In vista della sfida di sabato 12 settembre alle 20:45 tra Atalanta e Cagliari, abbiamo intervistato l’uruguaiano José Óscar “Pepe” Herrera, doppio ex della gara. Con la maglia rossoblù Herrera ha collezionato 147 presenze e realizzato 13 gol. Ai nostri microfoni “Pepe” ha analizzato il momento delle due squadre, presentato la sfida del Gewiss Stadium e raccontato le sue sensazioni in vista del match.
Pepe, iniziamo questa intervista parlando di Atalanta-Cagliari. Tu sei un doppio ex: che partita ti aspetti e come giudichi il momento che stanno vivendo le due squadre?
“Come sempre, mi aspetto una partita dura e difficile contro l’Atalanta. Mi sembra che anche quest’anno sia una squadra forte. Ho visto il Cagliari e mi è sembrata una squadra in costruzione, nuova, con tanti giocatori arrivati da poco. Mi sembra però che stia seguendo un buon cammino: si vede che l’allenatore sta facendo un bel lavoro. Penso quindi che sarà una partita dura per entrambe le squadre”.
Guardando alle due rose, c’è un giocatore per parte che secondo te può essere decisivo ed esaltarsi in una partita del genere?
“Pasalic mi piace tantissimo. È un giocatore che, quando viene chiamato in causa, riesce sempre a fare bene. Ha qualità, sa trovare il gol ed è un giocatore molto difficile da marcare. Del Cagliari, invece, non conosco molto bene i nuovi giocatori. Mi piace Maldini, che ho visto giocare anche in altre squadre, e ci sono altri elementi interessanti. Però mi sembra che il Cagliari possa basare la sua forza sulla squadra, sul gruppo, tutti insieme, e non solamente su un singolo giocatore”.
Il Cagliari ha iniziato bene il campionato, con due vittorie nelle prime tre giornate. Che impressione ti ha fatto questa squadra?
“Mi sembra una squadra che ha lavorato molto. È ancora in costruzione, perché ci sono tanti giocatori nuovi, però ha già fatto vedere qualcosa di interessante e si vede che c’è del lavoro dietro. Comunque mi aspetto un campionato duro anche per il Cagliari. Non potrà permettersi di regalare punti, perché penso che alla fine dovrà lottare per la salvezza. Sarà un campionato difficile, con tante squadre che lotteranno per gli stessi obiettivi, e ogni punto sarà importante”.
Dall’altra parte c’è un’Atalanta che ha iniziato un nuovo ciclo con Maurizio Sarri. Che impressione ti sta facendo e che tipo di stagione ti aspetti dalla squadra?
“Sì, ho visto l’Atalanta in una partita di campionato e anche in Coppa, e mi sembra anche quest’anno una squadra molto dura. Come negli ultimi anni, penso che possa lottare per i posti che portano alle coppe europee. Non la vedo tra le principali candidate allo Scudetto, ma credo che possa fare un ottimo campionato e mettere in difficoltà qualsiasi squadra e su qualsiasi campo. Anche quest’anno, quindi, penso che l’Atalanta possa togliersi delle soddisfazioni e vincere tante partite”.
Al Cagliari c’è invece Fabio Pisacane. Come giudichi il suo percorso e il lavoro che sta facendo con i rossoblù?
“Sì, ho conosciuto Pisacane qualche anno fa, quando era ancora nella Primavera. Non ho un rapporto di amicizia con lui, però l’ho incontrato, l’ho salutato e ho avuto modo di vederlo lavorare. Poi ho seguito il suo percorso e, da quando è arrivato in prima squadra, mi sembra che abbia già fatto vedere cose molto interessanti. Logicamente sono i suoi primi passi da allenatore e sicuramente, come è normale che sia, commetterà anche qualche errore. Saranno proprio questi errori, però, a permettergli di crescere e di alimentare la sua carriera, imparando dalle esperienze che farà. Per quello che ho visto finora, comunque, mi sembra che abbia già dimostrato di avere delle qualità. È un allenatore che mi piace anche per il modo in cui si comporta in campo, per come parla ai giocatori e per la capacità che sembra avere di creare un buon gruppo. Secondo me sono aspetti importanti, soprattutto per un allenatore giovane che sta iniziando il suo percorso. Penso che possa fare molto bene in Italia e sono curioso di vedere come continuerà la sua carriera”.
