Quella di Milano non è stata una vittoria, ma una dichiarazione. Così ha iniziato il proprio discorso di fine stagione nella pancia di San Siro al suo spogliatoio il tecnico Fabio Pisacane dopo il successo per 2-1 sul Milan. Frase non banale, che in linea di massima può essere estesa a tutta la stagione del Cagliari. I rossoblù sono partiti con una dichiarazione di intenti netta e precisa: fare un percorso di crescita basato su tanti giovani, su un gruppo di tanti italiani e con un tecnico esordiente. Un azzardo, una mossa in linea con quanto di buono fatto con il settore giovanile, una scelta di ripartenza anche dal punto di vista economico, una volontà di cambiare le cose. I punti di vista possono essere tanti, diversi e nessuno completamente errato. La forza di questa squadra però è stata quella di passare da diversi up and down, fisiologici per un gruppo che doveva fare esperienza, senza mai perdere quella dichiarazione di intenti messa nero su bianco a inizio della scorsa estate.
Sempre dentro il percorso
Un percorso tortuoso, fatto di picchi come le vittorie contro le big e di discese ardite come i mesi in difficoltà invernali, vissuti con lo spettro delle ultime posizioni che si è paurosamente avvicinato senza però mai acciuffare davvero i giovani rossoblù. Però è stato un percorso, su questo non ci sono dubbi. Come non si vedeva da tempo dalle parti di Asseminello. E la cosa non è un dettaglio, anzi è una promessa di speranza. Non è stato un anno zero, non è stato l’ennesimo tentativo del “io speriamo che me la cavo”, qualcosa di molto futuribile si è intravisto dal giorno uno, pur con evidenti lacune tecniche e di esperienza che questa rosa ha dovuto colmare nel corso di una Serie A che giocoforza è sempre complicata e mai scontata. E da quanto tempo il Cagliari non arrivava a fine anno con in squadra così tanti giocatori valorizzati e interessati da pressanti voci di mercato? Obert, Ze Pedro, Caprile, Rodriguez, Gaetano, Esposito, Mendy, solo per fare alcuni nomi di calciatori che possono sia essere pilastri della squadra che verrà che essere pedine importanti sul mercato per costruire la squadra che verrà.
Guida fondamentale
Anche per questo pare evidente che ripartire con Pisacane in panchina visto il progetto scelto la scorsa estate sembra essere una naturale prosecuzione dell’idea iniziale. Con l’opportunità per la prima volta dopo tempo di costruire qualcosa di ancora più ambizioso per continuare ad alzare l’asticella. Che vorrebbe dire magari salvarsi con un mese di anticipo o fare anche solo 5-6 punti in più di quest’anno. Che vorrebbe dire vivere un’annata come Sassuolo o Udinese per capirci. E chi lo vede come un volare basso deve con coscienza guardare al recente passato rossoblù e capire che i passi in avanti si fanno uno alla volta e con lo sguardo ben fisso sulla terra e non sulle nuvole. Ora arriverà il bello, perché confermarsi è sempre più complicato. Perché il “Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, come dice Caparezza. Ma per una volta, salvo colpi di testa, sembrano esserci le basi giuste per vivere un’estate di curiosità sul futuro per capire quello che sarà e che potrà essere.
























