È rimasto a Cagliari una sola stagione, a differenza di Frosinone in cui l’esperienza è durata ben cinque anni. Eppure Guido Angelozzi, attuale direttore dell’area tecnica dello Spezia capolista nel girone B di Serie C, è la persona giusta per fare due chiacchiere sulla sfida di sabato 7 novembre all’Unipol Domus tra i rossoblù di Fabio Pisacane e il Frosinone di Massimiliano Alvini, autentica rivelazione di questa Serie A. Dal presente in Liguria al passato in Sardegna, passando per le scoperte fatte in gialloblù e il rapporto con le città di mare, vero fil rouge della carriera del dirigente catanese.
Direttore, partiamo subito dallo Spezia: come si sta là in alto?
“In alto si sta sempre bene (risata, ndr). L’importante, però, è esserci ad aprile e maggio. Siamo contenti, ma c’è ancora tanto da lavorare. Vedremo a fine campionato dove saremo”.
Si aspettava un girone così complesso?
“Siamo stati sfortunati, va detto. Avere tre retrocesse dalla Serie B tutte nello stesso girone ha necessariamente alzato il livello di competizione, il criterio “orizzontale” adottato dalla Lega Pro non ci è stato certamente d’aiuto. È un raggruppamento fortissimo, anche perché, oltre a Pescara e Reggiana, c’è il Ravenna, che l’anno scorso ha disputato un grande campionato e si è rinforzato molto. In più ci sono Perugia e Campobasso, anche loro molto forti. Nel Girone C ci sono altre squadre importanti, come Bari, Catania e Salernitana, che però, secondo me, sono meno attrezzate rispetto a quelle del nostro girone”.
A proposito di retrocessione, non era semplice ripartire quest’estate: che calciomercato è stato per lei?
“Per la prima volta nella mia carriera ho portato a termine 70 operazioni tra entrate e uscite. Un lavoro che generalmente si svolge nell’arco di due o tre anni e che insieme al mio staff abbiamo concentrato in appena due mesi. Siamo comunque sulla buona strada”.
Parliamo del Frosinone, molti giocatori della squadra attuale li hai portati lei. Cosa ha visto in loro?
“Intanto parliamo di una squadra forte, capace di battere tra le altre Como, Fiorentina e Torino e di pareggiare in casa dell’Atalanta. Palmisani, Bracaglia, Monterisi, Oyono, Cichella, Ghedjemis e Kvernadze sono tutti ragazzi che si trovano lì da quattro anni e che avevano già dimostrato di avere un potenziale importante. Tutti stanno scoprendo ora Ghedjemis, che abbiamo preso quando giocava in Serie C francese e Kvernadze, che arrivava dalla Serie B georgiana. In questi anni hanno dimostrato il loro valore, avevano già esordito in Serie A con Di Francesco e ora sono esplosi con Alvini. Ricordo anche Palmisani, che è stato in prestito all’Olbia e che io riportai a casa a stagione in corso perché pensavo potesse esserci subito utile. Anche Oyono è un terzino importante, così come Bracaglia che proviene dal settore giovanile. Sono tutti ragazzi sui quali sono state costruite le basi della squadra, ma negli ultimi anni sono arrivati altri giocatori forti come Calò e Raimondo: è una formazione che sta facendo molto bene. Quando uno come me, che ha lavorato lì per cinque anni, vede questi ragazzi raggiungere certi livelli, non può che provare una grande soddisfazione. Sinceramente, non mi aspettavo che potessero crescere così tanto”.
E il Cagliari?
“Come il Frosinone, anche il Cagliari sta disputando un grande campionato. Adesso c’è stata qualche battuta d’arresto, ma secondo me sta facendo bene. Sono sicuro che si riprenderà”.
Le faccio due nomi: Romano e Kofler, giocatori che hai seguito nel tuo periodo in rossoblù. Si aspettava questo exploit da parte loro?
“Sì, mi aspettavo questa crescita. Devo fare i complimenti ad Accardi che è riuscito a prendere Romano a una buona cifra. Io l’anno scorso non ci sono riuscito (risata, ndr). Anche per Kofler il Südtirol chiedeva una cifra importante. Sono due ottimi giocatori e il Cagliari è riuscito a portarli entrambi in Sardegna. Uno ha già esordito in Nazionale, mentre l’altro ci arriverà presto”.
Zé Pedro e Juan Rodriguez sono ormai due colonne di questo Cagliari. Quali margini di miglioramento hanno per lei?
