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Cagliari, Bucciantini (Sky Sport): “Romano? Troppo clamore su di lui. È arrivato in Serie A con tanta maturità”

Alessandro Romano in Udinese-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Le parole di Marco Bucciantini, giornalista e opinionista di Sky Sport, ospite alla 25esima puntata di Buongiorno131. Ecco alcune sue dichiarazioni.

Sull’inizio stagione del Cagliari
“È una squadra che ha trovato subito un grandissimo equilibrio in campo. Le partite di inizio stagione puoi trovare un po’ di spazi perché qualche squadra si è rinnovata tanto e durante la gara alternano la tenuta del campo. Il Cagliari invece ha iniziato con una squadra intera che sapeva soffrire. La continuità dell’allenatore è premiante, dopo una scorsa stagione finita bene, con un gruppo maturo. Son cambiati però diversi giocatori. Due centrocampisti su tre nuovi, due attaccanti nuovi, sarebbe normale avere dei problemi di conoscenza. I centrocampisti son quelli che muovono la palla, e gli attaccanti son quelli sui quali ti muovi come squadra. Invece c’è una grande compattezza. Ciò che mi stupisce più del Cagliari è la capacità nel soffrire insieme e questo è un grandissimo embrione di squadra. All’inizio della stagione può fare la differenza. Poi si sono elevati protagonisti nuovi, ci sono stati i gol di Maldini, i passaggi di Romano, e quelle novità che hanno dato entusiasmo. Sono sorpreso dalla classifica perché è clamorosa. Che Pisacane sia un tecnico bravo a trovare un battito comune di una squadra lo sapevamo e questo ha fatto tanto bene al Cagliari.

Su Daniel Maldini
“Maldini è un giocatore di talento. Tutti gli allenatori che lo hanno avuto hanno sempre riconosciuto il talento. Gli mancavano un po’ di cose, come quell’anima che serve per dare tutto in campo e dimostrare. Anche quello è una virtù. Mancava anche un po’ di collocazione, perché non è un esterno per il passo, ma nemmeno un centravanti di peso, ma un giocatore che dà qualità nell’ultimo quarto di campo. Questi erano due ostacoli per lui. È un giocatore che è arrivato ad essere forte più che esserlo davvero, perché è stato convocato da Spalletti dopo poche partite in Serie A. Quando i commissari tecnici di convocano e gli allenatori in Serie A ti vogliono provare, vuol dire che qualcosa c’è, almeno nella narrazione intorno a lui. Maldini ha cambiato tante squadre in pochi anni: Milan, Spezia, Monza, Atalanta, Lazio. Quando vedi poca fiducia nell’ambiente ti viene qualche dubbio come giocatore. Non tutti i giocatori arrivano a una definizione a 20 anni. Ad esempio Zaniolo ci è arrivato tardi, dopo anche tanti infortuni. Però Maldini mi ha sorpreso. Penso alla partita di Bergamo, dove mi è piaciuto in campo e forse lui ha sentito di voler dimostrare qualcosa, in quel campo, contro quella squadra e quell’allenatore. La sera dopo poteva finire tutto, come narrazione, ma lui invece ha lottato per imporre una verità e sfuggire dal chiasso mediatico. Ne è uscito benissimo, salvando la sua reputazione. L’Italia ha necessità di un attaccante talentuoso”

Sull’episodio di Romano
“Sulla vicenda in sé, del tritacarne mediatico, la penso come Giulini. È facile trovare come vittima quello che non ha costruito una relazione col mondo della stampa, o quello che viene dalla società che è più distante fra tutte quelle rappresentate dai convocati. Non dobbiamo essere ipocriti: facciamo troppo alla svelta a esaltare questi giocatori. È una necessità del CT essere iper curioso e convocare appena vede qualcosa, una scintilla, una bravura. Mancini ha usato le convocazioni in modo “politico” ma in senso bello del termine. Ha sempre spostato le convocazioni su un messaggio alle società: fate giocare i calciatori di talento. Su Romano, per un passaggio sbagliato è stato crocifisso, per due passaggi fatti bene è stato paragonato a Pirlo. A me piace perché è arrivato in Serie A con tanta maturità, prendendosi subito tante responsabilità. Se poi ingigantisci tutto succedono episodi come quello del post-Belgio. Questo paese ha sempre sbagliato per difetto: non si fida mai di un giovane o del talento. Preferisce la conservazione di quello che ha. Io ci sto a sbagliare per eccesso e di sbilanciarmi sul piacere di vederlo in campo. Romano ha anche tanta libertà nel Cagliari: nel ruolo in cui è entrato con il Belgio, a Cagliari gioca Winks, un giocatore ha fatto 150 presenze in Premier League. Questo ha dato una presenza accanto a Romano che gli è mancata in nazionale. Con Tonali molto alto e Barella tuttocampista, Romano rimaneva lì a fare un po’ troppo per essere la prima partita in azzurro. Poi se torniamo a quell’azione: Romano sbaglia passaggio, ma Godts (marcatore del Belgio nell’0-1 contro l’Italia ndr) ne mette a sedere tre, Mancini, Coppola e Donnarumma. Son d’accordo con i senatori quando dicono “date la colpa a noi” quando sapevamo che la colpa l’avevano data a Romano. È stato bravissimo il CT a metterlo in campo ieri contro la Turchia. Nella partita vinta c’è comunque la presenza di Romano. Anche nel bilancio mentale del giocatore, fa bene”

Sul Cagliari: cosa c’è aspettarsi?
“L’esperienza è valore, ma non può essere quello più importante: il talento e le idee lo sono molto di più. Il Cagliari l’anno scorso ha perso un po’ il filo e messo in discussione ciò che aveva fatto di buono prima. Di Pisacane mi piace molto che punta sui rapporti umani. Questo ti aiuta molto nei momenti difficili. Penso che lui sia un grandissimo allenatore di campo. Vedo positività nella squadra. Poi arriveranno dei momenti difficili, come giusto che sia. Ma in Serie A, o così anche nella vita, la differenza è quanto riesci a fare nei momenti difficili. Lì conta essere forti, solidali, tranquilli. Mettere da parte qualche punto è stato importante. Io avevo dei dubbi sull’attaccante, ma questo dubbio è svanito nella relatività della Serie A di questi anni. Tante squadre hanno attaccanti che fanno fatica ad arrivare a 10 gol, per non dire 20. I gol vanno trovati in altro modo, ma il Cagliari lo sta facendo molto bene”

 

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