agenzia-garau-centotrentuno

Dinamo Sassari, l’impresa con Milano è la spinta per il finale di stagione

Gerald Robinson esulta dopo il finale di partita contro Milano | Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria
sardares
sardares
sardares

Cosa c’è di meglio di un canestro sulla sirena? Forse solo il boato del pubblico appena dopo che il pallone accarezza la retina, quasi cosciente della gioia che sta per regalare. La fotografia di Dinamo Sassari-Olimpia Milano è tutta lì, in quegli ultimi secondi di gioco, in quei primi secondi di stupore e di euforia che attraversano i corpi e si trasformano in urla di felicità e orgoglio per quella che assume i contorni di un’altra impresa. Perché il 92-90 sull’Armani in pochi se lo aspettavano, eppure è arrivato. E nel modo più bello possibile.

Mai banale

Si sapeva sin dalla vittoria contro la Fortitudo che quella contro Milano sarebbe stata una partita da preparare in maniera quasi perfetta per arginare una squadra matura, forte, capace di imbrigliare le migliori squadre europee. E i tifosi biancoblù sapevano che non sarebbe stata una serata normale anche perché in Sardegna sarebbe tornato l’uomo che è riuscito a ridare entusiasmo alla piazza dopo gli anni non rosei del post-scudetto. Gianmarco Pozzecco non è stato uno qualunque e il PalaSerradimigni l’ha fatto nuovamente capire con gli applausi scroscianti prima dell’inizio della partita. Era tutto messo in conto, anche che una settimana di lavoro può non bastare contro un gruppo come quello di Messina. Così, oltre al tempo in palestra e alle decisioni tattiche, è dovuta venire fuori la voglia di divertirsi, quella sana sfacciataggine citata in conferenza stampa anche da coach Piero Bucchi. Senza l’ultima parte, difficilmente sarebbero arrivati quegli otto secondi finali.

Chiavi

Attenzione per limitare gli avversari, aiuto a rimbalzo ai lunghi, quella sana follia per continuare a martoriare il canestro dai 6,75 e soprattutto la capacità di non abbattersi al rientro di una Milano mai doma, capace di rialzarsi nonostante la serata non perfetta. Sassari ha mostrato nuovamente i segni di una squadra matura e che può giocare diversi tipi di pallacanestro nonostante i cambiamenti repentini di una stagione strana ma che può prendere la piega giusta. Nel primo tempo la Dinamo è stata quasi perfetta: si è appoggiata su Bilan nei primi minuti facendo prendere delle scelte all’Olimpia che hanno significato più spazio sul perimetro per David Logan, in grado di dare una lezione su come sfruttare i blocchi e letteralmente indemoniato nei primi 20’ giocati quasi per intero. Ha però soprattutto difeso forte, parlando tanto, sia sui blocchi lontani dalla palla che sul pick, e sfruttando in maniera positiva la zona nonostante qualche amnesia sul lato debole. Nel terzo quarto Bendzius ha trovato il proprio ritmo da tre, Milano però ha stretto le maglie in difesa e lottato più veementemente a rimbalzo sfruttando specialmente i minuti senza Bilan dei biancoblù, un Bentil molto positivo e un Delaney che fino agli ultimi istanti dell’ultimo periodo è stato più delizia che croce. Il ritrovato vantaggio di Milano, a inizio quarto periodo, avrebbe abbattuto tanti. Il pubblico qui però ha avuto la sua importanza nel dare la giusta spinta alla squadra di Bucchi ricevendo il ringraziamento al suono della sirena. Prima però ci sono stati altri segnali importanti: Gentile e Robinson entrambi in campo nel momento decisivo con quattro falli, Burnell, fino a quando le gambe hanno retto, in campo a dar fastidio come uomo in punta di una zona che ha dato sempre fastidio a Milano nonostante le buone percentuali dall’arco meneghine. Tutti piccoli tasselli che hanno portato verso il finale, in cui sono arrivati la mano del coach e tre canestri decisivi a cambiare la gara: prima la tripla di Robinson a poco più di 3 minuti dalla fine, il canestro e fallo di Bilan a 1:34 dal termine, poi la scelta di Bucchi di chiedere un challenge dopo il time-out milanese a far perdere un briciolo di concentrazione agli avversari sul 90 pari. Infine, quello che i tifosi difficilmente scordano: otto secondi sul cronometro, palla a Robinson, cambio difensivo, il play che accelera e lascia andare il pallone dolcemente sul tabellone alzando la parabola. Retina che si gonfia, pubblico che esplode, sipario.

Le emozioni sono state tante nella serata del 3 aprile. Ora la Dinamo dovrà essere in grado di mettere in saccoccia l’entusiasmo di aver battuto la prima della classe, costringendola a subire per la sesta volta in 60 partite più di 90 punti e a perdere la vetta, e trasformarlo in esperienza da tirare fuori nei prossimi momenti decisivi. La classifica al momento sorride: quarto posto con una – anche se difficilissima – gara da recuperare contro la Virtus Bologna. Il 9 aprile però arriva la trasferta difficile di Pesaro, che ha battuto Tortona di sedici punti. Non sono ammessi passi falsi in una classifica così corta, come dimostrano i pericoli che corre Brindisi, ancora una volta sconfitta e sempre più attaccata dalle altre pretendenti ai playoff. Dopo la gloria arriva il momento più complesso, quello di mantenere alto il livello. E la Dinamo dovrà dimostrare di saperlo fare. 

Matteo Cardia

Condividere su

Commenti

guest
1 Commento
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

CENTOTRENTUNO TV

Continua a leggere...

1
0
...e tu che ne pensi? Lascia un commentox