Parma contro Cagliari non è solo una sfida per la zona playoff della Serie B, ma anche il doppio passato di un giocatore fondamentale nella storia di entrambi i club. Gianfranco Zola in Emilia ha fatto il salto di qualità dopo gli esordi nel massimo campionato di Napoli, in Sardegna è rientrato per chiudere la carriera. Il fantasista di Oliena è stato intercettato dai colleghi di Parma Today, un’intervista della quale vi riportiamo un estratto.
Sulla prossima gara
“Mi aspetto una partita tirata tra due delle migliori squadre di Serie B. Un anticipo dei playoff, una gara molto incerta con squadre ottime che hanno giustamente la pretesa di andare in Serie A. Forse il Cagliari come organico è la più forte tra le pretendenti, ha il reparto di mezzo più attrezzato. E dico che a centrocampo si deciderà la partita”.
Pericolo Vazquez
“Mi assomiglia? Io ero più dinamico, un po’ più attaccante rispetto a lui che è più dieci, più fantasista, ma ci somigliamo sì. Entrambi abbiamo una buona visione di gioco, lui è un giocatore dall’intelligenza calcistica superiore. Ci giocai la prima volta contro quando era al Palermo, la mia prima partita da allenatore del Cagliari. Ci ha massacrati, è un giocatore che mi piace davvero tanto”.
Cagliari per Zola
“Per me Cagliari è l’anima. Nella mia vita ho avuto la fortuna di giocare in molti posti, ma Cagliari è stato qualcosa di diverso. Ho sempre mantenuto viva l’idea di tornare un giorno in Sardegna, mi ha accompagnato per tutta la carriera. E ci sono riuscito a 37 anni, senza nessuna certezza di poter portare a casa il risultato. Ma è andata bene, abbiamo ottenuto cose importanti e mi è rimasto dentro il rapporto con compagni, città e con i tifosi che rappresentavamo ovunque con grandissimo senso di appartenenza. Quando dico anima intendo dire questo”.
La Sardegna
“Io eroe nell’Isola? La gente ha sempre rappresentato per me una leva importante. Un aneddoto, nelle prime giornate giocavamo a Tempio Pausania, lontano dal Sant’Elia che non era agibile. Il sabato, dopo la rifinitura, ci mettevamo in pullman per raggiungere il Nord Sardegna e giocare in un campo piccolo e stretto. Siamo riusciti a costruire un legame molto forte. Era come se giocassimo sempre in trasferta, ma la gente ci sosteneva perché si rendeva conto di quanto lottassimo per quella maglia. Un patto: tutti insieme per la gente. E siamo riusciti a trasportarli e farci trasportare, una cosa diversa e insolita che non mi è mai capitato di provare in carriera”.
La Redazione














