Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini è stato uno degli ospiti del panel del Festival della Serie A di Parma “Il futuro degli stadi italiani”: il numero uno rossoblù ha partecipato al dibattito insieme a Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente Banca Ifis), Claudio Lotito (Presidente Lazio) e Massimo Sessa (Commissario Straordinario per gli Stadi). Di seguito l’intervento del presidente del Cagliari.
Storia
“Abbiamo iniziato più di dieci anni fa quando abbiamo rilevato il Cagliari, sono arrivato in una situazione in cui la squadra non aveva lo stadio. Grazie al sindaco, ora al terzo mandato, riuscimmo a presentare il progetto dello stadio provvisorio della Unipol Domus e riuscimmo a costruirlo in pochi mesi nei parcheggi del vecchio Sant’Elia, con la speranza di costruire poi in breve tempo il nuovo stadio. In questi dieci anni ci siamo imbattuti in vari enti, nello specifico la commissione provinciale di vigilanza che ha al suo interno 14 enti che ci hanno fatto cambiare 14 volte il progetto: nel frattempo è cambiato il governatore della Regione e siamo riusciti a superare tutte le richieste della commissione a livello progettuale. Successivamente è iniziata l’odissea dal punto di vista finanziario, con la presentazione del PEF e del modello di riferimento per poter ottenere la pubblica utilità dell’opera con varie richieste (albergo all’interno dello stadio, naming rights, lettera di impegno delle banche) che hanno rallentato il modello finanziario che ancora non ci è stato approvato, ma che è vicino a esserlo. Un’odissea durata dieci anni e mi chiedo se non ci fosse stato un imprenditore a Cagliari che avesse deciso di rimanere molti anni, ma un altro che avrebbe potuto decidere di stare 4-5 anni per investire solo nell’immobiliare, ci sarebbe mai stato uno stadio in città? Assolutamente no. Questo è il problema in Italia. In Francia nel 2010 tutti gli stadi erano obsoleti a eccezione dello Stade de France, nell’anno in cui hanno saputo che avrebbero organizzato gli Europei 2016 da soli, quindi con dieci stadi: è stata messa in piedi una task force e solo due di questi dieci stadi sono stati costruiti con capitali privati, Parigi, Lione e in parte Marsiglia. Lo stato francese ha deciso di completare gli altri stadi, rinnovarli o costruirli da zero, con risorse pubbliche, così si sono presentati nel 2016 con dieci stadi pronti. Credo che in Italia, nonostante gli stadi per il 2032 siano solo cinque, ho il timore che non si possa ripetere la stessa cosa”.
Futuro
“Uno dei temi è la reale sostenibilità economico-finanziaria dell’opera. Lo stato francese ha deciso di sostenere le città più piccole notificando nel 2011 la Commissione Europea che ha preso atto che in quelle sette città i progetti stadi sarebbero andati con le risorse pubbliche. Poi il secondo tema è che non può esistere che un dirigente comunale debba mettere la firma per far partire un progetto da duecento milioni di euro: ci deve essere uno stato che a monte con un sistema normativo o la corte dei conti, che fa sì che questo soggetto possa mettere la firma totalmente tutelato, altrimenti gli stadi non possono essere fatti in Italia in città medio piccole. O ci vogliono capitali enormi, come a Palermo del City, o gente un po’ matta come me che è più di dieci anni che ci prova, altrimenti la vedo difficile. In città medie non so come si possano fare gli stadi. Altra cosa le banche: fin quando non ci sono garanzie di stato che dicono alle banche italiane che ci sono degli stadi da fare non verranno mai a eventi come questo e che possano aiutare questi progetti”.

















