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Dinamo Sassari: tra demeriti e la forza di Milano c’è spazio per reagire in gara 2

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Eimantas Bendzius in Gara 1 tra Milano e Dinamo | Foto Luigi Canu
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Il mondo dei playoff è quello in cui tutto è possibile. Ma anche il momento in cui l’esperienza e la capacità di saper aumentare il proprio livello di gioco sono due delle chiavi del successo. La Dinamo Sassari l’ha scoperto dopo gara 1, a causa di una Olimpia Milano quasi perfetta per 40′, in un Forum di nuovo pieno che ha portato verso l’88-71 finale.

Continuità
Sia coach Messina che coach Bucchi hanno scelto di utilizzare gli stessi uomini, anche in quintetto, delle serie precedenti. Se il secondo non ha la possibilità di pescare un giocatore diverso a partita, rimane il fatto che le gerarchie sono rimaste quelle che vedono Kruslin partire in quintetto. La scelta del coach milanese è stata invece chiara: avere a disposizione gli stessi uomini che per intensità difensiva e continuità hanno segnato la serie con Reggio Emilia, su tutti Bentil e Grant. Entrambe le squadre a inizio gara hanno provato a dare costanza alle proprie precedenti uscite in attacco. Milano ha accettato i ritmi alti imposti da Sassari nei primi minuti, trovando però più continuità nel proprio rapporto con il canestro. Un feeling durato per tutto il primo tempo, chiuso con 50 punti segnati – con il 56% dal campo (Shields e Datome in doppia cifra) – ma anche 42 punti subiti. Perché i biancoblù hanno sì sofferto tanto, faticando a rallentare la fluidità dei possessi meneghini, ma non hanno fatto scappare le Scarpette Rosse grazie alla verve offensiva di Robinson, al solito Bilan – più limitato però rispetto alla serie precedente – alle bombe di Treier e a qualche lampo di Gentile. Segnali che hanno fatto nascere una timida illusione, sostenuta dall’ottimo approccio nel terzo quarto. Parziale di 5-0 per iniziare e una difesa che ha costretto Milano ad errori che hanno portato sino al – 2 sul 53-51. È il momento in cui però è cambiato qualcosa. Perché il recupero di Kruslin trasformatosi in assist per Hines ha sbloccato l’Olimpia, guidata poi da Datome – 13 punti a fine gara – Rodriguez e Bentil verso la doppia cifra di vantaggio, a causa anche del litigio con il ferro di Logan e compagni per quasi sette minuti, cominciando anche a disunirsi in difesa. Qualcosa che con Milano non ci si può permettere e che ha portato all’incanalrsi della gara sui binari della squadra di casa.

Adattamento
Coach Piero Bucchi in conferenza stampa ha parlato chiaro. Ci vorranno degli adattamenti a quanto visto soprattutto in difesa con una Milano che ha sfruttato al meglio le capacità dei propri creatori di gioco e le difficoltà della Dinamo sia nel ruotare bene in difesa che sul pick&roll, dove la pressione sui piccoli è spesso mancata causando qualche danno in più del previsto (30 i punti in area di Hines e compagni). La giusta intensità difensiva si è vista solo all’inizio nel terzo quarto, quando la Dinamo sembrava poterla riprendere mettendo in campo la propria sfacciataggine anche in nella propria metà campo, con la la scelta positiva di affidare a Kruslin il portatore di palla avversario. Gli episodi e la mentalità costruita da Messina negli ultimi anni hanno fatto però la differenza nel momento migliore sassarese, prima in attacco e poi in difesa. Grant su Logan, ma soprattutto Ben Bentil su Jason Burnell sono state le scelte azzeccate dal coach ex CSKA che ha messo più peso su entrambi i giocatori. Un quadro che ha contribuito a portare poca acqua al mulino biancoblù: l’ex Cantù ha segnato solamente 5 punti, il primo canestro da due addirittura nell’ultimo periodo; il Professore, beccato dal pubblico a ogni possesso, non ha segnato neanche un punto, sorte che è toccata anche a Kruslin. Al di là della giornata storta al tiro (appena il 29% da tre) e dei demeriti della Dinamo resta comunque una partita da prima della classe di Milano, capace di passarsi bene il pallone (23 assist contro gli appena 12 sassaresi), di costringere Bilan a uno sforzo più profondo per trovare il canestro e di vincere la sfida a rimbalzo (39-31).

Oltre al lavoro in palestra nelle poco meno di quarantotto ore che separano Sassari da gara 2, per il gruppo guidato da Bucchi sarà fondamentale capire di non doversi lasciare andare nei momenti di difficoltà che si ripresenteranno. Dall’approccio mentale passa la possibilità di dare filo da torcere a una squadra in crescita e ricca di talento. E la seconda gara del Forum, da questo punto di vista, sarà la prima occasione per dimostrare che la serie contro Brescia non è stata un caso fortuito. È difficile, ma non impossibile, per una squadra in grado di cambiare il proprio destino più volte nell’arco della stagione.

Matteo Cardia

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