Da uruguaiano a uruguaiano: come vedi la crescita di Juan Rodriguez nella difesa del Cagliari? Che stagione pensi possa fare?
“Lo conoscevo già dai tempi del Peñarol, qui in Uruguay, dove aveva fatto vedere cose molto importanti e positive anche con l’Under 20 della Nazionale. Mi sembra un giocatore in crescita, che deve ancora imparare alcune cose, perché il calcio italiano è diverso e ai difensori viene richiesta forse maggiore furbizia in determinate situazioni. Però è ancora molto giovane, si trova in una fase di crescita e di apprendimento. Mi sembra che quest’anno, se lavorerà bene e sarà intelligente nel suo percorso, potrà diventare un giocatore importante per il futuro del Cagliari”.
Parlando di centrocampo, cosa ne pensi dei nuovi innesti Romano, Winks e Fazzini?
“Li ho visti giocare, ma non mi hanno colpito particolarmente, anche perché non ho avuto modo di seguirli abbastanza da vicino. Ho visto le partite, però non mi sono soffermato su un giocatore in particolare. Come ti dicevo, invece, mi sembra che il Cagliari abbia fatto vedere soprattutto di essere una squadra forte, capace di rendere difficile la partita a qualsiasi avversario. Anche i nuovi arrivati devono ancora adattarsi a una nuova squadra e a un nuovo calcio, però hanno già fatto vedere cose importanti e penso che possano dare un contributo positivo al Cagliari anche in futuro”.
È sempre difficile fare paragoni tra epoche diverse, ma c’è un giocatore attuale del Cagliari o della Serie A che, per caratteristiche, ti ricorda un po’ te stesso?
“Mi sembra che il calcio, a livello mondiale, sia cambiato molto. Le cose che gli allenatori chiedevano ai giocatori del mio ruolo, a me come a tanti altri, oggi vengono richieste meno. Quando giocavamo io e Bisoli a centrocampo, per esempio, si dava molta più importanza alla marcatura, ai contrasti e alla forza fisica. Oggi, invece, ai centrocampisti vengono richieste soprattutto altre qualità, come la capacità di giocare la palla e di costruire il gioco. Per questo faccio fatica a trovare giocatori che abbiano le nostre stesse caratteristiche, non solo nel Cagliari o in Italia, ma anche a livello mondiale. Quelle qualità che avevamo noi e tanti altri giocatori di quella generazione del calcio italiano, che secondo me è stata una delle migliori, oggi si vedono molto meno. Per questo è difficile anche trovare un giocatore attuale che possa essere paragonato a me o ad altri giocatori con caratteristiche simili alle nostre”.
Facendo un salto nel passato che ricordi hai del Cagliari?
“Il ricordo è sempre bellissimo, davvero molto positivo. È passato tanto tempo, però io e i miei compagni di quella squadra e di quegli anni siamo ancora molto legati. Abbiamo un gruppo WhatsApp e siamo sempre in contatto, ogni giorno: è come se fossimo ancora tutti insieme, ancora compagni di squadra. I ricordi che ho di quel periodo sono tutti positivi. Non posso dimenticare un’epoca così importante della mia vita, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche e soprattutto da quello umano. E poi ho una figlia sarda: per me è davvero impossibile dimenticare un passaggio così bello della mia vita”.
Per concludere, cosa c’è nel presente e nel futuro di Pepe Herrera?
“Da ormai 20 anni faccio il procuratore. All’inizio lavoravo con Paco Casal, che all’epoca portò quasi tutti gli uruguaiani arrivati al Cagliari. Oggi invece lavoro insieme a un mio amico, Sergio Martínez, molto conosciuto nell’ambiente del Boca Juniors e considerato uno dei più grandi attaccanti uruguaiani nella storia del club. A livello personale, invece, mi godo la famiglia, i miei figli e i miei nipoti, che ormai sono quattro. Conduco una vita molto tranquilla, un po’ come quella che facevo in Sardegna. L’unica differenza è che oggi non gioco più a calcio e faccio un altro mestiere, ma continuo a vivere molto per la famiglia e in maniera serena e tranquilla”.




















