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Cagliari Primavera | A Milano un passo indietro: gli errori frenano la ricerca di continuità

Alberto Gallego durante Cagliari-Bologna Primavera
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Due gare a Milano, due sconfitte. Questa volta con proporzioni meno pesanti rispetto alla sfida contro l’Inter, ma con nuove domande ad accompagnare il viaggio di ritorno. Il Cagliari Primavera cade per 2-0 contro il Milan, che ritrova il successo dopo tre giornate senza vittorie approfittando delle disattenzioni e della poca concretezza dei rossoblù. Un passo indietro rispetto alla reazione che aveva permesso di riacciuffare il Monza in extremis. Il successo dei rossoneri è meritato, ma lascia aperto un interrogativo che accompagna questo avvio di stagione: qual è la dimensione della squadra di Gallego?

Il focus
Due gol, due errori individuali che indirizzano la partita. Prima Kehayov legge male la traiettoria di una punizione laterale e sbaglia i tempi dell’uscita, favorendo il vantaggio di Anastasio. Poi Nuvoli si complica la vita nella gestione del pallone e trattiene Zaramella in area: rigore, espulsione e raddoppio di Cullotta. Un episodio che pesa due volte, perché allontana il Cagliari nel punteggio e lo lascia in inferiorità numerica quando ci sarebbe ancora tempo per provare a rimettere in discussione il risultato. Il 3-5-2 scelto da Gallego non basta a dare sicurezza ai rossoblù. Sarebbe però riduttivo attribuire al solo sistema di gioco una sconfitta condizionata da errori di lettura e di esecuzione. A complicare ulteriormente i piani del tecnico spagnolo, con il senno di poi, è anche il cambio dell’intervallo, con Doppio lasciato negli spogliatoi per fare spazio a Balhaouan. L’espulsione di Nuvoli costringe infatti a rimettere mano all’assetto, sacrificando Costa per inserire Sow e rinforzare una difesa rimasta in inferiorità numerica, proprio quando servirebbe maggiore peso offensivo per recuperare.
Il punto è quanto questa squadra riesca a rendere sostenibili le proprie scelte: costruire dal basso richiede lucidità, precisione e soluzioni per chi ha il pallone. Quando questi elementi vengono meno, il rischio è quello di offrire all’avversario occasioni che finiscono per pesare più di quanto prodotto nell’altra metà campo. Perché il Cagliari, almeno fino all’episodio del rigore, le possibilità per colpire le ha avute. Lo Verde è il riferimento più credibile sulla sinistra, capace di dare profondità e cercare con continuità gli attaccanti. Costa non trova la precisione necessaria per dare seguito al gol contro il Monza, mentre Sugamele fatica ad incidere nonostante qualche buona chance nel primo tempo. Situazioni che raccontano come questa squadra finalizzi molto meno di quanto crei.

Continuità
Le indicazioni positive, dunque, non mancano del tutto. Oltre a Lo Verde, la prova di Mawassa offre un riferimento importante nei duelli difensivi. Più complicato il discorso in mezzo al campo, dove la fisicità di Akarakiri non sempre si accompagna alla scelta giusta in impostazione e Goryanov fatica nuovamente a lasciare il segno. L’impressione è che al Cagliari manchi ancora la capacità di collegare con continuità le qualità dei singoli, dando ordine e sviluppo alle proprie iniziative. È qui che il lavoro di Gallego deve trovare risposte. Il carattere mostrato contro il Monza resta un elemento su cui costruire, ma per crescere serve anche riuscire a tenere aperte le partite senza complicarsele da soli. A Milano il Cagliari ha pagato sia ciò che ha concesso sia ciò che non ha sfruttato, finendo per rendere molto più difficile una gara nella quale aveva comunque trovato spazi per fare male. Dare oggi una definizione precisa delle ambizioni rossoblù sarebbe prematuro. Più chiara, invece, è la priorità: ridurre le disattenzioni e rendere meno episodiche le cose che funzionano. La dimensione di questo Cagliari passerà soprattutto da lì, dalla capacità di trasformare i segnali incoraggianti in abitudini.

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