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L’Analisi Tattica | Transizioni e preventive, così il Cagliari ha perso a Monza

Kevin Carlos durante Monza-Cagliari | Foto Valerio Spano
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“Penso che sia stata una partita tosta, bisogna essere sinceri e onesti. Nel primo tempo il Cagliari ha fatto meglio di noi e ci ha sorpreso con il modulo. I ragazzi non hanno riconosciuto subito dove c’erano gli spazi, nella ripresa grazie ai video abbiamo fatto molto meglio, capendo quello che è mancato nel primo tempo per fargli male”. Le parole di Ivan Juric nella conferenza post partita hanno spiegato perfettamente l’andamento della gara, entrando nel merito degli aspetti tattici della vittoria del suo Monza per 4-0 contro il Cagliari. D’altra parte Fabio Pisacane, invece, ha voluto sottolineare la parte emotiva, anch’essa parte delle cause della debacle rossoblù, ma non la motivazione principale di una sconfitta sonora nelle proporzioni nonostante un primo tempo giocato su buoni livelli.

Idea
Un Cagliari che è sceso in campo con un vestito simile alle prime sei gare di Serie A, ma con un cambio alla voce interpreti che ha portato a ulteriori modifiche per altri elementi confermati nell’undici iniziale. La presenza dal primo minuto di Nzola, infatti, ha tolto spazio di manovra per Maldini nella zona di rifinitura e, allo stesso tempo, fatto scivolare Adopo dal ruolo di equilibratore sulla trequarti di centrodestra a quello di interno di centrocampo invasore. Con Mendy che da unico riferimento offensivo è passato a partner del centravanti angolano, con l’idea più difensiva che offensiva di limitare alcune giocate codificate del Monza

La scelta di mettere in campo due punte di ruolo è stata figlia di una strategia nella prima pressione che puntava a limitare – se non annullare – la spinta verticale alternata dei due braccetti della difesa a tre del Monza, soprattutto quella sul centrodestra dei brianzoli con Kouadio. Il Cagliari ha raramente alzato le linee, ma quando lo ha fatto sulla costruzione dal basso del Monza ha chiuso con Maldini la zona di Kouadio, mentre Nzola si è occupato sia dello scarico al portiere sia del centrale della linea a tre e Mendy sia di Carboni che di uno dei due riferimenti in mediana della squadra di Juric.

L’aspetto più interessante del piano gara di Pisacane si è visto quando il Cagliari si è difeso con il blocco medio, aspettando il Monza all’altezza della metà campo e non andando sui riferimenti uomo su uomo, ma togliendo – come detto – lo spazio alle incursioni verticali di Kouadio in combinazione con l’ampiezza fissata da Birindelli e con Mota che scendeva verso la zona palla sia per dare un’ulteriore soluzione, sia per portare fuori dalla difesa uno dei centrali. In questo contesto, con il Monza che ha ignorato per quasi tutto il primo tempo i suoi due mediani-registi, Romano ha svolto un lavoro fondamentale sia nella copertura della propria zona, sia nella gestione di Birindelli evitando la corsa in avanti di Obert e proteggendo così meglio la retroguardia.

Seppur senza continuità e senza trovare la quadra, gli uomini di Juric hanno dato un primo segnale nel momento in cui Kouadio ha iniziato a prendere coraggio attaccando verticalmente. Maldini non ha seguito a uomo l’avversario diretto, limitandosi alla gestione di chi nelle rotazioni lo ha rimpiazzato (in questo caso Ondoa), mentre a portarsi sull’ex Fiorentina è stato prima Romano e poi Obert, con il centrocampista azzurro che dopo aver lasciato Koaudio si è trovato tra due fuochi, quello di un Mota che si portava tra le linee nella sua zona e quello di Birindelli largo e libero.

L’alternativa alla gestione dei braccetti con chiusura delle linee di corsa più che di passaggio è stata quella di un blocco più basso con un classico 4-4-2. La linea difensiva restava identica, a centrocampo Adopo si allargava come esterno di destra mentre Maldini gestiva il lato opposto, centralmente Winks e Romano con davanti a loro in verticale Nzola e Mendy. Al netto di qualche scalata esterna, il Cagliari ha puntato in questo modo sulla gestione del possesso sterile del Monza più che sull’uomo su uomo che la squadra di Juric provava a imporre anche agli avversari.

`Transizioni e preventive
Seppur, come detto da Juric, il Monza soffrisse nel primo tempo, è stata proprio la squadra brianzola a passare in vantaggio. E lo ha fatto nel modo in cui segnerà anche due degli altri tre gol del 4-0 finale, ossia sfruttando i recuperi palla con il Cagliari in uscita e con transizioni rapide che hanno approfittato di mancate marcature preventive e di una struttura avversaria momentaneamente priva della necessaria compattezza.

