Un passo indietro inaspettato, sia nei modi che nel merito, soprattutto perché un buon cammino in Coppa Italia poteva rappresentare uno degli obiettivi stagionali insieme a una salvezza tranquilla in Serie A. Invece il Cagliari si ritrova a inizio settembre a dover già dire addio alla seconda competizione nazionale, dopo il brutto 1-2 interno patito contro l’Hellas Verona degli ex Zappa e Lella. Un match che ha dato alcune indicazioni chiare allo staff tecnico rossoblù, a cominciare dalla prima: al momento il gap tra titolari e seconde linee è evidente, un aspetto da correggere quanto prima in vista del campionato.
Blackout
All’Unipol Domus è arrivato un ko nel complesso meritato per gli uomini di Fabio Pisacane, che nel post-gara non ha nascosto la delusione per l’eliminazione anticipata. “L’anima fa la differenza e questa deve contraddistinguerci ogni giorno. Non deve mai mancare il furore e la voglia di migliorarsi. Non dobbiamo assolvere completamente chi ha giocato oggi, ma nemmeno bastonare”, ha detto il tecnico rossoblù in conferenza stampa. Una sconfitta che sicuramente trae origine anche nell’ampio turnover iniziale, ma sarebbe troppo semplicistico e scorretto addossare tutte le colpe nell’undici titolare, privo di quasi tutti i protagonisti di questa primissima e fino a ieri, giovedì 3 settembre, positiva parte di stagione. Specie nel primo tempo, in cui il Cagliari ha patito la pressione dei gialloblù di Marco Baroni, anch’essi con in campo diverse seconde linee, ma da subito con la testa giusta sul match. Gli esperimenti di Pisacane (sostituito in panchina da Murelli dopo la squalifica per il rosso rimediato contro l’Arezzo) non hanno convinto: i due esterni difensivi, Ciervo a destra e Aurelio a sinistra, hanno faticato tantissimo contro gli avversari diretti, peraltro poco aiutati dal centrocampo. Il primo, adattato 40 metri più indietro rispetto alla posizione abituale, è sembrato particolarmente a disagio nonostante la buona volontà, mentre il secondo ha patito il dinamismo di Livramento. Non a caso nello 0-1 di Harroui hanno avuto le proprie responsabilità, insieme a Liteta, autore del passaggio centrale intercettato dal Verona che ha dato il La al vantaggio scaligero. Non ha convinto neanche la gara di Winks, confermato titolare per provare a gestire il gioco come a Parma ma immediatamente schermato dalla mediana ospite e reso, di fatto, inoffensivo. In avanti si sono rivisti lampi del miglior Felici, rimasto in rossoblù quasi a sorpresa (era dato in uscita negli ultimi giorni di mercato): l’esterno romano è ancora lontano dalla migliore condizione, ma se Pisacane saprà renderlo protagonista le sue invenzioni saranno molto utili alla causa rossoblù. In chiaroscuro, invece, la prestazione di Fadera che, al di là dell’assist per l’illusorio gol del pareggio di Mendy, ha alternato buone intuizioni a iniziative da mani nei capelli per efficacia.
Pollice su
La musica è cambiata nella ripresa, quando Murelli ha gradualmente inserito i titolari: Obert e Romano dopo l’intervallo, Adopo e Maldini intorno all’ora di gioco e Deiola nel finale, in ottica rigori. L’ingresso dei primi due (per Aurelio e Liteta) ha ridato immediatamente vigore al Cagliari, che ha subito ricacciato l’Hellas nella sua metà campo, alzando progressivamente i giri. Il gran gol di Mendy, unico centravanti a disposizione (l’altro attaccante era Sugamele, stella dell’Under 20 di Gallego), ha rimesso in parità la gara con l’impressione che ai rossoblù bastasse continuare a premere per trovare il gol della rimonta e, di conseguenza, la qualificazione. Invece l’errore di Rodriguez su Mulattieri a tre minuti dal fischio finale ha definitivamente indirizzato la gara sui binari gialloblù. Un peccato per l’ex Penarol, fino a quel momento di gran lunga il migliore dei suoi, con una prestazione di livello per onorare la fascia da capitano attribuitagli da Pisacane. Uno scivolone fatale per il risultato, ma che certamente aiuterà l’uruguaiano a crescere ancora di più, dopo l’ottimo inizio di stagione. Romano ha confermato le buone impressioni destate finora, così come Mendy: il senegalese resta la variabile impazzita dell’attacco cagliaritano, grazie alla sua capacità di inventarsi gol o pericoli dal nulla, aspetto che rende “perdonabili” alcune carenze a livello tecnico.
Percorso lungo
Al di là del risultato negativo, contro l’Hellas non ha convinto la prestazione del Cagliari. Con tante attenuanti, ci mancherebbe: dalle assenze nel reparto offensivo alla necessità per Pisacane di capire subito lo stato di forma di alcune alternative al titolari. Le prime risposte sono arrivate e, pur se in gran parte negative, sono comunque importanti per il tecnico e il suo staff. La differenza di affidabilità tra prime e seconde scelte è parsa netta in un match in cui, giova ricordarlo, anche il Verona era imbottito di riserve. Una disparità prevedibile dato che, rispetto al Cagliari visto nel precampionato, contro gli uomini di Baroni ha giocato un undici sperimentale, con alcuni giocatori arrivati da poche settimane e forse ancora non al massimo nel processo di apprendimento delle richieste di Pisacane. Contro il Lecce, prossimo avversario dei rossoblù in campionato, è lecito aspettarsi un’altra squadra, più pronta e “sul pezzo” per provare a replicare quanto di buono visto a Parma e nell’ultima mezz’ora contro l’Inter. Con l’obiettivo di recuperare alcune pedine di peso come Mina, Kevin Carlos e Sugawara, in attesa di conoscere Massolin e capire le reali condizioni di Nzola, arrivato a sorpresa nelle ultime ore di mercato e chiamato a una scossa d’orgoglio dopo le ultime stagioni non proprio indimenticabili.




















