Lungo dibattito nel Consiglio Comunale odierno sul tema Stadio Cagliari: dopo la presentazione da parte del Cagliari Calcio della nuova versione del Piano Economico Finanziario, dopo le modifiche concordate tra le parti, è arrivata finalmente l’occasione di discussione e confronto per l’assemblea comunale cagliaritana, di cui riportiamo un riassunto degli interventi principali.
Il parere di Macciotta
Ha aperto il dibattito l’intervento dell’assessore comunale allo Sport Giuseppe Macciotta: “Torniamo in aula per gli ultimi aggiornamenti rispetto al mio precedente intervento, in cui affrontai il tema delle criticità sullo stadio. Risolti i primi due problemi relativi a diritto di superficie e gestione dei parcheggi, con il soggetto proponente che aveva aderito alla nostra ferrea posizione, restava il problema dell’entità del canone. È stata oggetto di un lungo approfondimento da parte del professionista incaricato dall’amministrazione: attraverso le sue indicazioni la congruità del canone era di 150mila euro annui. Questo ci ha consentito, in occasione della riunione con Uefa, Lega Serie A e la società proponente di manifestare la nostra disponibilità su questa base economica. Per questo la società proponente ha dovuto completamente rimodulare il PEF, con il deposito avvenuto una decina di giorni fa. La Giunta ha inviato all’Aula il nuovo documento, che è stato sottoposto all’esame della Giunta stessa, degli uffici e del professionista incaricato: l’analisi del perito estimatore, depositata formalmente oggi e che vi è stata trasmessa, conferma l’assoluta congruità del canone da 150mila euro, che il soggetto proponente ha scelto di suddividere in un apporto di 100mila euro per i primi 25 anni e i conclusivi 25 anni nella misura di 200mila euro, con una media di 150 mila euro. Secondo i calcoli del consulente la congruità è di 118mila euro, addirittura inferiore a quello proposto al Cagliari Calcio. Il prossimo passaggio sarà presumibilmente l’approvazione della Giunta del PEF con successivo passaggio in aula. Così che la dichiarazione di pubblica utilità avverrebbe con un PEF validato anche dagli organi ministeriali competenti e con la concessione del diritto di superficie approvata dall’aula. Poi per rispettare il cronoprogramma Uefa si ritiene di poter bandire la gara pubblica tra giugno e luglio di quest’anno, così da avere un’aggiudicazione dei lavori entro i tempi previsti (con la partenza dei lavori prevista per giugno-luglio 2027, ndr)”.
Le parole del sindaco Zedda
Questo invece l’intervento del sindaco di Cagliari Massimo Zedda, che ha concluso i lavori: “Speriamo di discutere a brevissimo in Giunta del PEF e portare l’interesse pubblico in quest’aula. Ma è pensabile che dal concerto di Vasco Rossi “Fronte del palco” del 1991 non si abbia uno spazio dove fare concerti di livello internazionale nel capoluogo di Regione? Per fortuna è arrivata la candidatura agli Europei, perché avere uno stadio da 30mila posti ci potrà permettere di ospitare grandi eventi. Sul discorso del “regalo al privato”: noi non siamo Milano, Torino, Roma, Genova, Napoli. Fare un investimento qui non è come farlo altrove in un contesto europeo integrato. Gli investimenti qui non hanno la stessa ricaduta in termini di benefici economici che hanno là. Chiudo sull’interesse pubblico: siamo certi che tra 20, 30 o 50 anni sia lo stesso di oggi? Che lo stadio e i luoghi immaginati oggi siano la fotografia di come saranno più avanti? Quello che accadrà da qui al 2076 è inimmaginabile, a maggior ragione l’investimento non può essere guardato con lo sguardo rivolto all’oggi”.
Le posizioni della minoranza
Il primo a prendere la parola dopo l’intervento di Macciotta è stato Giuseppe Farris (CiviCa): “Se questo dibattito ha un senso, credo debba essere quello di capire se da una parte l’istruttoria portata avanti da Giunta e uffici sia esaustiva, dall’altra se gli esiti siano in tutto o in parte condivisibili. Per me questo è uno straordinario investimento pubblico: dovremmo tutti domandarci qual è il vantaggio che il pubblico riceve da un’opera voluta da tutti e da tutti considerata strategica per città e l’intera regione. Il Pef non è un documento che dobbiamo acquisire, abbiamo diritto e dovere di sindacarlo. Non viene indicato da Macciotta che esistano criticità nell’istruttoria, mentre a me sembra che ci siano: è un piano che “gira” per cinquant’anni, senza essere sottoposto a stress test (esempio Covid e lockdown), in più è indicizzato al tasso di inflazione dell’1,8% contro il dato nazionale del 2,6%. Le differenze tra il Pef di dicembre e quello attuale arrivano da un aumento dei ricavi da albergo e centro benessere. Le cose son due: o era sottostimato il dato iniziale, oppure è sovrastimato quello attuale. Il presidente Giulini, che rappresenta il proponente, ha detto che è un’operazione antieconomica: ecco perché mi chiedo chi debba coprire la differenza tra questa anti-economicità e il fatto che il piano si sostenga da solo”.
