“Oggi son contento per la prestazione di tutti, è stata una partita importante contro una grande squadra. Abbiamo saputo soffrire ma soprattutto abbiamo giocato a calcio”. Nella frase pronunciata nel post-partita di Atalanta-Cagliari da Alessandro Deiola, capitano rossoblù è riassunta plasticamente la prestazione della squadra di Fabio Pisacane. L’1-2 finale a favore dei sardi racconta di una gara preparata e portata avanti seguendo alla lettera lo spartito scritto dal tecnico partenopeo, bravo e caparbio nel mettere nel sacco un “maestro” (parole sue) come Maurizio Sarri. Ma soprattutto abile a leggere in modo pressoché perfetto tutti i vari momenti del match, agevolato da un gruppo compatto in cui ogni singolo individuo è pronto dare il suo contributo particolare alla prestazione generale. Soffrire e gestire a lungo il palleggio, fare male al momento giusto e chiudere tutti gli spazi, rischiare il fraseggio invece che buttarla in caciara. Sono tutte fasi di un’unica prestazione, diverse tra loro ma con un elemento comune: ogni giocatore sa cosa fare e cosa faranno i compagni. Proprio come avviene in un’orchestra.
Coralità
È per questo che abbiamo scelto questa similitudine musicale per raccontare il successo del Cagliari a Bergamo. L’impressione lasciata dalla prestazione dell’undici rossoblù è assolutamente positiva, tanto da far sperare in una crescita ulteriore nei prossimi match. Due gol segnati, uno annullato di un’inezia, almeno un paio di parate decisive di Carnesecchi: il portiere dell’Atalanta ha dovuto mettere in mostra tutte le sue doti per tenere in piedi il match per i suoi che, nonostante un’importante produzione offensiva, alla fine ha messo ben pochi brividi a Caprile. Una superiorità territoriale rimasta nei numeri della partita e nulla più, grazie a una fase di non possesso quasi parossistica della squadra di Pisacane. D’altronde lo ha detto lo stesso Deiola: “In fase difensiva stiamo dando il massimo, al di là del reparto arretrato: è tutto l’atteggiamento della squadra che non vuole concedere gol, questa la nostra una forza aggiuntiva”. È solo l’inizio della stagione e sarebbe assolutamente prematuro fare voli pindarici, perché in passato la Serie A ha già visto partenze “a fuoco” e altrettanti cali repentini. Per qualcuno è molto facile riportare alla mente l’esempio della Cremonese 2025-26, con Davide Nicola in panchina: 8 punti per i grigiorossi dopo le prime quattro giornate, poi il crollo. Dovuto alla sostanziale mancanza di una valida idea di gioco, con alcune vittorie frutto più del caso che di una reale identità. Una situazione comune a tanti “instant team”, definizione che non si addice a questo Cagliari, in cui si vede chiara ed evidente la strada tracciata da Pisacane per continuare a far crescere, tecnicamente e come gruppo, la rosa rossoblù.
