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Cagliari | Da mascotte a fondamentale: la rapida parabola di un attaccante dal gusto vintage come Mendy

Paul Mendy durante Cagliari-Juventus | Foto Luigi Canu
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Vai, vai, Paolino! Chi sa se Daniel Maldini ogni tanto per scherzare con Paul Mendy utilizzi l’imitazione di suo nonno fatta dal magistrale Teo Teocoli a “Quelli che il… calcio”. Difficile, ma lasciateci sognare in pace. Quello che è certo è che “Paolino” Mendy sta andando forte e niente sembra poterlo fermare. Una delle vere sorprese tattiche per crescita di questo Cagliari rivelazione dell’inizio di Serie A.

Momento
Che qualcosa in Mendy ci fosse era chiaro a tutti già da alcuni mesi. D’altronde i 14 gol in Primavera (16 considerando anche Supercoppa e Playout) in 32 partite e la doppietta dell’anno scorso all’Atalanta (2 reti in 9 apparizioni in A al primo anno di Fabio Pisacane tra i grandi) erano un segnale ben evidente. Quest’anno però al di là delle due reti in otto presenze, tra campionato e Coppa Italia, a stupire è la crescita nell’idea tattica rossoblù e soprattutto la naturalezza con la quale questo ragazzino si è preso l’attacco del Cagliari senza battere ciglio e solo con tanta fame e un sorriso a metà strada tra il timido, il malinconico e il felice.

Caratteristiche
Per capire bene la crescita di Mendy basta guardare ai numeri messi giù dal senegalese nell’1-1 contro la Juventus: 14 duelli fatti (nessuno come lui in campo), 4 contrasti aerei e tutti e 4 vinti, un solo contrasto perso, due occasioni create sulle quattro totali del Cagliari in 90 minuti. Attacca, difende, fa casino, ma un casino buono. “A volte corri male”, gli aveva ricordato più volte Pisacane e lui sta migliorando nell’attacco agli spazi e alla palla con maggiore lucidità. Ancora deve crescere tantissimo tecnicamente, ma ha una dote: la palla sembra innamorata di lui, della sua storia e della sua voglia di crescere. Gli sbatte addosso e crea occasioni per andarsene in dribbling o servire i compagni. E gli indizi iniziano ad essere troppi per pensare che sia solo un caso. La storia del calcio è piena, forse più negli anni passati che in epoca recente, di attaccanti non troppo tecnici e un po’ scoordinati ma abili a mettere il fisico al servizio del gioco. Un’intelligenza di postura, fatta più di subconscio e fame di arrivare sempre per primi sulla palla, che vince sulla classe pura. Paul Mendy è la rivincita di un calcio operaio ma fatto di sani valori e di tanta voglia di arrivare. D’altronde quanti avrebbero pensato che da solo avrebbe potuto reggere l’urto di un inizio di stagione da titolare senza quasi alternative nell’attacco del Cagliari? Pochi, sicuramente tra questi il suo tecnico. Che lo sta forgiando e ne sta facendo un giocatore vero. Se continua così in estate rischia seriamente, da 2007, di essere il pezzo più pregiato di questa rosa. Una crescita esponenziale, rapida, imprevista, meritata. Perché la fame batterà sempre la classe. Con questa idea ben fissata in testa gira veloce il mondo di Paul Mendy, il ragazzetto arrivato tra i sorrisini e etichettato forse un po’ troppo presto, diventato subito una piccola mascotte dello spogliatoio rossoblù e che ora piano piano, come una spugna di pregiata qualità, sta assorbendo ogni esperienza e ogni consiglio ed è diventato un calciatore in grado di piacere a mezza Serie A. Se manterrà questa mentalità sicuramente non sarà un fuoco di paglia.

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