Una squadra nuova, ancora alla ricerca dei propri riferimenti e di un’identità precisa, che ieri ha trovato il primo successo casalingo della stagione. Al Crai Sport Center di Assemini il Cagliari vince 2-1 contro il Sassuolo e sale a quota sei punti in classifica. Un bottino assolutamente rispettabile per i rossoblù di Alberto Gallego dopo le prime tre partite di campionato. Contro i neroverdi, però, oltre al risultato è emerso qualcosa di più: una squadra che sta cercando di costruire una nuova identità, cambiando anche il proprio modo di stare in campo rispetto alla passata stagione. L’aggressività resta una delle armi principali dei rossoblù, come dimostra la riconquista della sfera di Samuele Piro che porta all’1-0 dopo appena tre minuti. Poi il 2-0 del solito Alessandro Sugamele, quattro gol in tre partite, e un primo tempo a lunghi tratti a senso unico. Poi tante occasioni sciupate. Nella ripresa il canovaccio della gara si ribalta totalmente, con il Sassuolo che spinge parecchio per riaprire il discorso. Ci riesce con Daldum a due minuti dal novantesimo. Poi Chiricallo si divora il 2-2 a botta sicura. Un finale che fa tremare il Cagliari, ma che alla fine non cancella quanto di buono fatto vedere nella prima parte. I tre punti restano rossoblù, ma il finale racconta anche quanto ci sia ancora da lavorare per amalgamare tutti gli ingredienti di un nuovo gruppo.
Focus
Anche all’esordio contro la matricola AlbinoLeffe si era visto qualcosa di simile: due gol nel primo tempo, controllo della gara, e poi un calo nella parte conclusiva, terminato in quel caso con la porta inviolata. Contro il Sassuolo, invece, il margine si è assottigliato fino a diventare minimo. Non tanto per mettere in discussione il valore dei tre punti, quanto per evidenziare una squadra che deve ancora trovare continuità nella gestione dei diversi momenti della partita. Nel secondo tempo non erano più in campo Sugamele e Lo Verde, tra i migliori dei primi 45 minuti. Tra i subentrati, Hamdaoua e Balhaouan non demeritano, mentre Pibiri e Costa fanno più fatica a lasciare il segno. Il primo si perde Daldum in occasione del 2-1, mentre il secondo non riesce a trovare la giocata per liberarsi dalla marcatura avversaria. Un altro aspetto che racconta come il gruppo abbia ancora bisogno di tempo per trovare i propri equilibri e permettere a tutti di ritagliarsi il proprio spazio. Soprattutto il fronte offensivo è uno dei reparti che ha avuto più ricambi: le certezze Mendy e Trepy dello scorso anno hanno lasciato spazio ai vari Sugamele, Costa e Hamdaoua. Il primo è oggi il principale riferimento, e i numeri lo dimostrano, ma manca una punta capace di togliergli qualche compito da “boa”. In difesa, invece, l’esperienza non abbonda. Ecco perché il percorso di crescita passa inevitabilmente anche dalla costruzione di nuovi leader: giocatori che, attraverso prestazioni e risultati, possano diventare per questa squadra ciò che altri erano stati nella passata stagione. Tra le note positive in questo senso c’è Doppio, che ha saputo colmare l’assenza di Prettenhoffer con una discreta solidità al fianco di Nuvoli.
Quando cambia la partita
I motivi del calo possono riguardare l’aspetto tecnico, ma soprattutto quello mentale. Non sembra esserci una vera e propria “spina staccata”, quanto piuttosto un “pilota automatico” che deve ancora essere perfezionato. Il Sassuolo centra la porta solo all’88’, ma nella ripresa ha trovato campo e fiducia, arrivando a mettere il Cagliari nelle condizioni di dover difendere il risultato fino all’ultimo. Qualche pallone di troppo viene perso a centrocampo, anche nel tentativo dei ragazzi di Gallego di partire dal basso. Un aspetto che va inserito nel percorso intrapreso quest’anno: la squadra sta lavorando per assimilare una filosofia di gioco diversa, nella quale il coraggio nella costruzione è parte integrante dell’identità. Il pressing asfissiante del match contro il Bologna aveva messo in enorme difficoltà i rossoblù, mentre con il Sassuolo i meccanismi hanno funzionato meglio, almeno per buona parte della gara. Quando però la partita cambia ritmo, si vedono ancora delle difficoltà. Non necessariamente perché l’idea non funzioni, ma perché serve tempo per trasformarla in automatismi condivisi da tutto il gruppo. La costruzione dal basso resta dunque una scelta precisa e interessante, sulla quale Gallego sta investendo. Il passaggio successivo sarà riuscire a gestirla con la stessa efficacia anche quando vengono meno alcuni dei principali riferimenti della squadra.
Da dove si riparte?
Dai tre punti, innanzitutto. E dalle tante indicazioni positive che il Cagliari si porta dietro da questo primo successo casalingo. Su tutte, la risposta di Samuele Piro, autore di una prestazione ben oltre la sufficienza rispetto alle prime due uscite poco impattanti. Poi c’è Alessandro Sugamele, ormai uomo copertina di questa Primavera. Quarto gol in tre partite per lui, dopo un rigore, un gran gol e due tap-in. Numeri importanti, ma anche un peso specifico che va oltre le reti: la sua uscita si è fatta sentire per il carisma e per il lavoro senza palla, lasciando un vuoto che il Cagliari non è riuscito a colmare completamente. Gli stessi Nuvoli, Kehayov e Tronci hanno portato risposte positive con la prestazione di ieri. Resta poi preziosa la presenza di Akarakiri sulla mediana rossoblù. L’inglese ha garantito qualità e fisicità per 54 minuti. Dalla sua uscita dal campo, sono state evidenti le difficoltà nel fare filtro a centrocampo. Lo stesso Grandu, alla sua 84esima presenza in Primavera, non ha fatto mancare il suo apporto in termini di carisma e quantità. Entrambi, come Sugamele, sono già in orbita Prima squadra, e una loro assenza obbligherà Gallego a trovare nuovi equilibri. Ma è proprio qui che può nascere la crescita. I risultati aiutano a costruire fiducia e da queste prime partite possono emergere quei giocatori destinati a diventare i nuovi leader della squadra. In questo percorso il tecnico spagnolo avrà un compito importante: continuare a dare forma alla nuova filosofia di gioco e, allo stesso tempo, accompagnare la crescita di un gruppo che deve ancora trovare la propria fisionomia. Il Cagliari ha già dimostrato di avere qualità e personalità, ma deve ancora diventare una squadra capace di mantenere la propria identità anche quando cambiano gli interpreti o quando l’avversario alza l’intensità. Nella sfida della settimana prossima contro l’Inter, il Cagliari avrà un test probante, che potrà dire molto sul piano tattico e mentale. Non soltanto per capire quanto vale questa Primavera, ma soprattutto per vedere quanto è già cresciuta nel percorso verso la squadra che vuole diventare.




















