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Cagliari, il 3-2 sull’Atalanta è la vittoria di Pisacane: ora serve chiudere in bellezza

Fabio Pisacane dà indicazioni a Gianluca Gaetano durante Cagliari-Atalanta | Foto Luigi Canu
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“Una vittoria epica”. Così Fabio Pisacane ha definito il 3-2 del suo Cagliari contro l’Atalanta, successo che di fatto ha consegnato la salvezza anticipata ai rossoblù con quattro turni d’anticipo. Sarà il fatto di esserci riusciti pur con l’assenza dal 1’ di Marco Palestra o l’esordio da titolare con doppietta (in 8 minuti) di Paul Mendy, ma i tre punti contro gli orobici hanno di botto risvegliato l’entusiasmo sopito nella tifoseria cagliaritana, che da mesi attendeva un nuovo pomeriggio di gloria. E ora sono otto i punti in più rispetto alla Cremonese terzultima, che per restare in Serie A dovrebbe recuperarne due di media a gara da qui al 24 maggio. Certo, i più scaramantici diranno che manca ancora il sigillo definitivo dell’aritmetica, ma ormai la sensazione è che Pavoletti e compagni siano davvero a un passo dalla linea del traguardo stagionale, con la bandiera a scacchi pronta a sventolare.

Solidità
Contro l’Atalanta per i rossoblù è arrivata la seconda vittoria di fila in casa, dopo che l’1-0 contro la Cremonese aveva ridato fiato e concretezza alle speranze di salvezza anticipata, pur lasciando i soliti dubbi sulla qualità della prestazione. Di fronte ai bergamaschi di Palladino, invece, sul campo è arrivata la risposta forte di un gruppo la cui unità era stata messa in dubbio nelle ultime settimane da più parti. Certo, il black-out di fine primo tempo che ha permesso ai nerazzurri di tornare in parità con la doppietta del solito Scamacca (6 gol segnati al Cagliari in 6 partite) poteva costare carissimo ai padroni di casa, ma alla fine il successo è meritato per quanto costruito da Deiola e soci, capaci di difendere il preziosissimo gol di Borrelli fino all’ultimo. La differenza rispetto al passato si è avuta principalmente nell’approccio iniziale. La doppietta di Mendy, schierato a sorpresa dal 1’ al posto dell’ex Brescia, ha rotto finalmente il digiuno di gol nel primo quarto d’ora del match, mostrando un Cagliari garibaldino come mai si era visto fin lì. Palestra in panchina e Mendy titolare al centro dell’attacco: le scelte coraggiose di Pisacane hanno pagato fino all’ultimo centesimo, con l’Atalanta che forse si aspettava di affrontare un altro undici ed è stata punita subito sul primo pallone del match. Il cazzotto preso ha lasciato intontita la squadra di Palladino, che ha incassato il secondo gol dopo soli 8 minuti di gioco e rischiato di capitolare definitivamente al 30’, ma Deiola non è arrivato in tempo sul pallone messo in mezzo da Adopo. La superiorità del Cagliari si è però sgretolata in chiusura di prima frazione, con l’Atalanta capace in pochi minuti di ristabilire la parità e andare all’intervallo sul 2-2 con la bestia nera Scamacca. Elementi che lasciavano presagire una ripresa di grande fatica per i rossoblù, bravi invece ad azzannare nuovamente la gara e trovare il definitivo 3-2 con il redivivo Borrelli, parso più performante a gara in corso che dall’inizio. E peccato per l’infortunio occorso all’ex Brescia, sostituito da Belotti – sempre più idolo del pubblico rossoblù, nonostante una condizione ancora precaria e un gol fallito che grida vendetta – e non da Kılıçsoy, rimasto in panchina per tutta la gara nonostante le parole di apertura di Pisacane nella conferenza della vigilia. L’assedio finale dell’Atalanta ha quindi rimesso sul piedistallo Caprile, tornato su livelli d’eccellenza assoluta dopo settimane di “normalità”, che con le sue parate ha blindato il risultato fino al triplice fischio di Sacchi. Decretando la vittoria del Cagliari ma soprattutto di Pisacane, delle sue idee e di quel benedetto coraggio, suo e della squadra, ammirato a intermittenza durante la stagione.

