Le parole nella conferenza stampa di presentazione di Max Canzi, nuovo direttore del settore giovanile del Cagliari: l’ex allenatore della Primavera rossoblù è stato presentato insieme al neo direttore sportivo della prima squadra Pietro Accardi.
Ritorno
“Le emozioni sono le prime cose che mi vengono in mente. Ringrazio il club e Giulini, che ha pensato per me a un ruolo di questo genere. C’è stata alle spalle una lunga riflessione, per me è come tornare a casa. Sono molto emozionato, chi ha lavorato con me in questi ultimi anni sa che il mio sogno era quella di tornare. Mi è stata data l’opportunità con questo ruolo e ho deciso che questa, in questo momento, è la mia strada”.
Nuovo ruolo
“Scelta non semplice, ho dovuto rifletterci. Ho fatto 41 stagioni da allenatore, in varie categorie. Ho dovuto pensarci, ma questa è un’opportunità concessa nel momento giusto: voglio mettere a disposizione la mia esperienza per migliorare ciò che è stato fatto nel settore giovanile in questi anni. Si può solo migliorare quanto fatto. Mi mancherà il campo, ma allenerò allenatori, collaboratori, persone. Credo di mettere a frutto ciò che ho fatto in questi anni”.
Sulla stagione
“Ho cambiato ruolo per passione di questo sport, per il fatto di poterlo fare a Cagliari. Obiettivi e la stagione passata? Il core business di un settore giovanile è quello di costruire giocatori per la prima squadra e ciò è stato centrato. Bisogna cercare di rifarlo, e non sarà semplice. Grazie al lavoro di Pisacane è stato possibile ciò e vogliamo riprodurre questo modello. Bisogna però cercare di rendere appetibile il settore giovanile tramite i risultati. Dobbiamo cercare di mantenere la Primavera 1, cercando di fare sempre meglio. Il risultato non è l’obiettivo primario, quello è quello di costruire uomini e calciatori, ma bisogna fare il meglio possibile per avvicinarsi all’importanza del risultato”.
Sul settore giovanile
“In Primavera anni fa è stata fatta la riforma dei tre gironi, non sta a me giudicare ma l’importanza del risultato assume un livello superiore. È così e quindi dobbiamo lavorare per mantenere la categoria”.
Sull’età del campionato Primavera
“Il passaggio da under 19 a under 20 è stato combattuto. Forse ai ragazzi si limita la crescita, ma ciò va analizzato in maniera individuale. Alcuni calciatori hanno una maturazione più lenta, altri hanno necessità di confrontarsi con qualcosa di più importanti. Con il campionato under 18 si può giocare in Primavera per due anni e questo è importanti. È un discorso che ha dei pro e dei contro”.
Sul settore femminile
“La crescita del settore femminile è obiettivo della società, è una delle ragioni per cui mi hanno chiamato. Abbiamo una squadra che è arrivata alle finali di calcio a cinque, manca una squadra di calcio a undici: ci vorrà tempo, ma è una visione del club. Il movimento femminile sta subendo una crescita inarrestabile. La Sardegna ha una grande tradizione e qui il calcio femminile può trovare tanto seguito”.
Sul primo intervento sul settore giovanile
“Ho la fortuna di arrivare in un settore giovanile dove è stato fatto un lavoro di altissimo livello. Dobbiamo migliorare nei dettagli, rendendo il settore giovanile più moderno con una linea identitaria definita e precisa. Questo si può fare con una squadra di allenatori che lavorano tutti insieme per la crescita del Cagliari. Dobbiamo sfruttare il lavoro fatto fino a ora, devo migliorare quanto fatto fino ad adesso”.
Un ricordo della stagione 2020 con la Primavera
“Io ho fatto cinque anni con la Primavera e abbiamo fatto i playoff, nel secondo anno siamo arrivati sesti. Nell’anno del Covid stavamo facendo un campionato straordinario, poi con lo stop è stato assegnato lo Scudetto all’Atalanta. Ma è un bellissimo ricordo, un momento molto bello prima di andare in prima squadra”.
Sull’esperienza alla Juventus Women
“Mi porto dietro grande esperienza. Ho lavorato con tutto il settore giovanile, ho avuto modo modo di apprezzare il lavoro della Juventus, una cura del dettaglio sotto ogni aspetto”.
















