utilizzato quasi a supporto della punta e un Obert sempre più attivo nella rifinitura negli ultimi 35 metri. Un Verona che poi una volta preso lo schiaffo, dato il momento, non ha più trovato la forza e l’umore giusto per tornare in partita. Quello che dà fiducia delle ultime tre prestazioni è vedere poi un Cagliari che sembra in crescita non solo per la condizione dei singoli, ma anche e soprattutto come gruppo. C’è un dato che fa capire perfettamente questo concetto: da inizio dicembre, Sebastiano Esposito è il giocatore che ha fornito più assist in Serie A (quattro). Un calciatore particolare, una sorta di Don Chisciotte post-modernista che spesso vede delle battaglie un po’ tutte sue contro arbitri e giocate non riuscite, ma che ha messo al servizio della squadra con umiltà e voglia una grande qualità palla al piede. E vederlo contro il Verona non solo giocare per la squadra come fatto sempre in stagione, pur con qualche errore di troppo nei passaggi, ma soprattutto imbeccare più volte il pubblico a spingere i rossoblù è un ottimo e ulteriore segnale a conferma dello spirito che in questo momento c’è nello spogliatoio.
E ora?
Roma fuori, Lecce in casa, Lazio in casa e Parma fuori. Il calendario nel prossimo mese mette davanti il Cagliari alla possibilitĂ di chiudere definitivamente il discorso salvezza. Un’occasione importante per provare ad avere dei mesi per programmare e far crescere alcuni profili, come per esempio i nuovi arrivati AlbarracĂn e Raterink. Oppure come i giovani giĂ in casa da inizio stagione come Trepy, Liteta, Rodriguez o Idrissi, giusto per fare alcuni nomi. Con in piĂą un mercato che nelle ultime ore sarĂ tutto da vivere. Lo stesso Pisacane ha detto: “Vedremo se ci sarĂ l’occasione di una ciliegina sulla torta lì in avanti. Spero però e sono convinto di non perdere nessuno dei miei alla ripresa (mercoledì 4 al pomeriggio, ndr) ”. I riferimenti in uscita sono abbastanza evidenti, dall’interesse del Napoli per Zappa a un Luvumbo che resta in possibile partenza. Mentre in entrata, per la prima volta dopo diverso tempo, il Cagliari si è messo nelle condizioni di non dover inseguire il mercato ma di poterlo osservare per provare a dettare lui le proprie regole secondo il proprio progetto e la propria idea di crescita della rosa. Un dettaglio che sicuramente, per una realtĂ che sta dimostrando un approccio diverso alla programmazione, non è da poco.














