Guglielmo Coppola, ex attaccante del Cagliari dal 1987 al 1989 con 54 presenze e 23 gol, è stato ospite ai nostri microfono di Buongiorno 131 per parlare della stagione appena conclusa degli uomini di Fabio Pisacane. Di seguito alcune sue dichiarazioni.
Su Milan-Cagliari
“Non ho visto la partita, ma sono contento. È questo il calcio che si deve portare avanti. Le squadre piccole hanno tutte giocato a calcio, non è più come ai miei tempi dove un pareggio stava bene. Ora bisogna sempre giocare la partita”.
Sull’annata rossoblù
“Le sconfitte e le difficoltà bisogna metterle in conto. Il Cagliari è una squadra giovane, con un allenatore giovane, e queste cose bisogna considerarle. L’importante è che l’ambiente si compatti con questa squadra. Deve esserci l’ambiente giusto, con critiche costruttive. Cagliari potrebbe essere un’isola felice: ha un pubblico straordinario, questo deve aiutare la squadra. Non puoi pretendere chissà che cosa, ma secondo me il Cagliari ha fatto un campionato importante, ha giocato bene. Il Milan cosa dovrebbe dire? O il Como che si è ritrovato in Champions League? Si parla del Cagliari, poi vediamo le grandi squadre e scopriamo che buttano via milioni di euro: io la vedo con il bicchiere mezzo pieno”.
Su Pisacane
“L’allenatore deve fare un percorso: non lo puoi cambiare ogni anno, deve esserci una visione. Pisacane ha fatto bene, ma ho già sentito che può andare via: sono cose che non stanno né in cielo né in terra. Un allenatore vuole avere potere sui giocatori da scegliere? Non la vedo una cosa sbagliata, la società non può mettere a disposizione dei giocatori e pretendere che l’allenatore alleni e basta. Ai miei tempi succedeva così, e da certe parti succede ancora. Pisacane ha creato una situazione bella, importante: perché non farlo continuare? Ora il calcio è cambiato, devi dare delle certezze: il Cagliari sta prendendo una buona strada. Poi però ci vuole poco a cambiare le cose. Prandelli ha detto di recente che è tempo di dare responsabilità agli allenatori, con un ds vicino con cui fare un lavoro collettivo: è questo che bisogna fare oggi”.
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