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Cagliari, dal diktat di “non smantellare” ai dubbi sul DS: si profila un giugno caldissimo

Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini | Foto Cagliari Calcio
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Un presente che parla di una salvezza conquistata in anticipo, con il sigillo dei tre punti di San Siro contro il Milan che hanno portato il quattordicesimo posto finale con 43 punti. E il futuro? Bella domanda. In casa Cagliari il tema su ciò che verrà nella prossima stagione è molto dibattuto, in linea con quanto accaduto nell’annata in corso, con la piazza continua a essere divisa anche sulle aspettative.

Certezze

A oggi, sabato 30 maggio 2026 – 106esimo compleanno del Cagliari, auguri! – sono ancora tanti gli interrogativi, a cominciare dalla questione societaria. Con la data di domani, domenica 31 maggio segnata sul calendario, come termine per il “Third closing”, ovvero l’opzione per la Cagliari Calcio LP (società espressione degli investitori americani) per acquisire le quote di maggioranza del club, al momento al 51% ancora in mano a Tommaso Giulini, che però ai microfoni di Radiolina ha dichiarato: “Tempistiche? Non ci sono delle date precise: sarò io il presidente nella prossima stagione e aiuterò a far migliorare questa squadra e a fare meglio”, allontanando al momento il cambio al comando della società rossoblù. Una conservazione dello status quo che passa anche dal lato tecnico, tra il futuro del direttore sportivo Guido Angelozzi e, soprattutto, la conferma in panchina di Fabio Pisacane. Quest’ultima sembra essere l’unica certezza da cui ripartire, come già dichiarato dal presidente rossoblù a Radiolina: “C’è una condivisione di valori, reciproca stima e amore per la maglia. Il contratto è l’ultimo dei problemi, gli verrà prolungato probabilmente con un biennale con opzione per il terzo”. Parole chiare, che attendono solo un incontro per definire tutti i dettagli tecnici per formalizzare la prosecuzione del rapporto tra Cagliari e Pisacane. Che sul campo ha meritato la conferma, mostrando nella sua prima stagione da allenatore “dei grandi” tanti (ma non scontati) margini di crescita. Il club rossoblù riparte dunque dal suo giovane tecnico, con l’obiettivo di “migliorare senza smantellare” quanto raggiunto in questa annata come detto ancora da Giulini (“Provare a migliorarci ruota attorno a tanti fattori, anche all’esperienza maggiore di Pisacane e il suo staff. Per poter aspirare a risultati migliori dobbiamo cercare di trattenere tutti coloro che quest’anno hanno fatto bene, conoscono le richieste del mister. Dovremo essere bravi a mantenerne il più possibile, cercheremo di non smantellare”).

In discussione

Se in panchina i giochi sono ormai fatti, lo stesso non si può dire per lo scranno da direttore sportivo. Lo chiariamo subito: così come è giusto confermare la fiducia a Pisacane, per chi scrive altrettanta fiducia merita Guido Angelozzi. Il cui futuro professionale, secondo quanto filtra nelle ultime ore, sarebbe sempre più lontano da Cagliari nonostante un altro anno di contratto (scadenza giugno 2027). Il direttore sportivo catanese, che l’estate scorsa ha lasciato il suo ruolo di amministratore delegato a Frosinone – dove ha agito in pressoché totale autonomia per quasi cinque anni – per accettare l’offerta del club rossoblù cui serviva la sua esperienza nel saper scovare talenti giovani e, soprattutto, la capacità di acquistare a poco e rivendere a tanto. Compiti che Angelozzi ha saputo svolgere in maniera ottimale, portando a Cagliari i vari Esposito, Folorunsho, Kiliçsoy e soprattutto la scommessa Palestra, vinta grazie alla sua pervicacia nel convincere Giulini ad accettare il prestito secco dall’Atalanta. Zé Pedro e Rodriguez sono conigli tirati fuori dal cilindro dello scouting rossoblù, così come Raterink e Albarracín che fin qui non hanno avuto spazio e andranno ancora valutati. Certo, a gennaio si poteva fare meglio in entrata, ma non si dimentichi che Angelozzi ha saputo cedere Luperto (come in estate il duo Piccoli-Zortea) segnando a bilancio una netta plusvalenza, portando gli ex Dossena e Sulemana in prestito salvaguardando le casse del club. Visti gli infortuni, probabilmente si poteva fare di più a centrocampo e pure in attacco, con la crisi di risultati tra febbraio e aprile che ha messo in evidenza le lacune di una rosa falcidiata dalla sfortuna.

Futuro incerto

Eppure il suo lavoro è stato fondamentale per raggiungere gli obiettivi di inizio stagione: logica vorrebbe che proseguisse anche nel 2026-27, anche se le ultime indiscrezioni lo vorrebbero lontano dall’Isola. Ieri, venerdì 29 maggio, era in programma il rendez-vous tra Angelozzi e Giulini per discutere il futuro del diesse, incontro però rinviato. La società starebbe valutando di inserire una figura di raccordo tra Prima squadra e settore giovanile, con l’ex Bologna e Juventus Filippo Fusco (nome spuntato nelle ultime ore) che potrebbe fare, insieme ad altri profili simili, al caso del club rossoblù. Si vedrà cosa dirà il tempo, ma la decisione sempre più probabile di salutare l’ex dirigente di Frosinone e Sassuolo – corteggiato in tutte le serie del calcio professionistico italiano – sembra una scelta in controtendenza rispetto alla volontà di non smantellare espressa da Giulini a Radiolina. Ecco perché cambiare direttore sportivo sarebbe un errore, nella stessa ottica di non ripetere un nuovo anno zero in panchina: l’annata del Cagliari non è stata priva di errori, ma ricominciare con un nuovo diesse (il terzo in tre anni, dopo Bonato e Angelozzi) rischia di essere un passo indietro nel percorso di crescita del club che passa dalla ricerca di continuità. Un percorso che ha avuto sì i suoi inciampi, ma che ha mostrato finalmente un primo cambio di passo rispetto al passato. Si poteva fare meglio? Sì. Poteva andare peggio? Decisamente sì. Ma il vero valore di questa annata che si è appena chiusa lo si capirà in quella ventura, nella speranza che sia stata davvero “l’anno uno”: dando continuità all’assetto esistente sarà finalmente chiaro se e quanto le scelte fatte nell’estate 2025 saranno state lungimiranti oppure no.

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