Il gol del vantaggio siglato da Kouadio nasce, appunto, da una gestione leggera del possesso da parte di Maldini che perde il duello proprio contro l’ex Fiorentina lasciandosi poi cadere alla ricerca di una punizione che l’arbitro, correttamente, non assegna. Il Cagliari ha sette uomini in proiezione offensiva, incluso Obert che – come da giocata codificata – attacca il mezzo spazio di centro sinistra in verticale per portare via un avversario e, possibilmente, chiamare lo sviluppo attraverso il terzo uomo.

Una volta recuperata palla, il Monza riparte velocemente con la combinazione tra Ondoa e Mota, con quest’ultimo che ripete il movimento visto in precedenza andando a dare un’opzione tra le linee ai compagni e portando fuori Rodriguez dalla linea, mentre Kouadio continua la corsa senza palla. È qui che si notano, dopo quello di Maldini, gli altri due errori della fase difensiva del Cagliari. Il primo è di Winks che non percepisce il pericolo dello scatto di Kouadio – e del passo differente sul lungo – e non prova a trattenere l’avversario spendendo il giallo. Il secondo è quello di Rodriguez che sceglie di attaccare Mota invece di scappare all’indietro sia occupando lo spazio dove si inserirà Kouadio e sia dando tempo agli altri rossoblù di recuperare posizioni. A questo punto il destino è segnato, la verticale di Mota trova Kouadio sulla corsa, Mina è staccato, Rodriguez completamente fuori zona e Winks non può più fermare l’avversario con un fallo senza rischiare non il giallo, ma l’espulsione.

Il raddoppio a inizio ripresa è l’unico gol che non è arrivato da transizioni positive del Monza. Ma, allo stesso tempo, nasce da una gestione differente del possesso evidentemente studiata da Juric all’intervallo come detto nella conferenza post gara. Non più la ricerca dell’esterno e delle triangolazioni con il braccetto di parte, soluzione bloccata dal Cagliari, ma l’utilizzo maggiore dei centrali di centrocampo e di Mota come riferimento tra le linee.

Un possesso più orientato all’utilizzo dei centrocampisti centrali ha consentito al Monza di liberare come conseguenza anche la zona laterale, per poi tornare centralmente tra le linee sia con uno dei due mediani che con l’abbassamento – ancora una volta – di Mota. E mentre sulla parte destra si è costruita la giocata che poi diventerà verticale, sul lato opposto Mangas e Robinson restavano larghi per aprire ancora di più la zona di rifinitura centrale. Con Mota fuori e un’ampia porzione di campo aperta, ecco che si sono creati i presupposti per l’attacco alle spalle di Romano (scalato al posto di Obert) da parte di Ondoa, con Rodriguez costretto a scivolare sul numero otto aprendo un ulteriore spazio per Varela tra l’uruguaiano e Mina, spazio che il centravanti sfrutterà a pieno.

Con il terzo gol si ritorna al tema delle transizioni e delle marcature preventive. Adopo, in conduzione, perde il controllo del pallone favorendo l’intervento a metà campo si Akinsanmiro, con Romano e Winks abbastanza statici nella reazione all’errore del compagno.

Una volta che il pallone, dopo una traiettoria particolare, finisce nella zona di un altro giocatore del Monza, si possono notare diversi particolari. Il primo è che Rodriguez è in ritardo sulla palla vagante, permettendo la sponda all’avversario. Il secondo è che Mina è distante senza giustificazioni da Varela, con una preventiva totalmente assente considerando anche la situazione della squadra in uscita con Adopo. Il terzo, più capibile, è Zé Pedro che sul lato opposto deve passare da una corsa in avanti in possesso a una indietro causa transizione, perdendo ampiamente il duello di velocità con Robinson che poi realizzerà su passaggio di Varela.

Il quarto gol del Monza, seppur figlio anche di un Cagliari ormai rassegnato, è una copia dei precedenti. Cagliari in conduzione con Fadera, pallone perso in un duello – in questo caso ancora più vicino all’area brianzola – e transizione rapida in verticale. Un’altra costante, più individuale, è Rodriguez completamente fuori posizione e che non scappa verso la porta di Caprile.

Non solo, perché l’uruguaiano pecca anche di concentrazione una volta recuperata la propria zona quando Mina affronta Robinson – venendo battuto – e Rodriguez prova ad aiutarlo. Il tiro dell’attaccante del Monza termina sul palo, ma il difensore classe 2005 della Celeste lascia che Varela concluda liberamente senza reagire alla situazione, ma semplicemente guardandone l’evoluzione.

