Le parole del presidente della Dinamo Sassari Stefano Sardara, che ha fatto il punto tra l’ultima cocente retrocessione in Serie A2 e il futuro del club biancoblù.
Sulla retrocessione
“La nostra retrocessione avviene a maggio 2025 e non a maggio 2026, ma quando abbiamo costruito la squadra. Ci siamo affidati su giocatori e non che ci hanno abbandonato. E questa è una responsabilità che mi devo prendere da presidente. Quando vinciamo i giocatori sono eroi e quando perdiamo io da presidente sono un coglione. Io però ho sempre chiesto e solo una cosa tenerci alla Dinamo con carattere. E quest’anno non è stato così. Non esiste che una squadra non retroceda, ora ci lecchiamo le ferite e ripartiamo”.
Cordata che vuole prendere il club?
“La stampa ha scritto di una cordata che vuole acquistare la società? Portatemela. Sono tutte cazzate. Sassari non è Milano. E io non sono Armani. Negli ultimi anni siamo comunque la seconda società che ha vinto di più dopo Milano in Italia. Ora Sardara è quello che ha portato la squadra in A2. Probabilmente ci stiamo confondendo chi siamo e cosa possiamo fare. Quando sei Sassari devi prendere dei giocatori per prendere il lancio, ma sapete il giorno dopo che vinci cosa succede? Che vogliono andare via e non restare qua, oppure non avere più lo stesso contratto. Il nostro scudetto ora è che non abbiamo debiti. Qualcuno si è dimenticato del suo passato. Siamo sani, in Lega 2, ma siamo sempre Sassari e non il Real Madrid. Non so che aspettative avesse qualche persona”.
Fondo americano
“Io sei mesi fa ho avuto la possibilità di vendere a un fondo americano, ma non ho accettato. Io tre anni fa dissi che la mia vita lavorativa non mi consente di dedicare lo stesso tempo di anni fa alla Dinamo. Siamo nel mezzo di una transizione generazionale anche qui in Dinamo. Siamo retrocessi per colpa nostra, ma ho ricevuto tre scuse dal capo degli arbitri per i danni subiti. Non parlo poi degli infortuni subiti. Anche coloro che hanno costruito la squadra poi non è stato presente. Ricordo che i benpensanti locali uno come Federico Pasquini lo hanno accompagnato alla porta, e invece in passato nei momenti difficili c’è sempre stato una persona che ha messo riparo agli errori fatti. Il sistema Sassari deve imparare ad essere ambizioso però senza dimenticare le proprie possibilità. Il brand Dinamo è cresciuto in modo esponenziale e gli sponsor si fidano di noi e continueranno con noi. Poi viviamo la problematica del Palazzetto che è un cantiere e molti preferiscono vedersela da casa”.
Futuro e presente Dinamo
“La situazione è sempre la stessa. Io per i miei impegni fatico a tenere la Dinamo, ma io lascerò solo quando arriverà uno serio che vuole proseguire a Sassari e non prendere il titolo e portarlo chissà dove. Sassari ha una sua identità. Il presidente Milia è un maestro e resterà sempre il numero uno, poi c’è una staffetta. La famiglia Mele e ora noi. La staffetta si passa solo quando ci sarà certezza di chi prenderà il nome della Dinamo tra le mani”.
Tifosi
“Nessuno paga la stessa cosa di 15 anni fa oggi allo stesso prezzo. Sì c’è: l’abbonamento alla Dinamo e il biglietto alla Dinamo. E quando c’è stato il Covid ho preso sulle spalle la squadra e l’ho portata avanti. Però non ci si deve ricordare di queste cose solo quando si vince o si perde. Questa è una città di provincia e il basket è la provincia. Non si va al palazzetto solo se si vince. Ora ripartiamo per stare il meno possibile in A2. Anche se guardiamo alla nostra storia ci racconta qualcosa di diverso. Questa è una squadra che va sostenuta”.
Il pugno duro mancato da parte del club
“Noi tre anni fa abbiamo giocato la semifinale scudetto e l’anno prima sempre abbiamo fatto la semifinale. Sempre con Piero Bucchi che ora nessuno nomina più. Quest’anno avevamo un giusto mix ma abbiamo sbagliato nel prendere gente senza sangue. Abbiamo usato bastone, carote, multe. Ma da gente come Thomas io mi sento profondamente tradito. Quando tu puoi correggere tutto in una squadra, ma non l’assenza di palle. Noi con Treviso negli ultimi due minuti non è che subiamo l’infiammata dell’avversario, ma lanciamo i palloni fuori dal campo. Questa è testa. Potevamo fare di meglio, ma pensiamo di aver fatto tutto il possibile ma il male era davvero incurabile”.
Direttore sportivo
“Non rimarrà nessuno di quelli retrocessi, salvo qualcosa nello staff tecnico. Connessione con il pubblico? Sarà importante, ma prima bisogna fare bene il proprio lavoro. Su queste caratteristiche costruiremo la squadra”.
Le sospensioni dell’ultima partita
“Non posso dirvi perché sono stati sospesi, e lo farei con piacere, ma ci sono privacy e leggi da rispettare. Siamo stati traditi da persone senza sangue. Questo gruppo americano è stato il meno professionale mai conosciuto, a McGlynn non rimproverò nulla”.
Niente domanda di riammissione
“La Dinamo riparte dalla A2, la femminile dal campionato regionale e la Lab resta la nostra massima serie”.
Palazzetto e lavori
“Il palazzetto è un casino, ma l’amministrazione attuale ci sta dando una grossa mano. La scopertura del tetto avverrà solo il prossimo anno. Faremo dei lavori per non farlo vivere come un cantiere”.

















