Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, ha parlato in conferenza stampa in occasione della presentazione del nuovo direttore sportivo, Pietro Accardi, e del nuovo direttore tecnico del settore giovanile, Max Canzi. Di seguito le sue dichiarazioni.
Sul passaggio di proprietà: “La mia presidenza? Dipende dalla volontà di tutte le parti. Noi non abbiamo discusso sul futuro, quindi sulla presidenza dipenderà: nella prossima stagione sarò io il presidente, poi bisognerà capire per il futuro. La proprietà? C’è un iter stadio che interessa agli investitori, che governa i futuri passaggi di proprietà. Noi oggi siamo soci 50-50, rispetto l’impegno dei soci per entrare. Accardi e Canzi si sono confrontati anche con loro, rispettano il lavoro fatto in questi anni. Spero che anche le aspettative vengono soddisfatte”.
Sull’Unipol Domus: “È uno stadio provvisorio, costruito per 5-6 stagioni e non le 9 attuali che potrebbero diventare 14-15. Ti porta dietro costi di manutenzione, rinnovamento. Dà fastidio però il fatto che avremmo potuto alzare le curve di 2000 posti e le avremmo riempite, e per ciò avrebbero beneficiato anche i diritti televisivi: se avessimo saputo che saremo rimasti così tanto all’Unipol Domus, lo avremmo fatto di 20.000 posti. Futuro? Speriamo che tra 3-5 anni si possa far crescere il movimento femminile e portare in Cagliari in Serie A femminile. La Roma quest’anno ha fatto mediamente 2500 spettatori nel calcio femminile: una realtà come la nostra può avvicinarci ai numeri della Roma con un progetto importante e l’Unipol Domus si potrà rivelare importante per ospitare ciò. La Primavera? Club come noi o altri devono spingere sempre di più sul livello della Primavera: io l’anno prossimo voglio fare i playoff. Un Cagliari che ottiene questi risultati, che fa capire ai giocatori che il percorso in Primavere è importante, era impossibile un tempo: vogliamo cambiare mentalità e far avvicinare la Primavera alla Prima Squadra. Possiamo aumentare anche l’appetibilità della Primavera”.
Sulla rosa a disposizione di Pisacane: “Con il direttore e il mister ho condiviso il fatto che oggi a centrocampo siamo corti. Spero che a inizio preparazione sia un reparto che venga rimpolpato”.
Sul futuro: “Sono felice di essere qui, essere il presidente del Cagliari. È una cosa che mi riempie di gioia e orgoglio. Quello che abbiamo fatto lo scorso anno è stato straordinario, la prossima stagione sarà un banco di prova. Dopo la retrocessione di Venezia ci sono stati pensieri negativi, poi abbiamo deciso di ripartire e ricostruire. Oggi vogliamo ancora proiettarci nel futuro, migliorandoci sempre di più. Contano poco gli anni, bisogna fare le cose con un senso e oggi penso che il tutto stia andando per il verso giusto”.
Segnale dato alla società: “In Italia, fino ai 24 e 25 anni, sono tutti giovani. In realtà giocatori come Esposito e Gaetano sono calciatori esperti ai miei occhi. Dobbiamo rivedere la nostra definizione di giovani. Il direttore Carta, insieme ad Accardi, stanno lavorando a un 2007 dall’Inghilterra: ha la stessa età di Mendy, con un certo percorso, ed è un calciatore come tanti che pensa di venire qua per giocare. Solo noi pensiamo che 26 anni d’età media sia una rosa giovane. Contratti di lunga scadenza e saldatura con gli investitori? C’è una grande volontà anche da parte loro di programmare, nel medio e nel lungo periodo. Dobbiamo avere la lucidità di coltivare una fortuna che abbiamo, quella di essere appetibili per i giovani. Ogni giorno il direttore mi dice un nome nuovo, quindi oggi siamo una società appetibile per i giovani: dobbiamo essere bravi a rimanerlo e a scegliere i giocatori giusti, che non vedano Cagliari come una piazza dove restare solo un anno. Penso che a tutti faccia piacere vedere Palestra sui giornali con la nostra maglia: a me non fa piacere, se non personalmente per il ragazzo, la maglia è stata sfruttata un anno per poi andarsene in un grande club. Non è il modo in cui vogliamo lavorare”.
