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Da Alghero al trionfo a Spa-Francorchamps: Umberto Troisi e la forza di sognare

Umberto Troisi festeggia dopo un successo in sella alla Ducati
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Un’infanzia tra mare, pane e minimoto ad Alghero, il riscatto dopo la malattia, il trionfo nel Tempio della Velocità di Spa Francorchamps e il sodalizio con l’ex iridato Luca Scassa. Storia e tecnica di Umberto Troisi, pilota sardo che ha abbattuto ogni barriera a 300 km/h. Abbiamo fatto una chiacchierata con il rider catalano, impegnato nel Campionato Italiano ed Europeo Paralimpico (International Handy Bridgestone Cup / OCTO Cup – Di.Di.)  con la Ducati Panigale del PuntomotoCorse.

Qual’è il tuo primissimo ricordo legato alle moto e che ruolo hanno avuto Alghero e l’ambiente sardo nei tuoi primi passi?
“Il mio primissimo ricordo risale a quando avevo circa 7 anni. È un’immagine chiarissima: mio padre che apre il cofano dell’auto e dentro c’è una minimoto. Ricordo ancora la marca, una Vittorazzi con la livrea della mitica Ducati 888. Tutto è iniziato perché un ragazzo amico di famiglia aveva realizzato una pistina improvvisata all’interno del cortile di una vecchia rivendita di auto ad Alghero, tracciando i cordoli con la vernice bianca e rossa per terra e usando le balle di fieno come protezioni. Da lì è partito tutto”.

Qual è stato poi il tuo percorso verso le gare e l’agonismo?
“Qualche anno dopo, la passione per le due ruote si è affiancata a quella per i kart. Poi ho dovuto fare una pausa dal motorsport: tra i costi elevati delle trasferte dalla Sardegna, gli impegni e soprattutto mia madre che giustamente non voleva facessi troppe assenze a scuola per via dei continui viaggi verso il Continente, ho dovuto fermarmi per un po’. Ma il fuoco sotto la cenere, quello non si è mai spento”.

Senza filtri: come è cambiato il tuo percorso fisico dopo la scoperta di una grave malattia e dove hai trovato la spinta per fare del motorsport il terreno del tuo riscatto?
“Il riavvicinamento al motorsport è arrivato dopo un periodo difficilissimo della mia vita: la battaglia contro un tumore alla gamba. Durante un anno e mezzo di degenza a letto, ho iniziato a documentarmi e ho scoperto la Kliktronic, un’azienda inglese che aveva brevettato un pistoncino elettromagnetico per automatizzare il cambio sui sidecar. Una volta guarito dalla malattia, son rimasto con un’invalidità permanente alla gamba sinistra che non posso più muovere e così ho montato quel sistema sul Monster di mio padre. Lì è cambiato tutto: sono tornato in sella, son tornato vivo. Siccome pero’ la sfortuna ci vede benissimo ho avuto un incidente in strada e così ho capito che il posto giusto per correre era solo la pista”.

Com’è scattata la scintilla per il campionato paralimpico?
“Durante un turno di guardia in Marina, mi sono imbattuto nel video di un pilota francese disabile che usava il mio stesso sistema di cambio in gara. Ho contattato Emiliano Malagoli e Chiara Valentini dell’associazione Diversamente Disabili (Di.Di.), ho fatto il loro corso nell’estate 2017 e a settembre dello stesso anno ero in griglia al Mugello come wildcard… ma a bordo di un Hypermotard. Da quel momento è stato un crescendo fantastico”.

Quando allacci il casco e si spengono i semafori, la disabilità scompare. Che messaggio speri di trasmettere?
“Le prime volte lo vivevo come un momento solo mio: io e la moto, immerso tra adrenalina, ansia e paura. Poi col tempo, e vedendo la bellezza di questo campionato e andando avanti con l’esperienza ho capito che potevo essere d’esempio. Nel mio piccolo, voglio dimostrare a chi sta affrontando un momento buio che un percorso difficile si può superare e che lo sport è una terapia straordinaria”.

Oltre a essere un pilota d’élite, ci sono il lavoro nell’attività nautica di famiglia e la vita privata. Come riesci a conciliare tutto?
“All’inizio della carriera agonistica riuscivo a ricavarmi molto più tempo libero. Negli ultimi anni, tra lavoro e famiglia, il tempo si è ridotto, ma la passione è rimasta identica anzi oserei dire è aumentata ancor più. Si fa qualche sacrificio, si incastrano tutti gli impegni, ma quando ami quello che fai una soluzione si trova sempre”.

Come vivono in casa e in famiglia questa tua passione a 300 km/h?
“I miei due figli sono ancora piccoli e la vivono con leggerezza e divertimento ma sono i miei primi tifosi e sono molto curiosi e orgogliosi. La mia compagna, invece, non ama particolarmente le due ruote e ammetto che non la vive benissimo quando sono fuori in trasferta per le gare ma è essenziale e determinante il suo supporto”.

