agenzia-garau-centotrentuno
sardares

Cagliari, la “sofferenza organizzata”: cosa c’è dietro il primato in difesa

L'esultanza dei rossoblù dopo il gol in Udinese-Cagliari | Foto Valerio Spano
sardares
sardares
sardares
sardares

Due gol subiti in cinque giornate, tre clean sheet, dodici punti e un quarto posto che certifica l’ottimo avvio del Cagliari di Fabio Pisacane. Numeri a cui si aggiunge un primato: quella rossoblù è, a oggi, la miglior difesa della Serie A. Un dato che però non racconta da solo quanto visto in campo, perché il Cagliari non è stato sempre impermeabile e in alcune gare ha concesso parecchio agli avversari. La differenza, finora, l’ha fatta soprattutto la capacità di rimanere compatto anche nei momenti più complicati. Quella “sofferenza organizzata” citata da Pisacane dopo la vittoria di Udine e diventata uno dei tratti più interessanti di questo inizio di stagione.

Una difesa che comincia lontano da Caprile
“Non mi preoccupa la sofferenza se è organizzata”, ha spiegato Pisacane dopo la vittoria di Udine. Una frase che fotografa bene quanto visto nelle prime cinque giornate. Guardare solamente gli uomini della linea arretrata sarebbe infatti riduttivo: uno dei principi sui quali il tecnico sta insistendo maggiormente è il coinvolgimento dell’intera squadra nella fase di non possesso. Lo si è visto chiaramente a Bergamo. Contro un’Atalanta capace di occupare il campo con tanti uomini e creare superiorità sulle corsie, il Cagliari aveva preparato una serie di accorgimenti specifici. Lo stesso Pisacane nel post partita aveva spiegato la volontà di creare una situazione di parità sulla sinistra contro Bellanova, il compito affidato a Mendy per schermare Kessié e il lavoro richiesto a Maldini e Adopo nelle uscite sui portatori avversari. Dettagli che raccontano una fase difensiva costruita partendo dagli uomini più avanzati. Mendy non è chiamato solamente ad attaccare la profondità, così come Maldini non deve esclusivamente inventare negli ultimi metri. Dietro di loro il centrocampo deve scivolare, accorciare e coprire gli spazi che inevitabilmente si aprono quando il Cagliari prova ad aggredire più alto. È una catena: quando uno degli anelli viene saltato, quello successivo deve essere pronto a intervenire.

Bergamo e Udine, due vittorie diverse
È forse confrontando le ultime due trasferte che si comprende meglio il lavoro fatto finora. A Bergamo il Cagliari ha difeso anche attraverso il proprio piano gara. Ha scelto i riferimenti, provato a indirizzare il possesso dell’Atalanta e trovato gli spazi per ripartire. Non è stata una partita trascorsa esclusivamente davanti alla propria area: i rossoblù sono riusciti a trasformare alcuni recuperi in situazioni offensive, sfruttando la profondità e le caratteristiche dei propri uomini. A Udine, invece, è servito qualcosa di diverso. Dopo il vantaggio di Maldini la pressione dei friulani è aumentata e il Cagliari è stato costretto progressivamente ad abbassarsi. Meno possibilità di uscire, più palloni da difendere dentro e intorno all’area, più duelli e seconde palle da gestire. Due modi differenti di proteggere un risultato: a Bergamo attraverso una partita più dinamica e costruita sugli accoppiamenti, a Udine attraverso una resistenza più marcata. Il punto di contatto sta nella capacità di accettare che una gara possa cambiare volto senza necessariamente perdere la propria organizzazione.

Gli interpreti in difesa: tra fedelissimi e seconde scelte
Nelle prime cinque giornate Pisacane ha scelto per quattro volte lo stesso undici iniziale. Una continuità quasi “sarriana” per un tecnico che, allo stesso tempo, ha dovuto fare i conti con diverse assenze e con alcuni calciatori ancora alla ricerca della condizione migliore. L’unico cambio è arrivato a Udine, proprio in difesa, con il ritorno di Yerry Mina al centro del reparto. La scelta di puntare sul colombiano potrebbe sembrare scontata, ma lo stesso Pisacane alla vigilia della gara aveva scherzato anche sul fattore scaramanzia: “Squadra che vince non si cambia”. Una frase fatta che racchiude però un concetto più ampio. Perché una delle principali sorprese dell’inizio di stagione è stata proprio Alessandro Deiola. Il sangavinese è stato utilizzato da centrale in quattro delle prime cinque giornate, una soluzione già vista a fasi alterne nelle scorse stagioni e che ha dato risultati esaltanti in questo inizio stagione. Solo a Udine Deiola è tornato in mezzo al campo, in coincidenza con il rientro di Mina. Una scelta che ha portato al sacrificio di Jacopo Fazzini per aggiungere fisicità e quantità in mediana contro un centrocampo friulano altrettanto strutturato. Più che individuare un titolare al posto di un altro, il tema per Pisacane sarà capire quale combinazione possa adattarsi meglio alle caratteristiche delle diverse partite. Mina, in questo senso, aggiunge esperienza, struttura e capacità di difendere l’area a un reparto che aveva già trovato un proprio equilibrio durante la sua assenza. Intorno a loro ci sono poi Zé Pedro, Obert e Juan Rodríguez. Il portoghese è ormai un punto fermo sulla fascia destra, così come lo slovacco sulla sinistra. L’uruguaiano, fresco di convocazione con la propria nazionale, tolta la gara complicata in Coppa Italia contro il Verona, si è invece reso protagonista di un ottimo inizio di stagione. Lo stesso Pisacane ne ha già sottolineato pubblicamente i progressi nella fase di non possesso. Più indietro nelle gerarchie rimangono Rafael Kofler e Giuseppe Aurelio. Il primo ha raccolto tre presenze e 68 minuti in Serie A, il secondo una sola apparizione a Parma per appena tre minuti, mentre entrambi sono partiti titolari in Coppa Italia. C’è poi Yukinari Sugawara, subentrato sia a Bergamo sia a Udine per un totale di 53 minuti. Il giapponese può rappresentare una soluzione interessante soprattutto per la sua propensione offensiva, con la possibilità di interpretare la corsia in maniera differente rispetto a un classico terzino destro. La sua progressiva integrazione nei meccanismi di Pisacane potrebbe quindi aggiungere qualcosa in fase di possesso senza alterare gli equilibri che hanno portato il Cagliari ad avere, dopo cinque giornate, la miglior difesa del campionato.

