“Adopo per noi è un giocatore fondamentale. Può giocare sia dentro il campo che più esterno e sa adattarsi alle varie fasi di gioco. La cosa che mi colpisce di più da quando lavoro con lui è che continua a crescere partita dopo partita”. Parole schiette e sincere quelle di Fabio Pisacane sul proprio centrocampista. Poche parole ma concrete come concreto è proprio Michel Adopo, leader vero di questo Cagliari che vuole continuare a stupire la Serie A.
Imprescindibile
Cinque presenze per 90’ in cinque partite. Unico giocatore di movimento che Pisacane neanche mai lontanamente pensato di togliere dal campo in questo avvio di stagione. Troppo importante il classe 2000 negli equilibri di squadra per pensare a un Cagliari senza di lui. Pedina tattica in una posizione ibrida con licenza di aprire gli spazi, uomo di sostanza in fase di non possesso, mezzala di rottura e di costruzione, rifinitore (ha partecipato al gol di Romano a Parma e a quello di Mendy a Bergamo). Adopo è la chiave che apre tutte le porte rossoblù di Pisacane. Sette palloni recuperati, due intercettati (migliore tra i sardi) e solo 6 passaggi negativi a fronte di 20 positivi. Ma anche nove duelli (uno in meno dei migliori, Obert e Mendy). I suoi numeri a Udine rendono bene l’idea di un calciatore che è praticamente ovunque. Vero, ancora forse gli manca quel pizzico di qualità e cattiveria in più nella scelta del tiro o dell’ultimo passaggio, ma va anche detto che se segnasse con costanza sarebbe già pronto per una grandissima squadra. Da capire se a 26 anni farà mai davvero questo step, ma sono voli pindarici che interessano meno al Cagliari che ora se lo coccola.
Guida silenziosa
Nell’estate dei leader ostentati e di quelli di cartone, Adopo è un leader vero in muscoli, carne e ossa. Un lavoratore, un uomo da battaglia, ma sempre con il sorriso sulle labbra e senza mai una parola fuori posto. D’altronde lui stesso dopo il successo contro l’Udinese è stato chiaro: “No, non mi interessa essere considerato o meno un leader di questo gruppo. Io cerco solo di dare tutto me stesso per il Cagliari e poi si vedrà. Cosa mi rende più felice oltre al risultato? Che ho aiutato tanto e bene la squadra in difesa”. Clonatelo. In Sardegna d’altronde ha ricevuto quella fiducia e quella continuità che mai, né a Bergamo né in granata al Torino, aveva avuto. Da qualche stagione ha visto giocatori meno costanti di lui e meno applicati mentalmente essere dipinti come futuri tesoretti e possibili certezze per il futuro del Cagliari, lui nel frattempo ha continuato a lavorare a testa bassa. E ora il vero tesoretto rossoblù è lui e per portarlo via dalla Sardegna chiunque dovrà mettere mano al portafogli.




