Questo il parere di Roberto Mura (Alleanza Sardegna): “Tutto è bene quel che finisce bene, mi verrebbe da dire: il Cagliari ha accettato tutte le condizioni poste dal Comune, accettando il triplo del canone concessorio, ha subito cambiato idea sui parcheggi e sul diritto di superficie. Teoricamente dovremmo essere tutti contenti, ma rimangono delle domande. Il primo e più grande dubbio è che quest’aula sia stata usata per costringere il Cagliari ad accettare delle condizioni, l’altro è che non si stiano rispettando le condizioni originali del coinvolgimento del pubblico in questa opera fondamentale. Abbiamo assistito a un dibattito in cui sembrava che le cose fossero ormai saltate, con il canone che sembrava un ostacolo insormontabile. Invece, solo la convocazione del dibattito sembra aver fatto cambiare idea al Cagliari: spero succeda lo stesso con la sanità, così che la nostra controparte possa cambiare atteggiamento nei nostri confronti. Il secondo dubbio è relativo al contributo pubblico, ma non quello del Comune: non conosco altre Regioni in Italia che partecipino così significativamente alla costruzione di uno stadio. Quei 50 milioni inizialmente non dovevano essere unicamente rivolti alla costruzione dello stadio, ma la Regione lo ha trasformato in un contributo destinato a quello. Oggi registriamo che non esiste più nessun problema, ma vorrei capire quando l’aula potrà esprimersi sul Pef approvato dalla Giunta, affinché il Consiglio sia protagonista e non solo utile”.
Più soddisfatto Nando Secchi (Lega): “Il Sant’Elia è uno stadio fantasma che ci ricorda che la politica deve poter decidere. Sono passati tanti anni di attesa per un popolo che non ha mai smesso di crederci. Ora non abbiamo più il lusso del tempo, siamo di fronte all’ultimatum dell’Uefa: Cagliari non può essere cancellata dalla mappa del grande calcio internazionale, sarebbe un incalcolabile danno di immagine e di opportunità. Per questo accolgo con grande soddisfazione l’intesa complessiva tra Cagliari Calcio e amministrazione. La decisione di eliminare totalmente i ricavi dei parcheggi è un segnale di enorme rispetto verso quartiere e città, saranno aree integrate nel tessuto urbano, prova di leale collaborazione tra le parti. Diventeremo un polo di attrazione turistica a livello internazionale. Il nuovo stadio è l’occasione di nuova giustizia sociale per il quartiere di Sant’Elia, un riscatto che la politica deve offrire”. Così invece Edoardo Tocco (Forza Italia): “Siamo giunti a un punto di non ritorno, non so neanche quanto sia utile questo dibattito dato che la tavola ormai è già apparecchiata. Ho combattuto fin dai tempi di Emilio Floris perché questo stadio si potesse fare. Ho ascoltato con piacere Giuseppe Farris, ma mi rendo conto che ora quest’opera debba andare avanti, perché i dubbi ormai sono stati superati. Credo che 10 milioni di euro del Comune per demolire il Sant’Elia non basteranno. I dubbi sono tanti, ma alla fine dei giochi vogliamo che questa città possa avere questo stadio: non possiamo più fare una figuraccia di fronte al mondo, ma questa amministrazione ha l’onore e l’onere di vigilare su quest’opera”.
