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Cagliari, l’1-2 sul Milan non sia il dolce ma solo l’antipasto: la gente rossoblù ha ancora tanta fame

Juan Rodriguez esulta dopo il gol in Milan-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Niente infradito, niente telo mare e niente cocktail in mano, con buona pace di tutti coloro che già preconizzavano un Cagliari in gita premio a San Siro, pronto a offrirsi come vittima sacrificale sull’altare di un Milan intenzionato a prendersi i tre punti che sarebbero valsi il terzo posto e la qualificazione in Champions League. I rossoblù di Fabio Pisacane hanno chiuso nel modo migliore possibile una stagione ricca di picchi emozionali, sia nel bene che nel male, dimostrando una volta di più di avere le qualità per potersi togliere più di una soddisfazione anche contro avversari quotati e con budget (e blasone) ben differenti da quelli stanziati all’ombra del Bastione di Saint-Remy.

In surplace
Quattordicesimo posto in classifica, 43 punti messi insieme – terzo rendimento nella massima serie dell’era Giulini dopo i 47 di Rastelli (campionato 2016-17) e i 45 del ticket Maran-Zenga (2019-20) – e scalpi eccellenti messi nella cintura come Roma, Juventus, Atalanta e Milan, l’ultima a rompere un digiuno durato 29 anni, dallo 0-1 del 1996-97 griffato Muzzi. Sono i verdetti che lascia la trasferta di San Siro alla squadra di Pisacane, capaci di centrare la quarta vittoria esterna dopo Lecce, Torino e Firenze. Un successo mai messo in discussione nonostante un Meazza praticamente pieno, con la chiamata alle armi del popolo rossonero che però non ha sortito gli effetti sperati da un Massimiliano Allegri parso svuotato di ogni energia in sala stampa. Un umore del tutto differente rispetto agli oltre 650 sostenitori del Cagliari, che hanno fatto sentire la propria voce nonostante la netta inferiorità numerica. Con le decine di rappresentanti della parte più calda del tifo rossoblù presenti a petto nudo sugli spalti (anche grazie al caldo umido della serata milanese) come perfetta metafora della sfrontatezza vista in campo dagli uomini di Pisacane. Bravi a reagire alla botta iniziale data dal vantaggio di Saelemaekers arrivato dopo soli due minuti di partita, riuscendo a riorganizzarsi e prendendosi tutti gli spazi lasciati liberi da un Milan via via spentosi dopo il gol dell’esterno belga. E così alla Scala del Calcio è stato Gianluca Gaetano a salire sul podio che fu di tanti direttori d’orchestra in calzoncini e bullonate, prendendo figuratamente la bacchetta in mano per dirigere i compagni con una prestazione davvero perfetta, cui è mancato solo l’acuto per tornare a casa con il premio di Mvp del match. Riconoscimento che invece si è accaparrato Gennaro Borrelli, autore del suo quinto gol in Serie A, che ha rimesso la gara in parità. Il 25enne di Campobasso ha riscattato la precedente prova di San Siro contro l’Inter, in cui fece fatica a tenere su il Cagliari e rendersi utile alla squadra. Una lezione evidentemente imparata, che ha premiato la sua grande forza di volontà mista all’umiltà che fa sempre bene a un calciatore di fatto alla sua prima vera annata in Serie A. Di fronte a centravanti ben più titolati (e pagati) di lui come Gimenez e Fullkrüg ha fatto la partita che ci si aspetta da un attaccante di fatica, sbloccandosi anche mentalmente dopo il gol segnato e chiudendo stremato dopo aver dato tutto.

