Quattordici acquisti, diciassette cessioni. Un calciomercato da trenta operazioni tra entrate e uscite (senza contare i mancati riscatti), non certo banale per un club che punta a una salvezza tranquilla. Si è chiusa la lunga finestra estiva di trattative, con il Cagliari di Fabio Pisacane che esce rivoluzionato da centrocampo in su. A bocce finalmente ferme sono arrivate scommesse e certezze, con alcuni dubbi sulla gestione di una sessione che, rispetto al recente passato, ha visto il club rossoblù particolarmente attivo. Specie con l’utilizzo della formula “ibrida” del prestito con diritto di riscatto, parso spesso più un modo di mascherare quelli che, numeri alla mano, si sono rivelati dei prestiti secchi (da Kiliçsoy a Folorunsho, passando per Mazzitelli) anche e soprattutto per via di stipendi elevati e ritenuti fuori target con la volontà di abbassare il monte ingaggi. Con una differenza rispetto al passato, però: in questa stagione di transizione a livello societario, con il ruolo degli investitori americani ancora da valutare appieno, sembra una decisione condivisibile per non vincolare in modo indissolubile le scelte tecniche fatte oggi rispetto al futuro.
La situazione
Solo il tempo dirà se l’interventismo del nuovo direttore sportivo Pietro Accardi, scelto da Tommaso Giulini per sostituire Guido Angelozzi, porterà i frutti desiderati. Quel che è certo è che Pisacane si ritrova a che fare con una rosa ampia in ogni reparto, forse anche troppo in alcune ruoli offensivi. Ipotizzando che il Cagliari continui a puntare sul 4-3-2-1 visto fin qui, il gruppo rossoblù consta ora di 32 elementi, così suddivisi: 3 portieri (Caprile, Sherri, Radunovic), 9 difensori (Mina, Rodriguez, Zé Pedro, Obert, Kofler, Sugawara, Aurelio, Grandu), 10 centrocampisti (Deiola, Adopo, Fazzini, Romano, Winks, Gagliardini, Massolin, Liteta, Sulev e Akarakiri) e ben 9 attaccanti (Mendy, Borrelli, Felici, Maldini, Fadera, Ciervo, Kevin Carlos, Nzola, Trepy). Tanti, probabilmente, per una squadra che ha solo due competizioni da affrontare e con i soli Mendy e Akarakiri in grado eventualmente di giocare in Under 20 per alleggerire le rotazioni della Prima squadra. Però, salvo cessioni all’estero in mercati ancora aperti durante la prima settimana di settembre – tra cui Svizzera, Grecia, Portogallo, Turchia, Arabia e Austria – Pisacane dovrà lavorare con un gruppo extralarge, con l’obiettivo di riuscire a tenere tutti sulla corda e sfruttare le varie caratteristiche dei suoi giocatori a seconda delle esigenze tattiche.
Scommesse in avanti
La stagione è appena iniziata, ma ci sono alcuni punti interrogativi che tecnico e staff dovranno essere bravi a trasformare in risposte positive in campo e fuori. Soprattutto nel reparto offensivo, dove l’impressione a mercato chiuso è che manchi una reale “certezza”, stando alle statistiche in zona gol dell’ultima stagione: nove le reti segnate in totale in campionato dagli attuali quattro centravanti rossoblù, non proprio un bottino rassicurante. Tolto Mendy, autore di due gol, da cui non si deve pensare di pretendere immediatamente un rendimento da bomber da Serie A, per restare ai nuovi arrivati nel ruolo di prima punta Kevin Carlos è reduce da un’annata senza reti in Ligue 1 (con due segnature in Europa League) mentre Nzola è andato a segno quattro volte tra Pisa e Sassuolo ma vivendo una stagione a dir poco tribolata fuori dal campo. Le cifre migliori nella scorsa annata sono quelle di Borrelli, che porta in dote cinque gol in campionato e uno in Coppa Italia: l’ex Brescia negli ultimi giorni di mercato ha però rischiato di essere ceduto in Serie B (Cesena), ma l’infortunio patito nel finale del match contro l’Inter ha annullato la possibilità del trasferimento in Romagna. Uno stop che ha bloccato il “triangolo” tra Cagliari, Cesena e Cremonese, con Shpendi rimasto alla corte di Diamanti e Bonazzoli confermato in grigiorosso. L’incertezza regna anche nella batteria di trequartisti o esterni, in cui Felici sembrava a un passo dai saluti (Hellas Verona e Genoa avevano fatto un’offerta) ma è rimasto in rossoblù a giocarsi il posto con Fadera. Tanti laterali per spaccare le partite in caso di bisogno, per derogare a quella volontà di costruire per vie centrali palesata da inizio ritiro. Una serie di esterni offensivi cui, volendo, si può aggiungere anche Massolin che rappresenta un’intrigante scommessa: chi lo conosce bene lo ha definito un calciatore “senza emozioni”, con mezzi tecnici e atletici fuori dal comune. Se Pisacane sarà in grado di tirarne fuori la “garra” allora i tifosi rossoblù potranno divertirsi durante la stagione. Senza poi dimenticare Ciervo, arrivato a sorpresa da Sassuolo in cambio di Sebastiano Esposito.