“Rodriguez ha ancora un margine di crescita del 30%. È un giocatore seguito da diversi club importanti e il presidente è stato bravo a non cederlo durante l’estate. Zé Pedro, invece, era già titolare nel Porto: ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi, ma poi non è più uscito. L’anno scorso, a gennaio, c’era una squadra brasiliana (Atletico Mineiro, ndr) pronta a offrire sei milioni di euro per lui, ma il presidente non volle venderlo e così è rimasto con noi. Alla fine è diventato un titolare inamovibile. Sono due giocatori estremamente affidabili”.
Qual è il suo pensiero sull’attacco rossoblù? Mendy, Trepy, Maldini: tanti giovani…
“Sono tutti giocatori forti. Già l’anno scorso avevamo cercato di portare Maldini, che poi è andato alla Lazio. Devo fare nuovamente i complimenti al direttore Accardi, che quest’anno è riuscito a portarlo in Sardegna. Secondo me il Cagliari ha costruito una buona squadra, con valori importanti. Anche Nzola, che ho avuto qui allo Spezia, se trova l’ambiente giusto ha dimostrato di essere un giocatore forte. Mendy diventerà un top, mentre Maldini lo è già ed è nel giro della Nazionale. Trepy sta lavorando bene per diventare un giocatore di livello. Mi piace la politica del Cagliari e sono convinto che, alla lunga, porterà alla salvezza e alla costruzione di un patrimonio tecnico importante”.
Come valuta questo inizio di stagione di Pisacane?
“Il mio giudizio è assolutamente positivo. L’anno scorso ha conquistato 43 punti, facendo un lavoro eccezionale, e quest’anno sta proseguendo su quella strada. Fino a tre settimane fa si parlava di squadra rivelazione, dopo aver raccolto 13 punti. Non si può passare da squadra rivelazione a squadra in difficoltà nel giro di poco tempo, per questo serve equilibrio nei giudizi. Qualcuno parlava addirittura di Europa League. Il Cagliari è una squadra giovane, che ha bisogno di completare un percorso di crescita. Penso che Pisacane porterà la squadra agevolmente alla salvezza e valorizzerà diversi giocatori. L’anno scorso lo ha fatto con Palestra, Obert, Rodriguez e Adopo. Ho molta fiducia nella squadra e in tutto l’ambiente”.
Cosa le manca di più di Cagliari? E di Frosinone?
“A Cagliari sono rimasto poco, ma mi sono trovato bene. Poi, per divergenze di vedute con il presidente Giulini, abbiamo preso strade diverse. Mi manca il mare (scherza, ndr), così come tutte le spiagge della Sardegna e i sardi. Mi capita ancora di sentire qualche ex collaboratore e amico. Posso parlarne soltanto bene. A Frosinone sono rimasto cinque anni e mi manca soprattutto il calore della gente. Sono due realtà nelle quali mi sono trovato veramente bene. Ho deciso poi di tornare allo Spezia, un’altra città di mare. Sono stato bene anche a Bari e spero un giorno di poterci tornare (risata, ndr)”.
Torniamo allo Spezia e alla Serie C: come giudica il cammino della Torres, vostra avversaria il prossimo 22 novembre?
“È una buona squadra. L’abbiamo affrontata in Coppa Italia e abbiamo vinto noi. Poi l’ho rivista dal vivo contro la Reggiana: ha perso, ma ha dominato. In più dico che mi dispiace tanto per l’infortunio capitato a Giuseppe Mastinu, che ho portato io dai dilettanti allo Spezia. Ha giocato con noi nell’anno in cui abbiamo vinto il campionato: ho un grande rispetto per lui, sia come giocatore sia come uomo. Per questo gli faccio un grande in bocca al lupo e spero di poterlo abbracciare quando verremo in Sardegna”.
In conclusione, torniamo al match tra Cagliari e Frosinone: che partita sarà?
“Sicuramente sarà una bella partita, con un Frosinone che sta attraversando un periodo di forma eccezionale. Il Cagliari dovrà stare attento, ma Pisacane è molto bravo a preparare le partite dal punto di vista tattico. Se riuscirà a trovare le corde giuste, potrà mettere in difficoltà la squadra di Alvini. Anche se bisognerà prestare particolare attenzione ai due esterni, Kvernadze e Ghedjemis”.
Ecco, chiudiamo con loro: quanto avrebbe voluto portarli a Cagliari?
“Tanto (ride, ndr). Ne avevamo parlato con il presidente, ma non erano operazioni semplici. Li avevamo seguiti entrambi e piacevano molto a Pisacane, soprattutto Kvernadze. Alla fine, però, non c’è stata la possibilità di portarli a Cagliari. Peccato”.





