I numeri raccontano anche un rischio
È a questo punto che le statistiche aggiungono una sfumatura importante. Perché due gol subiti e il primato difensivo potrebbero far pensare a un Cagliari capace semplicemente di concedere pochissimo. Non è sempre stato così. Secondo i dati FotMob, nelle prime cinque giornate gli avversari hanno concluso complessivamente 102 volte, producendo circa 8,8 Expected Goals. Parma e Lecce rappresentano le gare nelle quali il Cagliari è riuscito maggiormente a ridurre la pericolosità avversaria, concedendo appena 1,25 xG complessivi. Contro Inter, Atalanta e Udinese il dato sale invece a circa 7,5. Una differenza sulla quale pesa inevitabilmente anche il livello degli avversari affrontati, ma che aiuta a comprendere meglio la natura della solidità rossoblù. Il Cagliari non è sempre riuscito a impedire agli avversari di creare occasioni: finora è stato però particolarmente efficace nel limitarne le conseguenze. Ed è qui che entra inevitabilmente in scena Elia Caprile.

L’ultimo uomo
Quando tutti gli altri filtri vengono superati, c’è Elia Caprile. Non una novità considerando il rendimento del portiere ex Napoli, protagonista già nell’ultimo anno e mezzo rossoblù. Tre clean sheet nelle prime cinque giornate, il 90,5% di parate e un +2,6 alla voce “Goals prevented”, secondo FotMob, restituiscono la dimensione del suo impatto. Ma ci sono anche aspetti difficilmente sintetizzabili in una percentuale: la sicurezza nelle uscite, la presenza dentro l’area e la capacità di dare tranquillità a una linea che in alcuni momenti è costretta a difendere molto vicina alla propria porta. Udine ne è stata la fotografia più evidente. I friulani hanno chiuso con 26 conclusioni e oltre due xG senza riuscire a segnare. Ma non è stata l’unica occasione nella quale Caprile ha inciso. Contro l’Inter il portiere rossoblù ha contribuito a tenere aperta fino alla fine una partita nella quale i nerazzurri hanno prodotto 31 conclusioni e 3,67 xG, riuscendo a superarlo una sola volta. Meno sollecitato contro Parma e Lecce, Caprile è stato quindi uno degli elementi determinanti nella distanza tra quanto prodotto dagli avversari e i soli due gol effettivamente subiti dal Cagliari. Un rendimento che completa, senza sostituirlo, il lavoro svolto davanti a lui.

Il prossimo passo
Dodici punti sui quindici disponibili e il quarto posto rappresentano un bottino importante, soprattutto considerando che nove di quei punti sono arrivati nelle tre partite chiuse senza subire reti, tutte vinte per 1-0. La classifica infiamma i tifosi, che bramano qualcosa di più della salvezza. Ma ci sarà tempo per valutare il piazzamento finale. La domanda riguarda ora la sostenibilità di questo equilibrio. La capacità di soffrire è una qualità che Pisacane sembra aver già trasmesso al proprio gruppo, riprendendo in parte una filosofia mostrata anche negli anni sulla panchina della Primavera e culminata con la vittoria della Coppa Italia. Allo stesso tempo, i quasi nove xG concessi nelle prime cinque giornate indicano come esistano ancora margini di miglioramento. Il prossimo passo sarà mantenere compattezza, disponibilità al sacrificio e attenzione dentro l’area, riducendo il numero e la qualità delle situazioni nelle quali l’avversario riesce ad arrivare fino a Caprile. E ciò passerà dalla capacità dei rossoblù nel farlo insieme, dal primo uomo chiamato a schermare il possesso avversario fino a quello con i guanti.

sardares
sardares
sardares

Condividere su

Commenti

guest
11 Commenti

CENTOTRENTUNO TV

Continua a leggere...

11
0
...e tu che ne pensi? Lascia un commentox