Per l’opposizione, tra gli altri hanno preso la parola anche Raffaele Onnis, dei Riformatori (“Ricordo i primi rendering del 2016, c’era un entusiasmo contagioso: poi però sono entrato in Consiglio comunale e nel 2018 fu dato l’annuncio del cambio di fronte con il passaggio dai 21 mila spettatori ai circa 30 mila. Nel 2019 con la Giunta Truzzu si è ripartiti da zero, tessendo la tela delle basi di quello che oggi stiamo dibattendo, c’è stato un percorso trasversale in termini di meriti e iter amministrativo”, Pierluigi Mannino di Fratelli d’Italia (“È dal 2016 che parlo di stadio, allora si parlava di aree commerciali e da lì iniziò tutta la querelle sul tema. La congruità è ovvia, visto che dal 1961 quell’area può essere utilizzata solo per farci uno stadio. Quindi è chiaro che il Comune “l’affare lo fa”, visto lo zero attuale. Guardando i numeri mi sembra di vedere sovrastime nei ricavi, sottostime nei costi. I 50 milioni della Regione arrivarono per evitare di avere una nuova struttura commerciale capace di creare ulteriori problemi al tessuto commerciale cittadino. Io continuo ad avere dubbi, finché non lo vedo costruito mi resteranno: mi auguro che questa volta il dubbio non sia l’anticamera della verità, ma qualcosa di diverso”) e Alessandra Zedda, (Lega): “Lo stadio s’ha da fare e ricordo le due volte che ho votato per il trasferimento dei 50 milioni della Regione al Comune di Cagliari, perché si parla di un’opera pubblica. Ringrazio chi in quest’aula ha insinuato dubbi costruttivi, perché oggi ripartiamo da un percorso che sembra semplificato. Però mi preoccupano i potenziali effetti collaterali che mettono in discussione la tenuta del progetto a livello economico”.
Le posizioni della maggioranza
Di diverso tenore, ovviamente, le dichiarazioni della maggioranza in Consiglio comunale. Così si è espresso Alessio Alias (Progressisti): “Non discutiamo di un atto qualsiasi, ma di un intervento molto importante per la città per gli effetti che produrrà nel tempo. Il punto è: cosa rappresenta per la città? Non solo un impianto sportivo, ma una struttura urbana complessa che porta a una rigenerazione urbana concreta, con la restituzione di centralità e dignità al quartiere di Sant’Elia. Inoltre Cagliari verrà dotata di una capacità congressuale che al momento non ha, con un salto di qualità per il posizionamento della città in questo settore. Ma non bisogna dire che il Comune sta regalando un bene pubblico: non è così, il canone è in linea con i parametri di legge e non bisogna comunque perdere di vista il valore complessivo dell’opera per il Comune. Il valore futuro del bene dipenderà anche da come verrà gestito, come non è successo con il vecchio stadio. Se si rompe l’equilibrio economico finanziario il rischio è che non si faccia nulla: la responsabilità della politica è tenere insieme l’interesse pubblico e concreta realizzabilità del progetto. Il PEF è una simulazione di quello che accadrà nel tempo, per questo va monitorato nel tempo. Dobbiamo accompagnare il processo con capacità di governo”.
Così invece Davide Carta (PD): “Stiamo decidendo su come usare un bene pubblico per 50 anni, non ricordo un investimento di queste dimensioni in città. Questo stadio è un’infrastruttura economica urbana, i ricavi di 20 milioni di euro all’anno sono di una struttura che vive non di solo calcio. In più può provare a cambiare il destino del quartiere di Sant’Elia, che deve essere riconnesso alla città. Alla fine della concessione il calcolo ci dice che avremo 75 milioni di guadagno diretto in tutto il periodo. Lo stadio avrà entrate derivanti dall’Imu, dalla Tari e dalla pubblicità. L’alternativa, o opzione zero, è tenere un rudere creato dalla mancata manutenzione di chi ha gestito la concessione e dal mancato controllo dell’amministrazione”. Michele Boero (Sinistra Futura): “Ricordiamo i tempi di Italia ’90, quando lo Stato investì nella costruzione e ristrutturazione di impianti che negli anni sono diventati vuoti urbani. Questo progetto invece ha una valenza strategica, sotto diversi aspetti. Dotarsi di uno stadio moderno significa far diventare il nostro territorio competitivo sul piano internazionale, è un progetto che va oltre lo sport. Il PEF iniziale presentato dal Cagliari Calcio presentava criticità che sono state superate in un’interlocuzione che si è rivelata corretta nei tempi e necessaria per l’iter”. Chiusura con le parole di Marta Mereu (PD): “Non abbiamo mai discusso se fare o non fare lo stadio, ma su come farlo al meglio per il bene della città. Abbiamo la responsabilità di non sbagliare, dato che parliamo di una struttura che inciderà sulla città per i prossimi 50 anni anche grazie a risorse pubbliche. Quando un bene è pubblico il valore che si genera non può essere interamente privatizzato. Serve un equilibrio ancorato all’interesse della comunità, gli accordi non sono fotografie statiche ma sono processi che vanno monitorati nel tempo. Tra cinquant’anni questo bene tornerà nella disponibilità pubblica, in quali condizioni? Non possiamo tralasciare controlli, manutenzioni e responsabilità chiare”.














