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Scintille e sterili polemiche: la verità è che questo Cagliari da favola ora dà molto fastidio a tutti

Daniel Maldini festeggia il gol durante Cagliari-Juventus | Foto Luigi Canu
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“I sogni son desideri, di felicità. Nel sonno non hai pensieri, ti esprimi con sincerità. Se hai fede chissà che un giorno la sorte non ti arriderà. Tu sogna e spera fermamente. Dimentica il presente. E il sogno realtà diverrà”. Non sappiamo se in ritiro a Ponte di Legno, magari in una serata di pioggia, Fabio Pisacane abbia messo su il VHS con Cenerentola nella sala cinema dell’hotel Blu Acquaseria, quello che è certo è che questo Cagliari, nato dalla fame di voler continuamente dimostrare, è riuscito e sta riuscendo a far sognare la sua gente. Roba mica da poco.

Momento
L’ultimo 1-1 in casa contro la Juventus, sapendo soffrire ma anche con il rammarico di aver tenuto sotto per 81 minuti una squadra, come quella di Spalletti, costruita per altre prestazioni e ambizioni, è un po’ il ballo di gala per un Cagliari che alla mezzanotte non vuole andare via ma vuole continuare a fare festa. E d’altronde dopo sei turni, che sono pochissimi ma che comunque danno già diversi segnali, questa formazione sta dimostrando di star bene con il vestito da “grande”. Abito che non potevano permettersi, ma che per ora sembra cucito su misura per i rossoblù. Sicuramente una squadra costruita con saggezza, ma anche con tantissima attenzione al bilancio, che sta andando oltre i propri limiti grazie a uno spirito e a una identità che sono a immagine e somiglianza del proprio tecnico. Un Pisacane che ha fatto un “bidibi bodibi bu” ai suoi trasformando e plasmando un Cagliari che sa difendersi in 11, che sa palleggiare, che sa ripartire, che sa essere cinico e attirare a sé la fortuna. E il fatto che, dopo i tanti complimenti dei mesi scorsi, ora a questa squadra arrivino anche le prime critiche da fuori (“hai insegnato bene ai tuoi anche a perdere tempo”, cit. Luciano Spalletti) è un attestato di merito. Vuol dire che ora il Cagliari di Pisacane dà fastidio. Ed essere e sentirsi fastidiosi è la situazione in cui un gruppo da totali underdog come questo può esaltarsi.

Il gruppo
Un Cagliari che ha una forte identità, con un Daniel Maldini titolare di una scarpetta di cristallo che realizza solo gol d’acciaio. Con un Mendy simbolo di stoicismo, così come Deiola. Con un guascone come Mina, con un Winks centrifugato salutista di classe ed eleganza. Con un Romano, un Zé Pedro e un Rodriguez da applausi. Con un Adopo monumento da venerare. Con un Caprile in odore di santità. Una squadra dove fai prima a celebrare il gruppo che a incensare il singolo. Dimmi poco. Da tempo, con così tanta costanza, il Cagliari non sapeva esaltare la sua gente in questo modo. Chiaro, ora stare con i piedi di piombo sulla terra è fondamentale. Intanto però è anche giusto godersi le sensazioni nuove, quelle che si provano a passare un’altra settimana in zona Champions League. Ma a Monza bisognerà andare con l’umiltà di chi arriva vestito di stracci e poi si prende la scena. L’ennesimo incantesimo di una squadra che ha l’obbligo morale di continuare a spingere sull’acceleratore. Anche perché sarebbe bello credere che non ci sia un orario in cui tutto questo svanirà. E va anche detto che questa rosa arriva da un percorso preciso, fatto in campo, fatto nel mercato e fatto soprattutto di un lavoro certosino del proprio tecnico per entrare nella testa dei suoi calciatori. D’altronde come sempre nelle favole prima della polverina magica c’è tanto fango che qualcuno ha spalato per rendere tutto possibile. Non sarà un Cagliari da quarto posto, ma se non si può stupire ora quando?

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