Sulla questione stadio: “Per tanti anni questo progetto è passato al vaglio di tanti enti, anche troppi. Se in Italia si vogliono fare stadi, bisogna semplificare la burocrazia. Ci sono gli enti più disparati. Abbiamo trovato tanti ostacoli nel percorso, anche per motivi futili. Si è parlato poco di questo percorso, l’opinione pubblica non era al corrente degli ostacoli. Quando si è iniziato a parlare di denaro, la questione ha riempito le pagine dei giornali, ma di ciò si parla da meno di un anno, da quando non c’era più il percorso tecnico degli enti ma un piano finanziario. Oggi non siamo lontani, i tempi che il Comune ha prospettato non sono impossibili da rispettare. Penso che l’amministrazione li rispetterà, ma i ritardi sono normali in questi casi. Abbiamo passato sette anni a rivedere aspetti tecnici, perdere altri due mesi per gli aspetti economici è l’ultimo dei problemi. La conferenza dei servizi ha finalmente approvato il progetto, ora siamo in dirittura d’arrivo ed è normale avere quattro mesi di ritardo. Ma quello che è successo negli ultimi 10 anni non è normale: invito il Governo a ragionarci, altrimenti il percorso per il calcio italiano diventerà sempre più complicato e arriveremo dietro la Francia per livello di campionato. La Francia ha ottenuto gli Europei nel 2011 e in cinque anni ha finanziato sette stadi con soldi pubblici, in città che non sono Parigi e Lione ma aree in cui costruire uno stadio, senza il supporto del governo, non è possibile. Mi auguro di ospitare gli Europei del 2032 a Cagliari in Italia: a oggi c’è solo lo Juventus Stadium che può farlo”.
Sul cambio del direttore sportivo: “Parlo bene dei ds e poi li licenzio? Battuta fatta anche da mia moglie (ride, ndr). Integro la mia battuta dicendo che durante la mia esperienza è la prima volta che faccio un contratto triennale al direttore sportivo: qui c’è un ragionamento non di corta durata”
Sui nuovi investitori e il loro interesse sul mercato: “Non posso che ringraziare i nuovi soci, hanno dato al club una prospettiva di crescita quinquennale o decennale. Voglio migliorare ulteriormente questo club e negli anni ho imparato che lo si fa dalle fondamenta. Alla gente interessa il mercato, le operazioni importanti, ma i punti li portano l’organizzazione societaria, le strutture e professionisti preparati e al passo con le tecnologie. Questo vale molto anche per i dirigenti. La mia responsabilità nei confronti degli investitori è quello, forse un domani, di lasciare loro un club sano. Conosco Canzi da anni, già in passato lo volevo in questo ruolo. È una persona che stimo, sarà una figura fondamentale, sia che tra qualche anno il presidente sia Giulini o altri. Sono felice che Canzi abbia accettato un progetto di cinque anni, forse arriverà anche un progetto femminile. Accardi a Empoli si è creato un percorso che lo ha portato alla Samp con un ingaggio importante. Non ci sono tanti direttori bravi, ma oggi ho la fortuna di avere Accardi perché ha fallito alla Sampdoria, altrimenti non sarebbe qui. Vogliamo migliorare il nostro percorso, Accardi e Canzi ci aiuteranno tanto nella prossima stagione. Siamo consapevoli che questo percorso è agli inizi, inserendo professionisti di alto livello possiamo migliorare. Questo è quello che mi chiedono gli investitori, il mercato sarà coerente: giocatori che hanno fame, voglia, da Cagliari”.
Sulla scelta Accardi come direttore sportivo: “I motivi sono tre: sono rimasto legato a Carli, l’unico direttore con cui mi sento ancora. Accardi è cresciuto con lui. Poi, dei giovani che considero forti era l’unico libero: era semplice farlo venire. Dopo l’operazione Barella, quella più importante è stata quella di Vicario, fatta da me e dal direttore: avevamo già avuto modo di conoscerci, so come negozialmente e umanamente sia un profilo rotondo”.
Sul mercato e Angelozzi: “Mercato? Faccio rispondere il direttore. Ringrazio Angelozzi, la gestione di un allenatore esordiente è complicata anche se Pisacane ha fatto una grande stagione. L’esperienza di Angelozzi è stata fondamentale nei primi mesi, non posso che ringraziarlo”.
Introduzione del presidente: “Mi fa piacere oggi poter essere qui con Accardi e Canzi. Siamo in un percorso di ringiovanimento della società e di ristrutturazione. Un percorso che ha avuto quest’anno dei risultati importanti, vogliamo portare avanti questa filosofia con coerenza. Vogliamo ulteriormente migliorare: quando si tratta di giovani, capacità di usare nuove tecnologie c’è bisogno di cercare nuove professionalità e professionisti. Accolgo Accardi, che ha avuto lunga esperienza a Empoli con tanti giovani talenti. Mi fa piacere dare il bentornato a Max Canzi in un ruolo nuovo. Sono due figure indispensabili, sperando che il percorso diventi più virtuoso. Teniamo all’unione tra prima squadra e settore giovanile. Mi fa piacere il ritorno di Canzi e il fatto che Accardi abbia scelto di collaborare con Muzzi: è fondamentale inculcare subito il senso di appartenenza, e Canzi e Muzzi sono fondamentali in questo”.
















