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Cagliari, il 4-2 di Roma lascia rimpianti ma pure consapevolezza: la squadra di Pisacane è viva

Alessandro Romano durante Roma-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Si sa, i numeri nel calcio non sono tutto. Sono solo una parte del racconto delle partite, un utile strumento per avere nuovi spunti di riflessione. E leggerli nel modo corretto spesso non è semplice come si possa pensare dato che, per loro stessa definizione, sono oggettivi.

Rammarico
Applicando questo ragionamento a Roma-Cagliari, terminata 4-2 a favore dei giallorossi di Gian Piero Gasperini, è interessante il prodotto finale dell’analisi. Da una parte il risultato, valso la terza sconfitta di fila agli uomini di Fabio Pisacane, quarta totale in nove giornate. Altri 4 gol subiti, che portano a 10 la somma totale considerando anche i match contro Monza e Bologna a fronte di soli 2 segnati, ovvero i palloni raccolti da Gollini all’Olimpico. Cifre che, viste così, giustificherebbero una visione negativa del match romano. Andando a vedere però le statistiche di gioco, la valutazione cambia radicalmente. Sì, perché il Cagliari ha tenuto botta contro una delle candidate allo scudetto, riuscendo a restare in partita fino a dieci minuti dalla fine, cedendo il passo solo nel finale grazie anche alla maggiore freschezza atletica e tecnica dei padroni di casa. Si è vista una squadra con uno spirito ben differente rispetto alle ultime gare, in cui è mancato solo il risultato finale a dare ulteriore valore a una prestazione assolutamente positiva. Certo, ancora una volta non sono mancati gli errori e pure importanti: le letture sui gol della Roma (a parte forse il definitivo 4-2 di Malen, nato da un controllo sbagliato di un Adopo ormai esausto dopo una partita di assoluto valore) meritano un ulteriore approfondimento durante la settimana da parte di Pisacane e del suo staff, perché va risolto una volta per tutte il riproporsi costante di alcuni errori, specie in marcatura.

Nuove risorse
Chi si aspettava un Cagliari con il pullman davanti alla porta e poco altro, però, è rimasto deluso. E lo dimostrano i numeri di gioco della gara, come si diceva prima: 18 tiri rossoblù contro i 20 dei padroni di casa, di cui 9 in porta e 7 parate di Gollini (contro le 3 di Caprile). Cifre inferiori soltanto alla vittoria per 1-0 contro il Lecce, quando i tiri furono 21 di cui 12 in porta, con 8 parate di Falcone. “Alla squadra ho detto che preferisco perdere le partite così piuttosto che rimanere dietro e remissivi. Purtroppo, in occasione del loro 3-2, così come sul secondo gol, abbiamo sbagliato una scalata. Non avremmo meritato di perdere”. Così si è espresso Pisacane durante la conferenza stampa post-gara, dando una lettura sincera che ha sottolineato il cambio di passo dei suoi contro una Roma in fiducia. Che nel primo tempo ha prima subito l’inizio pimpante del Cagliari, trovando poi in pochi minuti il vantaggio grazie a due gol che hanno dimostrato sia la capacità offensiva della squadra di Gasperini sia le difficoltà in marcatura di alcuni interpreti rossoblù. Nel momento più difficile, però, Deiola e compagni non si sono disuniti, aumentando il ritmo e la qualità delle proprie giocate sfruttando l’asse Nzola-Fadera, che più di qualche grattacapo ha creato alla retroguardia romanista. L’angolano è sembrato un altro giocatore rispetto a Monza: al di là della freddezza sul rigore trasformato, ha tenuto su la squadra facendo bene il ruolo di pivot e lasciando il campo dopo un’ora più per stanchezza che per demeriti. Un po’ meno brillante invece l’ex Como, pericoloso in ripartenza ma con i noti limiti in fase di non possesso, uniti a una precisione nelle conclusioni ancora da migliorare. Netto però il suo passo avanti rispetto alle ultime prestazioni, grazie anche alla posizione scelta per lui da Pisacane per mettere in difficoltà la difesa giallorossa.

Da migliorare
Da rivedere infine, come già detto, alcuni movimenti e dettagli nel reparto arretrato. Quello che sembrava un bunker fino alla gara contro la Juventus (3 gol subiti in 6 gare) si sta rivelando ultimamente un fortino senza barriere. Intendiamoci, prendere 4 reti dall’attacco della Roma ci può stare a livello concettuale. Quel che non convince, sia a caldo che a freddo, è il modo in cui questi gol sono stati concessi. Sarebbe facile puntare il dito contro Obert e Sugawara, ma a posteriori il problema è da attribuire a tutto il reparto arretrato, sia come movimenti che per posizionamento e marcatura dell’uomo. A maggior ragione considerando le scorribande di Mina, non perfetto sulle prime tre reti romaniste. In definitiva, la trasferta dell’Olimpico può autorizzare Pisacane a considerare il suo bicchiere mezzo pieno? Per chi scrive sì, perché rispetto al secondo tempo di Monza e alla prestazione grigia contro il Bologna il Cagliari contro una delle pretendenti al titolo di Campione d’Italia ha giocato alla pari. Il tutto nonostante l’assenza di Winks a centrocampo e con Maldini (arrivato al quinto gol stagionale con facilità irrisoria) e Mendy subentrati solo a ripresa inoltrata. Il tecnico rossoblù ha capito di poter ottenere qualcosa di buono da Nzola, insieme alla conferma che contro le big ci sono spazi che si possono occupare meglio rispetto alla passata stagione. Il prossimo passaggio sarà portare punti a casa e non solo complimenti, a cominciare già dalla seconda trasferta romana in una settimana, stavolta contro la Lazio di Rino Gattuso che sta stupendo l’Italia. Il 2-6 rifilato al Sassuolo (con due rigori sbagliati) fa capire il potenziale offensivo di una squadra che fin qui ha reso probabilmente oltre le sue reali possibilità, ma che è prima in classifica e non vuole rinunciare a quanto costruito. Sarà certamente una gara tosta per i rossoblù, che potranno però ripartire dalle nuove certezze guadagnate contro la Roma. Con uno Nzola in più e con la consapevolezza di essere una squadra viva, elementi utili per rompere la serie di sconfitte consecutive e riprendere a fare punti, evitando così di rituffarsi nei bassifondi della classifica, dove l’aria è certamente più pesante di quella respirata finora dai rossoblù.

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