La notizia viene dal giornale on-line in lingua còrsa āapiazzetta.comā. āSardegna, cosƬ vicina, cosƬ lontanaā¦ā.
CosƬ titola il giornale dopo che una nota compagnia di traghetti di stanza in Corsica si ĆØ inventata una campagna pubblicitaria quantomeno discutibile per promuovere i suoi collegamenti con la Sardegna. Prezzi convenienti, senza dubbio, ma qualcosa non va nel cartellone pubblicitario. In posa un uomo non più giovanissimo, senza capelli, indossa una canottiera bianca e gesticola visibilmente con una mano. Con fare non proprio amichevole, mima il gesto inconfondibile che ha reso gli italiani famosi in tutto il mondo. Una scritta accanto recita: āAvete 4 ore per imparare a parlare con le maniā. 4 ore. Il tempo che impiega il traghetto a percorrere la tratta.
āDifficile fare più clichĆ©ā, dicono i cugini còrsi. āCi sono solo 11 km tra le due isole, 10.000 anni di storia in comune, la stessa lingua (còrso e gallurese), ma ālāisola sorellaā non ĆØ mai stata cosƬ lontanaā. Lāautocritica come popolo arriva puntualissima: āMa perchĆ© noi Corsi, che soffriamo tanto di stereotipi, che ci lamentiamo tutto lāanno dei clichĆ© che i francesi possono avere su di noi, siamo capaci di una cosa del genere?ā. Un errore che non ĆØ passato inosservato. Tanto da aver scatenato lāironia dei social, dove si sono subito rincorse le parodie.
La migliore: āAvete 4 ore per rinnovare l’unione tra le nostre isole sorelleā. Accanto alla scritta, stavolta, nessun losco figuro ma un disegno con le sagome di donne e uomini in abito tradizionale sardo.
Unāironia squisita e di forte impatto per catturare lāattenzione dei còrsi e rimarcare cosƬ una distinzione a loro tanto chiara. ChissĆ cosa ne penserebbe Massimo Zedda, che in campagna elettorale proponeva di promuovere la Sardegna nel mondo col marchio āItaliaā. Lo stereotipo dellāitaliano medio non si discosta molto da quello di questa grottesca trovata pubblicitaria.
āIn quanto alla Sardegnaā, conclude lāarticolo, āmerita di meglio, e merita dāessere visitata 1000 volte. Ma di questo, ne parleremo unāaltra voltaā¦ā. Come dargli torto? Complimenti.
Enrico Zanda


















