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Cagliari, Burrai: “La più grande sorpresa della Serie A, Mendy può essere un attaccante da Inter”

Salvatore Burrai con la maglia delle Dolomiti Bellunesi | Foto Dolomiti Bellunesi SRL
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Le parole di Salvatore Burrai, ospite della 27ª puntata di Buongiorno131. Il centrocampista sardo, in forza al Pordenone in Eccellenza, ha toccato diversi temi durante la trasmissione. Ecco le sue dichiarazioni.

Scelta di cuore: ritorno al Pordenone
“Avevo ancora delle richieste nel professionismo, ma non mi andava più di spostarmi da quella che è diventata casa mia. A prescindere dalle offerte economiche, arrivi a una certa età in cui sei stanco. Ho girato l’Italia da nord a sud. Ho fatto questa scelta per due motivi: per rimanere qua, ma anche perché un domani vorrò allenare. Dovevo fare il patentino UEFA A. L’iscrizione era a giugno e il corso iniziava a settembre, ma non mi ero iscritto perché ero ancora alle Dolomiti Bellunesi. Per questi corsi bisogna aver smesso con il professionismo. Il prossimo corso è a febbraio. Intanto mi allenavo con il Pordenone: mi hanno chiesto di tornare per dare loro una mano e, dopo un po’, ho accettato l’offerta”.

Sul futuro
“Mi piacerebbe allenare. Capisco che oggi non sia facile, perché è un ruolo difficile. Bisogna lavorare e studiare da mattina a sera, essere bravi nella comunicazione e saper gestire i rapporti anche con la dirigenza, non solo con i giocatori. Il dialogo deve essere molto positivo e creativo. Mi piace stare in campo e spero un giorno di poter allenare qualche squadra importante. Ho avuto diversi allenatori che mi hanno lasciato qualcosa. Chiaramente mi piacerebbe trasmettere le mie idee”.

Chi allenare?
“La mia idea è di allenare i grandi. Poi una bella Primavera la allenerei volentieri. Ho avuto la possibilità di allenarla già quest’anno, ma non avendo ancora il patentino non potevo. Ho avuto anche la possibilità di fare da secondo allenatore a Frosinone con mister Alvini, ma ero ancora legato alle Dolomiti e non potevo liberarmi. Sicuramente un percorso formativo lo farei volentieri. Un conto è fare il giocatore, un conto è fare l’allenatore. Sono sicuro di questo”.

Sul Frosinone e mister Alvini
“Il mister è una persona molto preparata e, nel gergo, un malato di calcio. È sempre molto attento ai dettagli. Per molti è una sorpresa, ma per me no. Ero straconvinto che il Frosinone avrebbe fatto ciò che sta facendo. Sicuramente ha avuto un impatto importante con la Serie A e sono sicuro che il Frosinone possa fare una stagione importante”.

Su Pisacane
“Ho fatto il corso UEFA B con lui. L’ho seguito nel suo percorso al Cagliari. Rispetto all’anno scorso, è migliorato tantissimo sotto il profilo del gioco. Sono stato a Udine: non è stata una delle partite migliori, ma è riuscito comunque a portare a casa la vittoria. Riconosco un gioco diverso, più di possesso palla e qualità, che secondo me al Cagliari negli ultimi anni è mancato. Anche chi si deve salvare deve proporre gioco, con idee e rischi. Il Cagliari è una squadra abbastanza giovane, ha un’identità forte e una fase difensiva organizzata. Lo metto come sorpresa più grande di questa Serie A. Non tanti giocatori della rosa hanno fatto esperienze importanti in massima serie, come ad esempio Mendy, che quando l’ho visto mi ha impressionato tantissimo. Potrebbe essere un attaccante da Inter o comunque da squadra di vertice”.

Qualità del gioco
“È normale che, se hai tre Deiola, che per me è un ottimo giocatore e un esempio per gli altri ragazzi, non puoi fare un palleggio eccezionale. Ma un Deiola affiancato da un Fazzini o da un altro centrocampista di qualità può essere una buona soluzione. Non servono solo i palleggiatori, ma anche giocatori che menano. Il centrocampo del Cagliari è un giusto mix di giocatori e Pisacane li sta facendo rendere al meglio”.

Su Winks
“Sicuramente è stato un ragazzo preso conoscendone le doti, altrimenti non avrebbe giocato in piazze importanti. Ad oggi ti posso dire che è una piacevole sorpresa. A livello fisico sta molto bene. Dà equilibrio a tutta la squadra e penso che in questo momento si stia esprimendo ad altissimi livelli. Bisognerà vedere a lungo andare, visto che sono due o tre anni che gli manca un po’ di continuità. Ma è un giocatore che, come Romano, penso possa diventare un patrimonio del Cagliari”.

Su Romano
“I ragazzi vanno lasciati anche in pace. Caricarlo di così tante responsabilità è eccessivo. Sta facendo bene a Cagliari, ha giocato titolare con l’Italia. Il prezzo di mercato sarà schizzato alle stelle. Bisogna avere il giusto equilibrio. Se sbaglia un passaggio e l’Italia prende gol, non deve essere massacrato, ma non deve nemmeno essere esaltato dopo un gol a Parma. Bisogna valutare un giocatore in base a 15-20 partite, non a due o tre. Si rischia di fare dei danni, soprattutto al ragazzo e alla società”.

Sulla Torres
“Mi aspettavo una Torres così, ma non mi aspettavo quella dell’anno scorso. La squadra era forte e non riuscivo a capire le dinamiche. Chiedere in quei momenti è anche brutto. Il fatto che sia tornato un leader come Gigi Scotto può incidere in una piazza come Sassari. È uno che ci mette la faccia e persone come lui devono esserci in un gruppo. L’anno scorso mancava una figura come lui. Poi, con il cambio di allenatore dopo due anni di Alfonso Greco, prendi un tecnico nuovo con altre idee e ci sta che tu vada in difficoltà. Quest’anno si può fare un buon campionato. Secondo me il Girone B di Serie C è il più difficile: ci sono squadre attrezzate e piazze storiche. La Torres può arrivare ai playoff, ma non farà la protagonista per salire”.

Su Ruocco
“Francesco è arrivato quando ero a Mantova ed era come un figlio. Quando c’ero io, è stato molto sfortunato perché ha avuto diversi infortuni. Quest’anno è partito fortissimo, sono già andato a vederlo due o tre volte. Per caratteristiche mi ricorda Insigne, perché ho giocato anche con lui. Francesco può arrivare anche in Serie A. Quello che sta facendo ora non è inaspettato. Chi lo conosce sa che ha questo modo di giocare e di essere decisivo. Farlo in Serie C o in Serie B è diverso. Sicuramente a Mantova ha trovato il suo ambiente. È una città clamorosa, ci sono 15 mila persone, ha un seguito importante anche in trasferta. Gli auguro di continuare così. Sei gol in sette partite, capocannoniere della Serie B: è un impatto forte. Come ho detto prima per il Cagliari, il Mantova può essere la sorpresa della Serie B”.

Chi è il nuovo Burrai?
“Ne parlavo da poco con Alberto Gilardino. Oggi fai fatica a trovare un calciatore che gioca davanti alla difesa, fa assist e gol. È un prototipo raro. Potrei dire Calhanoglu, ma in Serie A ci sono sempre meno giocatori così. È un calcio diverso, più fisico, in cui si gioca uomo contro uomo. A me piace anche Romano, però ha caratteristiche diverse dalle mie. Ad oggi non saprei dare un nome”.

 

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