Musica d’insieme
Sarebbe facile sottolineare la prestazione sublime di alcuni singoli: da Deiola padrone assoluto della propria area di rigore a Mendy che quando vede Atalanta diventa un cecchino (3 gol in Serie A fin qui, tutti contro i bergamaschi). O Winks vero uomo ovunque del centrocampo cagliaritano, fino a Rodriguez autore di un secondo tempo monumentale. Sarebbe facile sì, ma pure limitativo. Perché alla New Balance Arena si è vista davvero una prova corale o, per meglio dire, di una piccola orchestra. Il tutto davanti a quasi 700 tifosi rossoblù, che hanno creduto dal primo istante al possibile successo degli uomini in grigio sabbia (colore della terza maglia). L’esultanza al gol di Mendy lo ha dimostrato, così come il saluto di cuore a Trepy, comparso a sorpresa sul terreno di gioco per respirare nuovamente l’aria di gara dopo lo spavento di Ferragosto. Obiettivo per Yael tornare al top entro Natale e dare un’ulteriore arma offensiva a Pisacane, suo mentore come Roberto Muzzi, assente per lutto a Bergamo. Il tecnico gli ha dedicato la vittoria, dopo essere stato a Roma insieme al patron Giulini e al diesse Accardi per i funerali del padre dell’ex bomber rossoblù. Ultima parentesi sull’extra calcio: l’incidente stradale subito da Daniel Maldini, match-winner di Bergamo, è l’ennesimo episodio sfortunato di un inizio di stagione a dir poco tormentato dalla malasorte in casa rossoblù tra infortuni e vicende varie. L’auspicio di tutti è di aver ultimato la lista di episodi sfortunati che, inevitabilmente, rischiano di minare la tranquillità dello spogliatoio. Tornando alla partita, l’aspetto che ha colpito in positivo è indubbiamente la capacità di questo Cagliari di interpretare il piano gara imposto dallo staff tecnico. Far sfogare l’Atalanta chiudendo tutti gli spazi e ripartire in maniera ficcante, sfruttando i limiti difensivi di una squadra ancora non pienamente “sarriana” come confermato dallo stesso allenatore ex Lazio e Napoli nel post-gara. Deiola e soci hanno saputo cambiare pelle più volte durante il match ma sempre senza perdere equilibrio, grazie a quella voglia di sacrificarsi per l’altro che a Bergamo è parsa evidente. “Quando giochi contro squadre più forti di te dobbiamo aggrapparci a tutto, anche cambiare pelle a seconda dei momenti”, ha aggiunto Pisacane, consapevole che la strada da fare per i suoi ragazzi sia ancora lunghissima e irta di buche e ostacoli. E anche per questo il successo sull’Atalanta non può e non deve essere considerato un punto d’arrivo, ma di partenza. Certo, 9 punti su 12 a disposizione – frutto di tre vittorie e una sconfitta, giunta peraltro contro l’Inter al termine di una gara che, con un pizzico di fortuna in più, avrebbe potuto pure regalare un pareggio – sono un bel bottino per iniziare al meglio il campionato e mettere subito da parte la delusione per la prematura eliminazione dalla Coppa Italia.
Prossimo concerto? Udine
A voler essere pignoli, non tutto a Bergamo ha funzionato alla perfezione. Ci sono ancora diversi elementi su cui Pisacane e il suo staff dovranno lavorare sodo. Intanto sulle condizioni fisiche degli ultimi arrivati sul mercato: da Kevin Carlos a Fadera, passando per Massolin e Nzola fin qui ancora fuori dalle rotazioni. Dare fiato ai soliti undici sarà la prossima sfida per Pisadog, così come il reinserimento di Mina, rimasto a guardare i compagni anche contro l’Atalanta. E chissà che questo non avvenga già a Udine, ultimo impegno del primo slot di cinque gare prima della sosta per le nazionali. Contro i bianconeri di Runjaic servirà una prestazione intensa e costante sia a livello fisico che di attenzione, approfittando di qualche assenza eccellente in casa friulana. Il Cagliari visto a Bergamo ha tutti i mezzi per provare a fare lo scherzo all’Udinese, arrivando così alla pausa con i primi chiari segnali di crescita offerti dal campo. Sarebbe un bel regalo per la tifoseria rossoblù, che da tempo immemore attendeva un inizio così performante. Grazie a un Cagliari in grado di essere spavaldo e consapevole dei propri mezzi, così come accorto e letale al momento giusto. La strada per la salvezza è lunga, ma sarà importante dar seguito a quanto visto fin qui. Al di là dei risultati positivi, che ovviamente piacciono a tutti ma che non possono essere l’unico elemento di valutazione. Contano percorso e identità di gioco, due aspetti che in questi primi mesi di lavoro sono già emersi. A Udine è attesa la conferma, per poi approcciare la sosta con la giusta serenità.




