Singoli
Se a convincere contro l’Atalanta è stata la prestazione globale del Cagliari, certamente la partita di Gaetano (non a caso scelto come MVP dal nostro Roberto Pinna nelle sue pagelle) non è passata inosservata. Il numero 10 rossoblù – a segno all’andata a Bergamo – ha guidato con personalità i compagni, risultando fondamentale in entrambe le fasi per portare a casa i tre punti. Al suo fianco Adopo ha fatto vedere ai dirigenti atalantini di aver fatto bene anni fa a puntare su di lui, con una gara di corsa e lotta fino all’ultimo pallone, cui è mancato solo il gol per raggiungere l’apice. Anche Folorunsho ha fatto un netto passo avanti rispetto alle ultime settimane, con l’azione prorompente che ha portato al 3-2 di Borrelli ma, più in generale, con la giusta testa a livello di sacrificio e contributo alla squadra. A prendersi gli occhi di tutti è stato però, ovviamente, Paul Mendy: il 2007 ha saputo fare tesoro degli errori di gioventù di San Siro, assolutamente necessari per poter crescere e migliorare – “acerbo” non è un insulto e non significa “scarso”, va ricordato – mostrando la giusta fame e sfacciataggine contro una difesa solida e ricca di vecchie volpi (su tutti Djimsiti e Kolasinac) come quella atalantina. E soprattutto una dote, mai banale per un centravanti: saper fare gol, in qualunque modo e nel momento giusto. Sulla tecnica ci sarà ancora tanto lavoro da fare, come confermato ai nostri microfoni dal suo mentore Roberto Muzzi, ma sul vedere la porta ed essere puntuale in area il senegalese sembra essere già sul pezzo. Il ragazzo si farà, insomma: ma queste non sono certo doti banali, specie di questi tempi. Un’altra medaglia per Pisacane, che nel momento decisivo della stagione ha saputo rispondere nel modo migliore alla chiamata del campionato, portando a casa la terza vittoria contro una big della Serie A dopo Roma e Juventus.

Futuro
La più grande verità che lascia in eredità il 3-2 sull’Atalanta però è un’altra: esiste anche un Cagliari senza Palestra, ovvero quel giocatore che fin qui ha fatto stropicciare gli occhi a mezza Europa in questa stagione con la maglia rossoblù. Il 4-3-3 visto all’Unipol Domus ha ricordato in maniera abbastanza fedele quello provato e riprovato in estate a Ponte di Legno da Pisacane, ovvero quando l’ipotesi Palestra non era ancora contemplata data anche la presenza in rosa di Zortea. Il segnale lanciato dal tecnico rossoblù è stato forte nelle scelte e confermato poi a parole a fine gara: no a un Cagliari Palestra-dipendente, soprattutto perché il destino dell’esterno 2005 non prevede molte altre pagine a tinte rossoblù. Meglio dunque pensare già al futuro, considerando anche la sempre più probabile conferma in panchina dello stesso Pisacane, che nelle ultime quattro giornate è chiamato a un duplice compito: da una parte confermare quanto visto contro l’Atalanta sia a livello di risultato che di mentalità vincente, dall’altra dare spazio ai vari Albarracín, Raterink, Liteta e Trepy, ovvero i giovani che fin qui hanno avuto rare se non rarissime occasioni di lasciare il segno, per valutarne l’effettiva utilità soprattutto in chiave futura. Senza dimenticare, ovviamente, Belotti e Kılıçsoy: il probabile stop di Borrelli potrebbe dar loro nuove opportunità di mettersi in mostra e avere nuove risposte su un domani ancora incerto. Chiudere bene la stagione sarebbe il modo migliore anche per le loro carriere e, perché no, potersi garantire nuovi capitoli con la maglia del Cagliari. Il futuro prossimo per la banda di Pisacane si chiama Bologna: la squadra di Italiano non vive un gran momento di forma ed è reduce da due sconfitte di fila contro Juventus e Roma, entrambe per 2-0. Ma soprattutto in campionato ha fatto decisamente peggio in casa che in trasferta: 20 punti contro 28, con una media di 1,18 contro 1,65. Cifre che lasciano ampio spazio alle speranze di Deiola e compagni, chiamati a dare la zampata decisiva alla lotta salvezza e provare a chiudere in nel modo migliore una stagione da montagne russe, magari con un altro scalpo prestigioso.

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