Divagazioni semiserie di chi ci crede ogni volta. Diario emotivo di una passione imperfetta tra speranze e mugugni di un tifoso del Cagliari qualunque.
Alle venti in punto di martedì si è finalmente consumato il rito liberatorio: il calciomercato ha chiuso i battenti. Per il tifoso qualunque si chiude un calvario iniziato praticamente a maggio appena conclusa la passata stagione, mesi trascorsi con lo smartphone incollato al palmo della mano a inseguire trattative estenuanti, smentite di rito, visite mediche sussurrate e colpi di scena last minute. Abbiamo vissuto anche noi un’estate intera dentro la hall di un albergo a scrutare arrivi e partenze o in ritiro lassù a Ponte di Legno con le porte girevoli impazzite: facce che entravano, facce che uscivano, valigie disfatte e rifatte prima ancora di aver dischiuso le imposte di una casa a Cagliari. Il dramma sentimentale del tifoso vecchio stampo risiede tutto nella crudeltà delle formule contrattuali moderne: prestiti secchi, riscatti condizionati, controriscatti e obblighi legati a congiunzioni astrali favorevoli o legate al’avanzamento dei lavori sulla 131. Non fai in tempo a memorizzare la pronuncia corretta di un cognome che è già arrivato il momento dei saluti.
Eppure, il DS Accardi ha ridisegnato la casa da cima a fondo, consegnando a mister Pisacane una vera e propria legione di volti nuovi da amalgamare in tutta fretta: un mosaico composto da giovani promesse cariche di buone speranze, qualche profilo da «usato quasi sicuro» con chilometraggio garantito ma non del tutto certo e la solita pattuglia di viaggiatori di lungo corso, quelli che passano di maglia in maglia alla perenne ricerca del posto giusto in cui rigenerarsi e rilanciarsi. Noi, tifosi qualunque, speriamo vivamente che il miracolo avvenga proprio qui, sotto il sole dell’Isola; in caso contrario, toccherà riconsegnarli al mercato direttamente al banco dei resi, corsia prodotti a scadenza ravvicinata o deteriorati o ancor peggio totalmente guasti. In questo mare magnum di carte bollate, scommesse e contratti a tempo determinato, però, il cuore del tifoso qualunque ha già scelto il suo sovrano assoluto: Yukinari Sugawara. Primo giapponese nella gloriosa storia centenaria del Cagliari, incoronato all’istante a emblema e totem di questa sessione. Di fatto ne siamo già perdutamente innamorati, a scatola chiusa, solo per aver detto di sì alla Sardegna.
Conosciamo bene l’atavica etica nipponica: lealtà incrollabile, rettitudine morale e rispetto sacrale del dovere. Lo immaginiamo già come un moderno samurai rossoblù, un fedele servitore della causa pronto a immolarsi sportivamente a tutto campo, gettando l’anima oltre ogni contrasto pur di difendere l’onore della nostra gloriosa maglia. E poi, diciamocelo con franchezza: non vediamo l’ora di assistere all’invasione pacifica di disciplinatissimi turisti giapponesi in città e in giro per l’isola. Li aspettiamo a braccia aperte mentre fotografano estasiati ogni nostro angolo di paradiso, ma soprattutto siamo curiosi di ammirarli compiere gesti di civiltà del tutto alieni a queste latitudini. Attraversare la strada rigorosamente con il semaforo verde sulle strisce pedonali, ringraziare con un inchino a novanta gradi chiunque ceda il passo e mettersi in una silenziosa fila indiana davanti al bancone di un chiosco al Poetto, zitti e composti senza allargare i gomiti, mentre intorno il resto del mondo urla e sgomita per accaparrarsi l’ultima pizzetta sfoglia. Vederli poi sciamare compatti verso il Cagliari Store a fare incetta compulsiva della nostra maglia ufficiale, da sfoggiare orgogliosamente al ritorno in Giappone, sarà pura poesia.
Noi cercheremo di spiegare loro che il sushi migliore da queste parti resta comunque un’orata alla brace con vista sulla Sella del Diavolo, e che l’antico codice del Bushido, a Cagliari, consiste soprattutto nel sopravvivere indenni all’Asse Mediano nell’ora di punta. A Cagliari la proverbiale diffidenza verso chi arriva da lontano dura sempre lo spazio di un respiro, prima di trasformarsi in passione viscerale. Sugawara si prepari: troverà un popolo pronto ad adottarlo come un figlio di questa terra. Un amore puro, eterno e indistruttibile. Almeno fino al trenta giugno, diritto di riscatto permettendo.
Massimo Piras




















