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Dinamo Sassari | C’è lo spazio per la reazione, ma le false partenze si fanno sentire

Il presidente Stefano Sardara a colloquio con Piero Bucchi prima di Banco di Sardegna Dinamo Sassari - Virtus Segafredo Bologna | Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria
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Costruire. Non solo un verbo, ma anche un atto pratico. Né semplice, né poco faticoso, anche dopo che le fondamenta di quanto si voglia tirar sù sono presenti da tempo. Perché il tutto va fatto secondo un ordine che dipende dalle proprie volontà ma anche da coloro a cui ti affidi. Qualcosa che può portare a rivedere i piani e a ricominciare daccapo, anche più di una volta. Ed è in fondo quello che è capitato alla Dinamo Sassari nelle ultime due stagioni. Decisioni drastiche, strade intraprese e lasciate per altre in un inizio stagione complesso e che potenzialmente può mettere in pericolo gli obiettivi da raggiungere.

Scelte

Resta necessario partire da quello che è diventato con il tempo un assunto. Nel basket professionistico si cambia e anche tanto durante il corso di una stagione. Una normalità, quasi quanto cambiare sui blocchi quando si è sul parquet. Si può aggiungere o togliere qualcosa al proprio roster, si può decidere in maniera classica di sostituire il proprio allenatore o scegliere per ambedue le soluzioni. La Dinamo nella scorsa stagione e in quella attuale ha preso entrambe le strade in tempi diversi, smentendo quelle che erano le scelte iniziali, anche quelle più importanti. La scelta di Cavina come coach nella passata stagione si è rivelata con il tempo errata. Una fiducia nata dagli anni a Torino ma probabilmente influenzata sia dal sentimento che dalle necessità date dall’incertezza della permanenza del presidente Sardara al timone e da un quadro economico sano ma non in grado di fare sforzi al di fuori dei limiti. Un rapporto che però ha subito la mancanza di chimica con la squadra e con un pubblico ancora ferito dall’addio di Pozzecco. L’arrivo di un tecnico esperto e preparato come Bucchi ha cambiato le carte in tavola. Ma è sul lato dei giocatori che il problema è sorto in maniera più evidente.
Il presidente Sardara e il Gm Pasquini hanno sempre messo sul tavolo delle trattative la prerogativa di mettere a disposizione dell’allenatore dei giocatori ideali al sistema sassarese prima di tutto per la propria personalità. Interpreti della pallacanestro affamati, bisognosi di uno step in più per salire di livello ma in grado di inserirsi in una squadra senza un primus inter pares, dall’altra persone in grado di adattarsi all’ambiente sassarese, alle sue necessità e al suo affetto. Dopo scelte felici come quelle di Pierre, Cooley, Jamie Smith o di un giocatore importante nel parco italiani come Gentile, qualcosa negli ultimi due anni si è inceppato, specialmente sul fronte rapporti con gli Stati Uniti, sia di nascita che per formazione. Clemmons, Battle e Mekowulu nella passata stagione, Onuaku in quella odierna. Casi ognuno con le proprie caratteristiche, ma che potrebbero mettere in evidenza qualche difficoltà rispetto a un’epoca diversa, quella pre-pandemia, in cui tempistiche, risorse e metodologie potrebbero essere cambiate. Difficoltà aumentate soprattutto nell’individuare i giocatori adatti alla causa a livello di motivazioni, specialmente in frangenti in cui il tempo si è fatto stringente. Clemmons e Onuaku, nelle rispettive stagioni, sono stati gli ultimi colpi delle campagne acquisti. Giocatori che cercavano un contratto dopo aver sondato profondamente il proprio mercato e atteso qualche chiamata a piani superiori viste le statistiche fatte registrare precedentemente. Un rischio, che come ogni scommessa può avere esito positivo o negativo. Ma se due indizi fanno una prova allora qualcosa sotto il punto di vista di tempistiche e studio dei profili dovrà essere fatto, anche perché il copione seguito ha pregiudicato nuovamente il cammino in Champions League, manifestazione che ha benefici ma anche costi da non sottovalutare.

Novità

In ogni caso, la società biancoblù ha dimostrato storicamente di saper aggiustare le cose in corsa. Fu così anche con l’aggiunta di giocatori come Kadji nell’anno dello Scudetto o Carter nell’anno della vittoria di Fiba Europe Cup, o nella passata stagione con l’arrivo di Robinson. Pratiche ripetute nel tempo che potrebbero far restare ottimisti i più. La prima pausa dei campionati causa nazionali è la finestra ideale per dare più solidità a un progetto che sicuramente ha alcuni punti di forza intravisti in più occasioni tra Supercoppa e campionato. Per le scelte fatte in estate sarebbe più probabile aspettarsi un giocatore di esperienza, pronto ad affiancare Diop nella sua crescita, ma soprattutto a dare un maggiore apporto nel pitturato su entrambi i lati. I nomi sono diversi, tra tutti sembra spiccare quello di Jarrod Jones, uscito dal contratto con Badalona e con annate importanti in maglia Cedevita e Monaco. Ma al di là del nuovo arrivo sotto le plance o della possibile aggiunta di un esterno in grado di avere punti nelle mani, con la situazione di Dowe da monitorare, sarà anche chi rimarrà a disposizione di coach Piero Bucchi a dover dare una risposta. A trovare continuità di condizione e di prestazione, su tutti un Robinson che è troppo importante per le alchimie di un gruppo che oltre alla determinazione ha bisogno di ritrovare il sorriso.

Matteo Cardia

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