Esposito: una sconfitta che brucia
La (cattiva) gestione dell’ormai numero 94 del Sassuolo ha rappresentato lo spartiacque principali della prima parte di stagione per il Cagliari. Prima designato come leader tecnico e carismatico, poi messo fuori rosa (de facto) per le beghe contrattuali che hanno portato a uno strappo non ricucibile tra le parti, Esposito non può non essere il principale rammarico dell’estate rossoblù. Da ogni angolazione si guardi la vicenda: senza la rottura con il club, l’ex Inter sarebbe stato l’elemento di continuità in attacco con la passata stagione, quello in grado di accendere il gioco del Cagliari puntando a migliorare le statistiche del 2025-26. Oppure, come accaduto la scorsa estate con Piccoli, riscattato dall’Atalanta e rivenduto a peso d’oro alla Fiorentina, una sua eventuale cessione avrebbe permesso alla società rossoblù di incassare una discreta cifra – pur con il 40% sulla plusvalenza da destinare all’Inter – e finanziare un mercato probabilmente (la certezza non c’è) meno agitato di quello chiuso alle 20 di ieri, martedì 1 settembre. Di sicuro la soluzione trovata a fatica dalle parti in causa accontenta più il calciatore, che a Sassuolo guadagnerà i famosi 1,7 milioni netti chiesti al Cagliari e non ottenuti, rispetto al club isolano. Che ha sì incamerato un milione per il prestito fino a giugno 2027, concordando però un diritto di riscatto fissato a 11 milioni (più il 15% sulla rivendita): una cifra decisamente inferiore rispetto ai 20-25 milioni indicati a inizio estate quale valore del calciatore di Castellammare di Stabia. Al suo posto è arrivato Daniel Maldini, chiamato a farsi valere su due binari: quello personale, con il Cagliari visto come probabile ultima spiaggia per provare a consacrarsi come protagonista del calcio italiano ma pure quello di squadra, in cui dovrà sostituire Esposito sia a livello tattico che di peso specifico per le sorti della squadra. Sperando, ovviamente, in un finale differente.
Difesa solida, mediana “in progress”
Se in attacco l’estate appena trascorsa lascia dubbi e qualche fastidio in casa Cagliari, lo stesso non si può dire per la difesa. Ovvero il reparto che ha dato maggiori rassicurazioni a Pisacane nelle ultime settimane, fin dall’inizio del ritiro. La mossa di portare indietro capitan Deiola fin qui sembra essere azzeccata, specie alla luce delle assenze di Mina: il sangavinese ha mostrato una buona intesa con Rodriguez, pepita del reparto arretrato insieme a un Obert sempre più maturo. Risultato? Un solo gol subito nelle prime tre gare ufficiali, grazie al destro di Calhanoglu contro l’Inter. Grazie anche a un Caprile in gran forma, sempre più top player di un Cagliari che si affida alla sua crescita e sicurezza per raggiungere quanto prima la salvezza. Con i nuovi arrivati Sugawara, Kofler e Aurelio pronti a giocarsi le proprie carte al momento giusto. Ma è l’atteggiamento di tutta la squadra che ha convinto nelle prime uscite, senza distinzione di reparti. A centrocampo è avvenuta un’autentica rivoluzione rispetto alla passata stagione, sia negli interpreti che, soprattutto, nelle idee. Il doppio play, con la coppia Winks-Romano vista fin qui fin da inizio ritiro, è uno step in avanti deciso in un’ottica di proposta di gioco che mira più al controllo della gara che alle ripartenze come in passato. Adopo è la pedina insostituibile per dare equilibrio a Pisacane ed è per questo che il club rossoblù lo ha tolto dal mercato nonostante le avances del Bologna, stoppato senza possibilità di replica. Resta ancora da trovare la giusta collocazione a Fazzini, parso un po’ spaesato da mezzala sinistra ma con indubbie potenzialità da esprimere a favore della manovra cagliaritana.
Settembre caldo
In attesa di capire quando torneranno effettivamente a disposizione Idrissi e Trepy, ragazzi usciti dal vivaio ed espressione del lavoro del settore giovanile rossoblù, Pisacane dovrà fare “il farmacista” (espressione coniata da Claudio Ranieri) per riuscire a trovare la giusta alchimia tra il gruppo con cui ha lavorato da inizio luglio – e con chi c’era già la scorsa stagione – e i nuovi arrivi. Già contro Hellas Verona (Coppa Italia) e Lecce si avranno le prime risposte, con le due trasferte di Bergamo e Udine a chiudere la prima tranche del campionato, che si fermerà per tre settimane grazie alla pausa per gli impegni delle nazionali. Quattro gare di diversa difficoltà, in cui il tecnico rossoblù potrà testare l’effettiva profondità della rosa prima della sosta che, convocazioni permettendo, gli consentirà di svolgere un “secondo ritiro” dopo il lavoro estivo. Gli interrogativi sui singoli restano tanti, a partire dall’ambientamento in Serie A dei vari Kevin Carlos, Sugawara e Massolin, passando per la continuità degli italiani in attesa di consacrazione come Maldini e Fazzini, fino alla tenuta degli elementi più esperti. Gli ingredienti per una stagione intrigante ci sono tutti: sarà il tempo a dire se i rischi presi in questo mercato estivo premieranno effettivamente o meno il coraggio (o l’azzardo?) del club rossoblù.




















