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Nonostante una continua rivoluzione resta un Cagliari che sa soffrire, ma è un’abilità che va curata

Fabio Pisacane durante Cagliari-Inter | Foto Luigi Canu
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Saper soffrire senza arrendersi nella vita è una nobile arte. Un concetto che sembra ben radicato anche nel Cagliari di Fabio Pisacane. Aspetto già apprezzato, con qualche passaggio a vuoto, nella passata stagione rossoblù e confermato anche in queste primissime uscite. Cosa non scontata vista la profonda rivoluzione, quasi esclusivamente fatta con giocatori in prestito, portata avanti dai sardi in questa estate di calciomercato.

Sofferenza e sacrificio
Contro l’Inter nella seconda giornata di questa Serie A il Cagliari ha preso gol dopo 9 minuti e poi ha dovuto abbassare la testa e contenere per un tempo le sfuriate nerazzurre. Vero, con maggiore lucidità i ragazzi di Chivu avrebbero ampiamente chiuso la pratica nella prima frazione. Ed è altrettanto vero che in campo si è vista una netta differenza, come è d’altronde fisiologico tra una squadra che è campione d’Italia in carica e una che si è salvata lottando quasi fino alla fine, anche se regalandosi diverse domeniche di gloria anche in campi inaspettati appena qualche mese fa. In altri momenti della storia più o meno recente rossoblù però la partita, anche dal punto di vista emotivo, sarebbe sfuggita di mano prima, soprattutto pensando a un Cagliari che è una continua porta girevole in questi ultimi giorni di calciomercato. E invece la squadra di Pisacane è riuscita a tenere la bussola sempre ben salda e alla fine ci ha provato, più con la forza dei nervi che con la qualità che davanti sta mancando, rimanendo comunque aggrappata fino alle ultime preghiere all’incontro.

Testa
Disunirsi e perdere definitivamente l’orientamento in una sfida come quella della Domus era abbastanza facile, specie per una squadra che ha cambiato pelle e deve ancora capire, visto che siamo agli inizi, cosa potrà fare o non fare in questa annata. E probabilmente proprio da questo spirito da battaglia dovrà ripartire la squadra di Pisacane in vista della prossima sfida con il Lecce, sempre in casa, che invece diventa subito una prova del 9, dopo Parma e Inter, per testare la reale forza di questo gruppo in campionato (con l’intermezzo della Coppa Italia contro il Verona).

Su alcuni innesti si capisce chiaramente la strategia del club. Si pensi all’inserimento lampo di Romano, che iter burocratico permettendo con ogni probabilità sarà convocato a stretto giro dal ct Mancini. Con buona pace del selezionatore della Svizzera Yakin presente ieri alla Domus. Oppure a Kofler. Vedere giocare una linea centrale del 2005 (Rodriguez insieme all’ex Sudtirol) contro l’Inter e farlo in crescendo nella ripresa è uno di quei segnali da sottolineare in positivo. Che è simbolo anche di un certo tipo di coraggio che spinge questa formazione dalla panchina. Su molti altri innesti al momento viene difficile interpretare quella che sia la visione del club. Con tanti prestiti di giocatori a caccia di un riscatto, un trampolino, un’ultima chiamata, a Cagliari. Non la situazione ideale per costruire qualcosa di solido a immagine e somiglianza di chi guida da bordocampo. Con l’anno scorso che aveva già insegnato come alcuni dei giocatori in prestito con meno ambizioni future in rossoblù avessero fatto quel piccolo passo indietro nel momento sbagliato e decisivo della volata salvezza. Questioni di consapevolezze inconsce o chi sa che altro. E questa sembra una nuova sfida anche per Pisacane, che fin qui è riuscito a mantenere intatto lo spirito del suo Cagliari nonostante gli stravolgimenti e sicuramente qualche addio doloroso. Soffrire per poi colpire e da lì soffrire di meno. L’Inter vale come insegnamento per una squadra che se manterrà intatta questa capacità potrebbe superare momenti di difficoltà, periodi di ambientamento più o meno lunghi dei nuovi arrivati e normali mareggiate di una lunga e complessa Serie A.

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