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Dinamo, contro Rimini uno schiaffo che fa male: da come uscirà il gruppo capiremo che stagione sarà

Diego Monaldi in Dinamo-Rimini | Foto Alessio Dalerci
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Schiaffo dal quale ripartire, una lezione da imparare, un’occasione per reagire e dimostrare chi siamo. Come sempre nello sport chi vince esulta e chi perde spiega. Regola che non cambia in casa Dinamo Sassari dopo la pesante sconfitta interna contro Rimini (67-84). Va detto però che il primo banco di prova, non superato, contro una big del girone ha avuto una doppia valenza per la squadra di coach Luca Vitali: da un lato la dimostrazione, anche fisiologica dato il momento biancoblù, di una Sassari ancora non pronta a giocare a certi livelli in questa Serie A2 (al di là delle ambizioni naturali per una neo-retrocessa), e dall’altro l’opportunità per reagire forte e dare una dimostrazione di forza a se stessi e poi al proprio pubblico. Meglio averla subito una doccia fredda così che dopo diverse settimane con più tira e molla emotivi sul fronte della classifica. Se la Dinamo è squadra come coach e giocatori ci raccontano da settimane, nonostante le difficoltà oggettive degli infortuni, lo vedremo da come usciranno fuori dal rotondo ko interno.

Vecchi difetti
Contro Rimini la Dinamo ha mostrato e confermato di essere ancora un cantiere aperto. Ritardi continui a livello tattico in difesa, rotazioni per ora molto condizionate da assenze e condizione non ottimale, approccio mentale alla gara e ai suoi momenti chiave non sempre lucido e forte. Al Palazzetto è stata la sfida tra una squadra che si vede è squadra da tempo, come Rimini, e una squadra che ancora a livello di gioco è un mix di singoli che deve trovare la giusta alchimia. Non una novità per una Dinamo che come da tradizione recente è ripartita da una rivoluzione tecnica estiva. Anche giusta dopo una retrocessione. Vitali si è tenuto stretto l’attacco alla fine del match: “Chiaro che se tiriamo sempre con percentuali così basse non vinceremo mai contro nessuno, però ci siamo costruiti tantissimi tiri aperti e da questo dobbiamo ripartire”. E forse proprio la costruzione in attacco, pur a folate e spesso incerta, è l’appiglio dal quale provare a voltare pagina, inserendo per qualità e carattere. Mancati contro Rimini.

Pubblico
Il fatto di avere coach (alla prima vera esperienza) e squadra nuova sicuramente rende complicato l’inizio continuo e a razzo di questa Dinamo. La conseguenza può essere un’eccessiva fatica nel riportare dalla propria parte il pubblico sassarese, negli anni sempre fattore per le buone sorti dei biancoblù. Una Sassari non disinnamorata ma comunque ferita, che in casa ha visto due sconfitte, non belle per come sono arrivate anche se con storie diverse, e una sola vittoria. Non il massimo della vita per una squadra che arriva da una retrocessione e che ha bisogno di riscoprire il calore della propria gente. A fine partita ieri il silenzio tombale del Palaserradimigni che ha assistito inerme a una sfida sfuggita via prestissimo ai ragazzi di Vitali ha fatto forse più chiasso dei fischi. Anche perché la rabbia è comunque un’emozione forte sulla quale lavorare, più complesso rianimare chi ha perso un po’ la passione nei confronti del progetto. Servirà il cuore Dinamo, quello vero però, quello che si vede in campo e non sulle righe di una conferenza stampa, come accaduto troppo spesso negli ultimi tempi (leggasi stagioni).

Darsi tempo
L’impressione è che Vitali sia davvero l’uomo giusto per dare serenità al gruppo, ma anche lui è all’interno di un progressivo percorso di crescita personale dall’altro lato del parquet. E dovrà essere bravo a darsi tempo, rispondendo colpo su colpo non solo con le vittorie ma anche con le prestazioni dalla forte identità dei suoi dopo i momenti di calo, o crollo sarebbe meglio dire nel caso della gara con Rimini, che sono naturali in un campionato complicato come la A2. Un campionato che è anche molto lungo e strano da leggere, ecco perché la Dinamo deve imparare ad avere la lucidità del maratoneta. Sapersi gestire. Partire a razzo avrebbe magari aiutato sul lato emotivo, ma magari avrebbe nascosto difetti e lacune che questo progetto ancora ha. Essere subito, dopo 5 turni, spalle al muro a guardare la realtà è forse il test migliore per capire se questa Dinamo ha imparato dagli errori del passato e quest’anno è pronta davvero a cambiare registro oppure se dovremo assistere a una stagione da montagne russe.

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