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Stephens-Diop: c’è anche l’apporto dei lunghi nella risalita della Dinamo Sassari

DeShawn Stephens durante Dinamo Sassari-Pesaro | Foto Luigi Canu
DeShawn Stephens durante Dinamo Sassari-Pesaro | Foto Luigi Canu
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Giorni di pausa e dunque di riposo per la Dinamo Sassari di Piero Bucchi. Che forse guarda con un pizzico di rammarico alle Final Eight di Torino, ma anche con la consapevolezza di aver cambiato strada rispetto a un inizio di annata difficile. La vittoria contro Brescia (qui l’analisi) è stata la conferma che il tragitto imbeccato a novembre sia stato quello giusto. Un percorso in cui anche i lunghi sassaresi, anche se in maniera meno evidente, sono stati a loro modo protagonisti.

Novità

Sassari in estate aveva deciso di puntare su un centro che di strada sicuramente ne potrebbe fare. I numeri e certi impatti sulle gare hanno infatti dimostrato che Chinanu Onuaku potesse fare la voce grossa dentro l’area. A vedersi però è stata l’altra faccia della medaglia, quella che mostra quanto un giocatore che corre su binari differenti rispetto a quelli di un’intera squadra possa rischiare di far deragliare un progetto. Così, la società ha rinnegato per forza di cose le proprie iniziali scelte, andando verso un altro tipo di giocatore. Già conosciuto a Cagliari e completamente diverso per caratteristiche, anche caratteriali. DeShawn Stephens è stato scelto per un equilibrio tra i valori in campo e appena fuori dal campo. “Un ragazzo d’oro” l’ha definito il Gm Federico Pasquini. L’ideale per curare un gruppo ancora alla ricerca della propria identità. Le cifre non sono impressionanti: l’ex Igokea al momento di media fa registrare 6 punti di media, a cui si aggiungono 5,5 rimbalzi a partita. Ed è vero che in alcuni momenti e contro centri più fisici o più scafati qualche difficoltà sia arrivata. Ma lavoro e caratteristiche di Stephens sono fondamentali. Dopo l’addio di un giocatore come Onuaku, che aveva bisogno di giocare più possessi per essere dentro la gara, Sassari ha cercato un cinque atipico che potesse lavorare più per la squadra che per se stesso e che potesse con i suoi movimenti lasciare più spazio sul palcoscenico ai piccoli e ai tiratori. Sono tanti i chilometri macinati da Stephens, visto anche che la Dinamo passa quasi sempre da almeno un blocco sulla palla per i suoi attaccanti, meno i palloni ricevuti sui tagli che però la maggior parte delle volte vengono sempre conclusi nell’area dei tre secondi: un dettaglio che aiuta ad avere spaziature migliori soprattutto sul perimetro e che comunque regala un’alternativa offensiva che come visto nei possessi iniziali contro Brescia può essere più che positiva. Senza dimenticare poi la possibilità di scegliere l’opzione dello short roll che spesso ha portato a mettere in luce discrete abilità da passatore. Sull’altro lato, come detto, Stephens può avere qualche difficoltà con avversari più pesanti, ma i piedi rapidi e le lunghe leve consentono a Sassari di non accontentarsi dei cambi sui blocchi – aspetto su cui comunque l’ex Igokea dimostra una certa dimestichezza – ma di fare anche qualche aiuto e recupero in più riempiendo meglio l’area. E se magari qualcosa in fatto di fisicità può mancare, è Ousmane Diop a darlo quando chiamato dalla panchina.

Sicurezza

Il centro senegalese sa ormai qual è il suo ruolo. Il classe 2000 non è più un comprimario, ma un protagonista che deve assumersi certe responsabilità. Lo ha imparato lui e lo ha imparato la squadra, che nel frattempo ha preso sicurezze nella lettura delle diverse situazioni all’interno della gara. C’è voluto tempo anche per il nativo di Rufisque per capire come fare a essere più continuo. Dopo l’iniziale exploit, vedasi le partite con la Virtus Bologna, il periodo vissuto dal centro ex Torino non è stato dei più semplici, come affermato dallo stesso giocatore in un’intervista (qui le parole). Con un clima migliore e con compiti ancora più precisi Diop è però riuscito ad alzare il suo livello, soprattutto in attacco. Un buon impatto contro Pesaro in difesa, poi decisivo contro Trento nel secondo tempo e una buona gara nell’ultima uscita di Brescia. I miglioramenti sono evidenziati da un plus-minus medio tra i più positivi della squadra (4,7) ma soprattutto da una cattiveria agonistica diversa sotto i tabelloni. Aspetto su cui Diop ha dovuto lavorare per fare un passo avanti rispetto a quanto mostrato nella scorsa stagione e che ora sta dando i suoi frutti. Vero è che rimangono lati del gioco su cui sarà necessario fare un ulteriore step, sia dal punto di vista mentale dove serve più freddezza in certi momenti, che dal punto di vista del gioco, per lo più nelle situazioni di spalle a canestro. Ma in casa Sassari ha un importante potenziale che in questa annata si sta esprimendo con più continuità.

Segnale importante per la prossima stagione ma soprattutto per il futuro più prossimo, con i biancoblù che nelle cinque sfide dopo la pausa avranno tre scontri diretti in chiave playoff contro Venezia, Varese e Tortona (qui la news sul calendario). Un periodo in cui sia Stephens che Diop dovranno provare a continuare a dare con continuità un apporto decisivo quanto a volte apparentemente silenzioso.

Matteo Cardia

 

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