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Si ritira una colonna del calcio sardo, Pierluigi Porcu: “Chiudo senza rimpianti”

Pierluigi Porcu in scivolata con la maglia della Torres
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Dopo trent’anni trascorsi sui campi tra professionismo e dilettanti, Pierluigi Porcu appende gli scarpini al chiodo. A 46 anni si chiude la carriera di uno dei difensori più longevi e rappresentativi del calcio sardo, capace di collezionare 731 presenze e 75 gol, numeri importanti per un centrale difensivo. L’ultima tappa è stata quella alla Gioventù Sarroch, in Prima Categoria, dove è andato vicino al salto in Promozione. Ma il percorso di Porcu attraversa gran parte della storia recente del calcio isolano. Cresciuto nella Primavera del Cagliari, ha vestito, tra le altre, le maglie di Selargius, Villacidrese, Castiadas, La Palma, Villasimius, Tempio e San Marco Assemini, tra Serie D, Eccellenza e Promozione. Il capitolo più significativo resta però quello vissuto alla Torres, dal 2002 al 2008, intervallato dalle parentesi con Tempio e Villacidrese.

Il ritiro
«Era arrivato il momento. L’ultima stagione in Prima Categoria ha accelerato questa decisione. Non per un senso di superiorità, ma perché nei campionati dilettantistici spesso il calcio diventa un “dopo lavoro” e a un certo punto ho iniziato a faticare nel condividere certi aspetti. Da bambino sogni sempre di diventare calciatore e farne il tuo mestiere. In parte ci sono riuscito, perché ho sempre vissuto di calcio. Non sono arrivato in Serie A, ma ho ottenuto ciò che meritavo. Ho fatto quello che amavo fino a quasi 46 anni e non ho rimpianti».

Il salto in Serie C1
«Quando arrivai a Sassari avevo 22 anni e tanta voglia di confrontarmi con una realtà importante. La C1 di allora era una categoria durissima, quasi una Serie B per qualità e competitività. Sono stati anni fondamentali per la mia crescita come uomo e come calciatore. Bisognava lottare ogni giorno per conquistarsi spazio».

Allenatori
«Da ogni tecnico ho imparato qualcosa, ma mister Mereu è stato una costante del mio percorso. Tra Villacidrese, Torres, Tempio e Castiadas abbiamo condiviso tanti anni e sicuramente ha avuto un ruolo importante nella mia crescita».

Sugli avversari e compagni
«In ogni categoria ho incontrato giocatori fortissimi. Ricordo con piacere sfide contro El Pampa Sosa e Calaiò, che facevano parte di quel Napoli che in Serie C rappresentava una realtà fuori categoria. Tra i compagni, invece, porto nel cuore Giacomo Chessa: insieme, tra Selargius e Villasimius, abbiamo vinto due campionati e in campo ci completavamo a vicenda».

Sugli obiettivi raggiunti
«Le vittorie sono state grandi soddisfazioni, ma per me conta soprattutto raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche gli anni di Sassari restano tra i più belli: ottenemmo salvezze importanti e nel 2006 sfiorammo la Serie B attraverso i playoff».

Sul futuro
«Tra le immense gioie che mi ha dato il calcio, qualcosa me lo ha anche tolto. Recupererò un po’ di tempo con la famiglia e gli amici, poi ci sarà sempre spazio per il calcio. Ho un figlio di 14 anni che gioca, ho un centro sportivo con altri quattro soci, dunque avrò i miei impegni».

 

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