“Uno scempio, non salvo nulla di questa partita”. Fabio Pisacane non ha usato mezzi termini nel definire la batosta subita a Monza dal suo Cagliari: un 4-0 che ha stupito (in negativo) tutto l’ambiente e sia per le inedite proporzioni – era da Cagliari-Napoli 0-4 del 15 settembre 2024 che i rossoblù non subivano quattro gol di scarto – che, soprattutto, per l’arrendevolezza di fronte a un avversario sì tosto, ma con evidenti limiti e una classifica fin lì non indimenticabile.
Serata no
All’U-Power Stadium, però, a mostrare tutto il campionario di difetti è stata la squadra di Pisacane, che ha sofferto in tribuna così come gli oltre 1.400 tifosi sardi, arrivati in Brianza nonostante si giocasse di lunedì sera. Ed è a loro che il tecnico partenopeo ha voluto rivolgere il suo primo pensiero in conferenza stampa, vissuta con gli occhi iniettati di sangue e un’espressione del viso severissima. Inevitabile dopo una debacle simile, in cui a lungo andare il suo Cagliari ha subito la foga del Monza, che ha seguito il piano gara modificato in corsa da Juric, bravo a correggere ciò che non stava funzionando nel primo tempo. E pure onesto nell’ammetterlo davanti ai microfoni, sottolineando come fino al gol di Kouadio al 39’ i rossoblù avessero giocato in controllo. Un dominio sterile, che ha prodotto due occasioni e mezzo: la prima con Romano al termine di un’azione corale da applausi, le altre due in area con la strana coppia Mendy-Nzola. Applausi sì per i meccanismi mostrati, ma zero gol segnati nonostante un esperimento, quello delle due punte vere con Maldini a ispirarle, che a posteriori non ha convinto in pieno. Per i primi 40 minuti il Cagliari ha avuto in mano il pallino del match, salvo poi sciogliersi al vantaggio dei padroni di casa. Nato in modo casuale, da un recupero sulla trequarti dopo un contatto tra Maldini e lo stesso Kouadio ritenuto giustamente veniale da Calzavara (osservato in prima persona dal designatore Orsato, presente in tribuna) e avvenuto mentre i rossoblù stavano costruendo l’ennesima azione offensiva della prima frazione. La palla persa ha portato così alla ripartenza fulminea del Monza, che ha sfruttato gli errori di posizionamento degli uomini di Pisacane, con Rodriguez che ha sbagliato il tempo dell’intervento, lasciando solo Winks contro la corsa irrefrenabile di Kouadio che, una volta in area, ha impallinato Caprile. Il gol ha cambiato diametralmente l’andamento del match: il Monza, fino a quel momento rinunciatario e spaventato dalle imbucate di Mendy e soci, ha trovato le giuste misure e il coraggio per mettere alla corda i rossoblù, incapaci di reagire al primo cazzotto e insolitamente arruffoni in tutte le fasi di gioco. Gli altri gol arrivati nella ripresa hanno poi certificato la netta superiorità mostrata dai biancorossi, che fino al fischio finale hanno tenuto alto il ritmo, vincendo tutti i duelli e le seconde palle. Una partita da archiviare in fretta, come ha detto a Pisacane a caldo in sala stampa. Ma che deve essere di insegnamento a un Cagliari troppo brutto per essere vero, dominato nella seconda parte di gara dalla squadra di Juric, che ha inaridito le fonti di gioco rossoblù con una marcatura a uomo a tutto campo. Winks, Romano e Maldini non hanno saputo uscire dal giogo imposto dal Monza, decisamente più operaio del solito e cinico sottoporta. Il grande ex di turno, defilato sulla sinistra, non è riuscito a entrare in partita, nemmeno quando è stato riportato più al centro. Sull’altro fronte Varela e Robinson – curiosi i cori della curva brianzola per due giocatori arrivati in estate… – hanno sfruttato ogni minimo spazio lasciato loro dalla difesa rossoblù, incappata nella più classica delle serate storte. Perché quando elementi fin qui inappuntabili come Zé Pedro e Obert sbagliano tutto o quasi, come il già citato Rodriguez è facile capire come sia stata una gara in cui non salvare nulla o quasi.
Bologna nel mirino
Il Cagliari di Pisacane torna quindi da Monza con le ossa rotte, con la consapevolezza che ci sia da lavorare ancora tanto sia sulle certezze che sui dubbi. Da rivedere l’esperimento Maldini in solitaria sulla trequarti insieme al doppio centravanti, nonostante l’ennesima prova di rilievo di Mendy. Nzola non ha convinto, a differenza della voglia mostrata nel finale da Kevin Carlos che, lentamente, potrebbe scalare le gerarchie nel reparto offensivo. Resettare e ripartire, facendo tesoro dello schiaffo del Brianteo: lo hanno detto Pisacane e capitan Deiola a fine gara, dovrà provare a metterlo in pratica la squadra in questi giorni. Perché sabato 24 ottobre a Cagliari arriva il Bologna di Palladino, avversario tradizionalmente scomodo e con elementi potenzialmente in grado di far soffrire i rossoblù isolani. Vista la durezza delle parole di Pisacane in conferenza non ci sarebbe da stupirsi se contro gli emiliani ci fosse il tentativo di riproporre quanto visto nelle prime giornate di campionato, sia a livello tattico che di scelta di interpreti. A cominciare, magari, dal ritorno della coppia Deiola-Rodriguez al centro della difesa, di una mezzala di tecnica a sinistra (Massolin o il desaparecido Fazzini), con Adopo e Maldini alle spalle di Mendy. Ovvero gli elementi tecnici che hanno convinto di più a inizio stagione, poi rivisti (non nel senso di visti di nuovo) da Udine in poi, ovvero da quando Yerry Mina si è ripreso il posto al centro della difesa. Il colombiano è un pilastro di questo Cagliari e a Monza è stato largamente tra coloro che hanno fatto “meno peggio”, ma in alcune partite la sua presenza in campo è più determinante che in altre. Sottolinearlo non è certo un segreto, né un atto di lesa maestà nei confronti di nessuno. Ma se davvero il poker del Brianteo deve lasciare lezioni da imparare in fretta, una di queste è certamente la gestione di alcune scelte anche e soprattutto in funzione di quell’atteggiamento battagliero e della fame di vincere e non prendere gol, che contro Carboni e compagni non si sono praticamente mai visti.






















