Così fa male, tanto male. C’è stato un preciso momento al Città d’Arezzo, subito dopo il 3-1 dei padroni di casa e al gol della Vis Pesaro contro la Sambenedettese per il momentaneo 2-1, in cui gran parte della tribuna aretina ha iniziato a esultare con dirigenti e giocatori, sempre in tribuna, della Torres. Si stava delineando una doppia festa che in Toscana e in Sardegna piaceva un po’ a tutti. Delirio collettivo a regioni unificate che però è durato veramente attimi, il tempo della rimonta Samb in qualche minuto. La festa dell’Arezzo è andata avanti fino all’alba, per la Torres rialzarsi e trovare la forza giusta in vista del playout contro il Bra invece sarà un percorso più complesso.
Resettare la testa
Le immagini del concitato, per usare un eufemismo, finale tra Vis Pesaro e Sambenedettese, le hanno viste tutti e ognuno si è fatto la propria idea di ciò che è successo. Si è delineato in modo sadico e perfetto quello che un po’ tutti a Sassari temevano nel post partita di Torres-Gubbio 0-0. La società si è esposta nella serata di ieri, con ancora la rabbia in corpo e la bile in circolo, con le parole del presidente Stefano Udassi che ha chiesto un’analisi approfondita di quello che è successo nel finale di gara a Pesaro. Un messaggio, un segnale, voluto per dimostrare che il club non vuole entrare in aperta polemica con nessuno ma che non ha nemmeno intenzione di girare la faccia senza almeno esprimere una smorfia di sdegno. Ora però le immagini di Vis Pesaro-Sambenedettese devono essere rimosse in fretta dalla testa e dalla pancia dei rossoblù. La rabbia, la voglia di prendersi ciò che non si è ottenuto sul campo nella stagione regolare, possono essere benzina per una formazione che spesso ha mancato l’appuntamento con il destino in stagione. Ma al tempo stesso questi sentimenti non devono trasformarsi in frenesia o peggio ancora in una caccia all’alibi.
Zero alibi, solo presa di coscienza delle proprie responsabilitÃ
La Torres si è messa nelle condizioni dell’inferno dei minuti finali di Pesaro con le proprie mani, aveva la possibilità di tracciare la propria strada e invece è arrivata alla fine dovendo sperare anche nei risultati altrui. Questo è lo specchio nel quale specchiarsi da qui fino a sabato 9 maggio quando prenderà il via il playout a Sestri Levante contro il Bra. Presa di coscienza di una stagione dove la Torres si è messa nella situazione nella quale la fetta biscottata possa cadere sempre dal lato della marmellata. Con la speranza di trovare nel colpo di coda la forza mentale per evitare che questo accada anche contro il Bra, mai battuta in stagione (due volte 1-1). Con l’Arezzo i rossoblù hanno resistito meno di un’ora, giocando bene fino a quando la testa non è andata direttamente a Pesaro, come confessato dallo stesso Greco al termine del match, fino a quando le gambe non hanno girato più come a inizio gara per una squadra che comunque atleticamente non sembra stare poi così bene, complici i vari infortuni. E ovviamente nel finale la superiorità , anche mentale, dell’Arezzo ha fatto il resto. La Torres ora ha la qualità e le carte per salvarsi contro il Bra, ma è una frase che a Sassari abbiamo ripetuto per tutta la stagione rimandando alla domenica dopo un appuntamento giusto che non è mai arrivato. Ora devono crederci soprattutto il club e la squadra di Alfonso Greco, per tirare fuori quel qualcosa in più, quel killer instinct senza il quale la Serie D non sarà solo una grande paura.
