Positivo
Dopo una sconfitta per 4-0 è difficile trovare aspetti dai quali ripartire, eppure la gara giocata dal Cagliari a Monza ha lasciato anche un terreno sul quale continuare a seminare. L’aspetto emotivo toccato da Pisacane nel post partita è stato un fattore e, al netto delle dovute scuse ai tifosi accorsi in massa in Brianza, ciò che ha inciso maggiormente è stato il ritorno a un passato nel quale i rossoblù mostravano – così come a Monza – l’incapacità di capire i momenti della gara e di gestirne i tempi. Nonostante questo il primo tempo ha dato segnali positivi, con alcune soluzioni che potranno tornare utili nel prossimo futuro.

La costruzione dal basso ha visto il Cagliari passare dal 4+1 visto contro la Juventus, con i terzini più bassi e un solo regista a supporto della manovra, a un 4+2 con Zé Pedro e Obert avanzati ad allargare la pressione del Monza e la coppia Winks-Romano a proporsi per lo scarico o di Caprile o dei centrali di difesa.

Una novità interessante è stata la posizione dei due registi quando la costruzione dal basso si è sviluppata appena fuori dall’area di rigore rossoblù. In quel caso, quindi con pallone già in gioco dopo la rimessa dal fondo, Winks e Romano partivano da una posizione molto avanzata, svuotando di fatto la zona davanti alla difesa per poi, alternativamente, attaccarla per dettare il passaggio in costruzione e scaricare quindi su uno dei due esterni di difesa.

Il Cagliari ha accettato così gli uno contro uno delle due punte del Monza con i propri centrali, ma non solo per costruire giocando palla a terra, ma anche per il pallone diretto verso Mendy e Nzola. La posizione più avanzata in questo contesto di Winks e Romano – assieme a Obert e Zé Pedro – ha permesso quindi di aumentare le densità per un’eventuale seconda palla o, all’occorrenza, avere subito lo scarico disponibile per Mendy e Nzola. Un piano gara che ha funzionato per quasi un tempo, finché il gol del Monza ha permesso a Juric di rivedere alcuni dettagli senza che il duo Pisacane-Murelli fosse in grado di contro-reagire adeguatamente.

La posizione alta dei terzini, in linea con i due mediani, ha fatto sì che il Cagliari gestisse il possesso con un 2-4-3-1 nel quale Zé Pedro e Obert facevano parte della linea mediana, mentre Adopo si aggiungeva come invasore sulla trequarti assieme a Maldini e uno tra Nzola e Mendy, con alcune rotazioni interessanti che hanno, di fatto, messo in difficoltà e non poco il Monza.

La conseguenza dell’atteggiamento proposito e della presenza di molti uomini in proiezione offensiva è stata la doppia occasione per Nzola e Mendy. Nella prima è proprio l’angolano a proteggere e poi scaricare all’indietro verso Obert (sulla cui posizione parleremo più avanti), mentre Adopo agisce da invasore passando da destra a sinistra con Mendy e Zé Pedro ad allargare in ampiezza per aprire lo spazio nella difesa del Monza.

Lo sviluppo grazie al lavoro di Mendy e alla sovrapposizione esterna di Adopo porta al passaggio dettato in profondità da Nzola, con la fondamentale posizione di Zé Pedro che allarga la linea e tiene impegnato Robinson senza permettergli di aggiungersi a protezione della porta. L’errore dell’angolano non cancella una giocata codificata e cercata a più riprese dal Cagliari con abbastanza successo.

Anche l’occasione capitata a Mendy nasce dalla stessa tipologia di giocata pur se con interpreti differenti. È questa volta il classe 2007 a fare l’Nzola e quindi a “pulire” il pallone per poi scaricarlo a Maldini sulla propria verticale alle spalle. Anche in questo caso Obert è sul mezzo spazio del centrosinistra, Zé Pedro alto a dare ampiezza, proprio Nzola a fare l’Adopo a sinistra e Romano a supportare ulteriormente la manovra. Anche in questo caso il risultato è un errore davanti al portiere, ma resta la costruzione positiva dell’azione.

L’ultimo dettaglio messo in mostra dal Cagliari nel primo tempo riguarda ancora una volta la costruzione. Se è comune vedere un regista abbassarsi tra i due centrali della linea a quattro per far partire l’azione in prossimità della metà campo – e i rossoblù lo hanno fatto, anche se raramente, pure a Monza – lo è meno vedere uno tra Winks e Romano posizionarsi quasi come terzino sinistro per iniziare la manovra. Entrambi, ma più spesso l’azzurro, hanno cercato in quella posizione lo spazio per avere maggiore libertà di costruzione, con Obert – come accennato prima – che alternava una posizione da esterno di centrocampo puro a una da incursore nel mezzo spazio del centrosinistra. Il doppio play con questo tipo di rotazioni ha permesso al Cagliari di svuotare la zona centrale ed evitare transizioni e duelli pericolosi, una tattica che però è diventata controproducente non appena il Monza è passato in vantaggio e ha poi, nella ripresa, utilizzato maggiormente la zona centrale con Ondoa e Mota.

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