Che valore ha per te mostrare ai tuoi figli l’importanza della tenacia?
“Insegno sempre ai miei figli che non esiste qualcosa di impossibile: esistono le cose difficili, e per ottenerle bisogna lavorare ancor più duramente. Spero che le mie conquiste in pista possano essere un esempio di vita per il loro domani, per far capire che l’impegno paga sempre”.

Quali sono i tuoi circuiti preferiti e i tratti che ti fanno trattenere il fiato?
“Il Mugello è nel mio cuore ed è per me un luogo magico: è la pista del mio debutto, dove condivido gioie e purtroppo anche qualche dolore per qualche caduta abbastanza importante. Dalla staccata della Casanova fino all’uscita dell’Arrabbiata 2 è una sequenza mozzafiato ad ogni singolo giro, è un susseguirsi di emozioni e di adrenalina che si ripete giro dopo giro”.

Come descriveresti il tuo stile di guida e la gestione della potenza della tua Ducati Panigale V4?
“Prediligo uno stile di guida fluido e di percorrenza, motivo per cui impazzisco per tracciati veloci come Spa e il Mugello. Per quanto riguarda la potenza… a dire il vero i cavalli non li ho mai contati più di tanto! Che si tratti di una minimoto, di una pitbike o di una Superbike da oltre 200 cavalli, quello che mi gasa davvero è la competizione: la caccia al crono e il confronto con gli altri”.

Com’è nata la collaborazione con il Team PuntoMotoCorse cosi importante a livello nazionale?
“Ho conosciuto il team durante la mia gara d’esordio al Mugello nel 2017 e dal 2018 corro ufficialmente con loro. Per me è un onore immenso lavorare con un pilota dal palmarès internazionale come Luca Scassa ed essere supportato da un gruppo di meccanici eccezionali guidato da Luigi Scassa. L’esperienza di Luca e del Team è fondamentale nel tradurre le mie sensazioni di guida in regolazioni millimetriche sull’assetto e sulle sospensioni”.

Che sensazioni si respirano nei box prima della partenza?
“Nessun rito scaramantico in particolare. Prima del via provo sempre uno strano mix di tensione e paura, seguito da un attimo di quasi sonnolenza… che si trasforma in concentrazione assoluta nell’istante esatto in cui abbasso la visiera”.

Vincere e siglare il record a Spa-Francorchamps è il tuo traguardo simbolo. Ci racconti quel momento?
“Un’emozione indescrivibile che mi porterò dentro per sempre. Fu un weekend perfetto: pole position, vittoria in Gara 1, vittoria in Gara 2 e record di categoria. Dopo la bandiera a scacchi, arrivato alla staccata della Source, dovetti accostare e fermarmi perché non vedevo più niente per le lacrime di gioia negli occhi… E l’Eau Rouge-Raidillon? Una compressione pazzesca, indescrivibile la scarica di adrenalina, lo speaker che gridava il mio nome sbagliandolo in Truasi Truasi winner !!  e il pubblico in piedi ad applaudire. Meraviglioso!”

Come gestisci gli allenamenti e la complessa logistica partendo da Alghero?
“Vivere in Sardegna è meraviglioso ma per il motorsport è una sfida continua. Per allenarmi uso molto le pit-bike alla Pista del Corallo di Alghero o sul bel tracciato molto tecnico di Tramatza insieme ad altri piloti. Ovviamente spesso mi alleno sul grande circuito di Mores, che è una struttura enorme con grande potenziale, gestita da un Patron come Omar Magliona con una passione immensa e che meriterebbe degli sviluppi e crescita. Per abbattere i costi folli dei traghetti e delle trasferte con furgone, ho fatto una scelta logistica: la Panigale V4 con cui corro resta direttamente nella sede di PuntomotoCorse ad Arezzo cosi da poter effettuare i trasferimenti per le gare in aereo. Per questo devo ringraziare gli sponsor e i partner che negli anni mi hanno sostenuto: senza il loro supporto non potrei vivere questo sogno”.

Come sta andando la stagione attuale e quali sono i prossimi obiettivi?
“Purtroppo questa stagione ha riservato qualche imprevisto. Sarei dovuto essere a Valencia per la tappa dell’Europeo a Settembre, ma durante un utilissimo test a Cremona abbiamo avuto delle noie meccaniche che mi hanno costretto a rivedere i programmi e modificare il calendario delle ultime gare stagionali. Ma non mi abbatto: stiamo già lavorando a pieno regime per concludere al meglio in crescendo e anche con un occhio alla prossima stagione che mi vedrà ancora in pista con il team PuntomotoCorse”.

Se potessi incrociare lo sguardo del piccolo Umberto che vedeva la minimoto nel cofano dell’auto di papà, cosa gli diresti?
“Non gli direi nulla ma lo osserverei in orgoglioso silenzio Se oggi sono l’uomo e il pilota che sono, è grazie a quel bambino che non ha mai smesso di sognare, crescendo, imparando dai propri errori e facendo tesoro di ogni singola esperienza che la vita gli ha messo davanti”.

Massimo Piras

 

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