Erba alta, errori arbitrali, intensità e reazione, solita emergenza, un eurogol, battibecchi veri o presunti tali e abbracci reali o presunti tali. Cagliari-Como è stato questo e tanto altro. Il fatto che al termine della gara della Domus Cesc Fabregas, tecnico dei lariani, abbia cercato più scuse, “il campo non bagnato di proposito dagli avversari” o il sempreverde “stiamo giocando ogni 4 giorni”, oppure ancora “vogliono attaccare alla mia squadra delle etichette per forza per trovare sempre un qualcosa che non vada”, rende bene l’idea della partita sporca e per niente semplice che sia stata per una delle formazioni più in forma e lanciate verso un posto europeo di peso dell’intera Serie A. Non a caso lo stesso talentuoso ex centrocampista ha definito il successo per 2-1 in Sardegna come “La vittoria più importante della stagione nella gara più difficile del campionato in corso”.
Situazione rossoblù
Difficile criticare, se non in modo costruttivo come sempre è lecito fare, la prestazione del Cagliari contro il Como. La squadra di Pisacane ha provato a impattare forte nel match con tanta intensità, anche uomo su uomo visto il centrocampo fatto più di muscoli che di qualità, e per un quarto d’ora la strategia sembrava quella giusta. Poi l’errore in uscita di Adopo, la transizione rapida di un Como abile a fare anche la “provinciale” nei 90’, e la sfortuna di un rilancio non riuscito per Dossena. Ma anche dopo la prima rete dei comaschi i rossoblù, imbottiti dei soliti giovani e con almeno 5-6 titolari e co-titolari in infermeria e con un Kiliçsoy in leggera flessione magari anche a causa del Ramadan, non si sono disuniti e anzi nella ripresa hanno spesso costretto il Como a ripiegare. I numeri del match restituiscono un quadro che va oltre ogni giudizio fatto di passione, rabbia o euforia da stadio e social: 3 tiri a 2 nello specchio a favore del Cagliari (dato che risponde a chi chiedesse più attaccanti rispetto alla mossa Folorunsho falso centravanti), possesso palla del 43% contro 57% totale ma nel secondo tempo a favore del Cagliari per 51% a 49%, vantaggio territoriale per i rossoblù (52% vs 48%). Alla fine la differenza, in una gara fatta di strappi, lotta e battaglia nello stretto l’ha fatta la maggiore qualità dei singoli del Como, nonostante molti dei più attesi come Nico Paz siano stati abilmente silenziati dagli stessi ragazzi di Pisacane. Non a caso senza l’eurogol di Da Cunha probabilmente la partita sarebbe finita con un pareggio.
Accuse e momento
Nonostante la buona prestazione ancora una volta a finire nel mirino delle tante critiche social rossoblù è stato l’allenatore Pisacane. Che come ogni allenatore al mondo sicuramente non è privo di colpe e responsabilità. Magari le ultime sono delle accuse accentuate anche da una classifica che ancora non lascia sereno il Cagliari per la salvezza, nonostante il vantaggio di 6 punti (in attesa della fine del turno) sulla zona rossa. Ma non solo. Pare evidente che Pisacane continui a soffrire di un richiamo diretto dall’essere l’uomo scelto da Tommaso Giulini, l’esordiente a cui non perdonare nulla, con il tecnico napoletano che paga anche una speranza naturale da parte dell’ambiente di voler vivere qualcosa di diverso dopo le ultime due sofferte stagioni in A con Ranieri e Nicola. Senza dimenticare che spesso, come successo nel mercato di gennaio, sulla costruzione della rosa la cassa ha battuto 2-0, un gol per tempo, l’equilibrio sul campo in termini di cessioni. Tutti aspetti difficili da far digerire dopo una sconfitta a chi segue con passione un club. Eppure questo Cagliari che gioca con uno spirito giusto nonostante le tante assenze e contro una delle formazioni più in palla e con più margini della Serie A a chi vi scrive continua a piacere. Pur con tantissime lacune tecniche e come normale anche con errori da matita rossa, da parte di chi gioca, chi allena e chi muove i fili in tribuna. L’impressione è che se una prestazione così, anche con una sconfitta, l’avesse fatta il Cagliari di Ranieri staremo parlando di un cuore gettato oltre l’ostacolo. Perché alla fine tutto si riduce al punto di vista che ti costruisci e questo Cagliari di Pisacane ha costruito un buon bigliettino da visita fuori dalla Sardegna, dove spesso raccoglie applausi, ma in città ancora non ha convinto tutti. Stranezze, e bellezze in un certo qual modo, del calcio. D’altronde dal punto di vista esterno al Como anche le parole di un Fabregas vittorioso riferite a erba alta, scelte tattiche del Cagliari, problematiche date dalle due partite a settimana (curioso come aspetto critico per una squadra che mira all’Europa), sanno di semplici giustificazioni. Ma chi vince ha sempre il punto di vista giusto, chi perde deve spiegare come ha perso. E il Cagliari ha perso solo perché questo Como ha giocatori più forti qualitativamente. Tosta da digerire per chi sogna da anni qualcosa di diverso dalla salvezza. Un boccone amaro che non permette magari a molti di vedere la crescita di alcuni giovani e la possibilità di costruire una rosa interessante, se ci sarà la bravura in programmazione in capo alla società, con i calciatori valorizzati nell’ultimo periodo. Magari è una magra consolazione, magari siamo ottimisti noi, ma ci sembra già un salto in avanti rispetto agli anni, non troppo lontani, in cui gli obiettivi erano gli stessi, al ribasso, e la programmazione futura del club sembrava in mano al caso o all’episodio.
