Ambizione
Ma sarebbe un torto non citare ognuno dei rossoblù capaci di espugnare il Meazza, in tutti i reparti. Mina ha giganteggiato come da par suo, sostenuto da una linea difensiva che ha ballato davvero soltanto in occasione del vantaggio milanista, tirando poi su una muraglia inespugnabile per le punte di Allegri. E peccato per le tante occasioni da gol sprecate da un Cagliari che avrebbe meritato un punteggio più largo, per come ha dominato il gioco con la leggerezza mentale di una squadra già salva e vogliosa di fare bella figura nello stadio più iconico del calcio italiano. Una prestazione da 8 in pagella per i rossoblù, che lascia onestamente più di qualche rammarico per la gestione di alcune gare durante la stagione. Come già detto ampiamente, nei prossimi giorni sarà tempo di bilanci e analisi approfondite, ma una cosa la possiamo già dire fin d’ora: i 43 punti sono certamente un ottimo risultato, ma non si commetta l’errore di considerarli un punto d’arrivo. Anzi, devono rappresentare proprio l’opposto, ovvero un punto di partenza per il 2026-27. Un po’ come ha sintetizzato in sala stampa Juanchi Rodriguez, al primo gol in carriera e per di più in un tempio laico come San Siro. “Questo è stato un anno di ambientamento nel calcio italiano, vedo il prossimo come quello della mia consacrazione”. Parole che dimostrano l’ambizione e la voglia di lasciare ancora di più il segno in rossoblù per il 2005 uruguaiano, che devono essere però d’esempio anche per i compagni e, più in generale, per tutta la piazza cagliaritana in vista del futuro. Che ha tutte le carte per essere roseo, grazie anche a quanto seminato durante questa stagione a tratti tormentata. Lo è stato perché non si possono e non si devono dimenticare i due momenti neri del campionato, rispettivamente di 79 (tra Lecce e Roma) e 70 (tra Hellas Verona e Cremonese) giorni senza vittorie, in cui la società contrariamente al passato ha deciso di dare fiducia all’allenatore nonostante le difficoltà. Ora che è tutto finito, si può dire che la scelta ha pagato ed è anche da questo che si deve provare a ripartire.

Futuro
Pisacane ha dato la sua disponibilità a restare a Cagliari, ha fatto capire di volerlo più di ogni altra eventualità professionale. Ma servirà trovare la giusta quadra con la società, attesa in queste settimane da giorni caldissimi per definire quello che sarà il futuro aziendale del club rossoblù. Serve chiarezza per capire la direzione che prenderà la stagione 2026-27, con tanti nodi da sciogliere in fretta per poter subito procedere alla programmazione. Ripartendo dai 43 punti e dal quattordicesimo posto, che deve rappresentare un ulteriore step di crescita per continuare a salire in classifica e coltivare nuove ambizioni. Passando anche attraverso le critiche, doverose e costruttive, perché chi esprime il proprio dissenso – purché in modo civile e dialogante – non lo fa per il gusto di lanciare fango sul prossimo, ma perché profondamente innamorato dei colori rossoblù. E chiunque ami o voglia bene a qualcuno sa che in un rapporto ci sono anche i momenti di disaccordo. Il Cagliari Calcio, inteso come società a 360 gradi, ha ora una grande opportunità, ovviamente densa di responsabilità: non dissipare le energie spese durante la stagione 2025-26, ma le reinvesta per migliorare. E non sono parole vuote, beninteso. L’ultimo giorno di scuola ha dimostrato che il gruppo guidato da Pisacane vale più di un’annata scialba, a patto che non venga smantellato in estate. Al contrario, questa rosa va puntellata in alcuni reparti per far sì che gli schiaffoni presi durante gli ultimi mesi siano serviti per crescere. Basta anni zero, insomma: la piazza rossoblù merita di emozionarsi come a Milano, ma con ben più costanza rispetto a quanto visto quest’anno. La scorsa estate ai tifosi erano state chieste pazienza e maturità: la risposta è stata evidente fino all’ultimo. Ora tocca alla società fare la propria parte, per assecondare la fame della piazza. L’occasione di lasciare il segno è ghiotta, l’importante è non sprecarla. Per il bene di tutti.

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